Pensioni, il governo cambierà Welfare

13/01/2004


MARTEDÌ 13 GENNAIO 2004
 
 
Pagina 5 – Economia
 
 
Entro una settimana le modifiche alla delega.
Oggi il confronto sullo stato sociale solo con Cisl e Uil
Pensioni, il governo cambierà Welfare
Tavolo senza Cgil
Età e contributi, spunta quota 95. Autonomi colpiti?
          I sindacati avranno una risposta prima che riparta l´iter in Parlamento
          Maroni: "Possibile un cambiamento della riforma largamente condiviso ma rigoroso"

          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – Il confronto sulla riforma delle pensioni è terminato, adesso la palla è nelle mani del governo. Entro una settimana l´esecutivo dovrà dire ai sindacati quali modifiche intende apportare alla delega previdenziale prima che questa vada in aula al Senato. Oggi, intanto, parte il tavolo del Welfare, con tutte le parti sociali, ad eccezione della Cgil. Su questo punto il fronte sindacale si è incrinato: mentre Cisl e Uil hanno deciso di partecipare al nuovo confronto, la confederazione guidata da Guglielmo Epifani ha respinto l´invito in assenza di chiarezza sulla questione previdenziale.
          Il governo, tuttavia, ha deciso di cambiare il provvedimento e si dice disponibile, fermo restando il risparmio dello 0,7 per cento sul Pil, a «ritoccare» anche l´intervento sulle pensioni di anzianità. Come? L´ipotesi che circola negli ambienti del ministero del Welfare è quella di sostituire l´innalzamento dell´età contributiva da 35 a 40 anni con un adeguamento della somma tra età anagrafica ed età contributiva: oggi la quota da raggiungere per accedere alle pensioni è pari a 92 (57 anni di età più 35 di contributi), il governo propone di alzarla a 95, sempre a partire dal 2008. I tre anni in più sarebbero suddivisibili tra età contributiva ed età anagrafica a discrezione del lavoratore. Il risparmio sulle spese previdenziali sarebbe minore dello 0,7 del Pil, ma è previsto un intervento per l´aumento dei contributi dei lavoratori autonomi.
          L´incontro di ieri a Palazzo Chigi (Tremonti assente) è stato preceduto da un vertice di maggioranza, dove ha prevalso la linea «trattativista» di An e Udc. È per questo che, in apertura dell´incontro, il ministro Maroni ha proposto ai sindacati di proseguire il confronto, dopo aver detto – la scorsa settimana – che era concluso. La risposta è stata negativa: «Non si può proseguire al buio, senza sapere che cosa volete fare», hanno risposto i sindacati: il governo ha espresso apprezzamento per il contributo dei sindacati al confronto, ma non ha detto esplicitamente che cosa è disponibile a cambiare.
          Ora il governo dovrà trovare una sintesi delle diverse posizioni interne e arrivare a una modifica della delega che convinca i sindacati. Il ministro Maroni ostenta ottimismo: «Sono convinto che ci siano ampi spazi per arrivare ad una proposta largamente condivisa e rigorosa sotto il profilo dei conti». E conferma che la delega sarà approvata entro il 31 gennaio. Epifani sollecita «un punto di vista chiaro e risolutivo». Per Pezzotta, invece, «il confronto qualcosa ha spostato». Questi i punti «acquisiti», o quasi: la trasformazione della Covip in Authority sui fondi pensione, il silenzio-assenso per il passaggio del Tfr ai fondi pensione, la separazione tra previdenza e assistenza. «Il governo non è contrario – aggiunge Pezzotta – alla previdenza complementare per il pubblico impiego e a modifiche della decontribuzione». Ora spunta anche quota 95. Qui, la Cisl è d´accordo, la Cgil no: se passerà, la modifica peserà sicuramente sulle valutazioni finali dei due sindacati.