Pensioni: il governo avanza una soluzione «morbida»

08/05/2007
    martedì 8 maggio 2007

    Pagina 3 – Economia e imprese

    Pensioni, sui coefficienti il governo
    avanza una soluzione «morbida»

      Ma i sindacati fanno muro: «Contrari a qualsiasi modifica, siamo indisponibili a calcolare gli assegni al ribasso»

        di Felicia Masocco

        SELEZIONE – I coefficienti saranno ritoccati, i tagli però non saranno uguali per tutti. Alla vigilia del tavolo sulle pensioni si fa strada la possibilità di una revisione «selettiva» dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo, cioè di quei parametri che servono a calcolare i futuri assegni previdenziali. L’ipotesi è quella di salvaguardare i più giovani e le pensioni più basse. È questo l’orientamento del governo stretto tra la necessità di applicare la riforma Dini che prevede la verifica dei coefficienti, e l’intenzione di ammorbidire l’impatto di un intervento che nudo e crudo porterebbe una decurtazione del 6-8%.

        Una soluzione «soft» s’impone anche per tentare di smussare la posizione di Cgil, Cisl e Uil che hanno proclamato urbi et orbi la loro contrarietà a qualsivoglia modifica. I coefficienti sono materia incandescente, più dell’innalzamento dell’età pensionabile sulla cui necessità anche in casa sindacale una ragione se la sono fatta. Anche in questo caso, ovviamente, si tratta di vedere come procedere: se a strappi, e non converrebbe a nessuno, oppure cercando una via graduale che per il sindacato non può che partire dal superamento dello «scalone», lascito del centrodestra. «Lo scalone non mi piace e lo voglio abolire, abbiamo fatto uno sciopero generale e se resta saremmo pronti a rifarlo», avverte Luigi Angeletti. «Si agli scalini, no al taglio dei coefficienti», gli fa eco Raffaele Bonanni confermando la disponibilità della Cisl ad alzare l’età ma non a ricalcolare al ribasso gli assegni. «Per noi il problema più importante è sapere, alla fine, quanto prenderanno i pensionati dopo una vita passata al lavoro, non quando andranno in pensione», spiega il segretario cislino.

        Angeletti e Bonanni hanno parlato da Dresda dove è in corso il G8 del lavoro; Guglielmo Epifani è rimasto a Roma per altri impegni. Dalla città tedesca rimbalzano anche le parole del ministro Cesare Damiano a commento della formula espressa dal suo collega Paolo Ferrero che propone un tetto, una franchigia di 3mila euro di stipendio lordo sotto il quale i coefficienti non vanno toccati. «Questi numeri mi sono totalmente sconosciuti. Non ho mai avanzato una proposta simile né, credo, la avanzeremo mercoledì (domani, ndr)» premette Damiano. Ma non chiude all’idea di procedere «selezionando»: «La possibilità di salvaguardare le pensioni più basse è un’ipotesi su cui si potrebbe ragionare», aggiunge.

        Se ne parlerà al tavolo. Ma è difficile che domani se ne esca con qualcosa di dettagliato. Salvo sorprese i leader sindacali non parteciperanno alla riunione delegata ai segretari confederali che seguono la previdenza che è all’ordine del giorno insieme agli ammortizzatori sociali. Damiano ha confermato che che il «tesoretto» di 2,5 miliardi di euro servirà alla spesa sociale. A finanziare, tra l’altro, anche l’aumento dell’indennità di disoccupazione oltre il 50% massimo previsto attualmente. Contestualmente, il lavoratore verrà avviato su percorsi di reimpiego. «Bisogna cambiare gli ammortizzatori sociali – spiega il ministro – perché quelli attuali guardano solo alla grande impresa mentre noi li vogliamo universali».

        I tavoli su mercato del lavoro, produttività ammortizzatori e pensioni hanno come scadenza la vigilia del Dpef, «ma non si chiuderanno a rate» annuncia Damiano, l’accordo deve essere complessivo. Rientra nel novero anche la querelle degli statali, il cui contratto è sembrato in dirittura d’arrivo più volte e più volte si è allontanato. Fintanto che questa partita resterà aperta sarà difficile che sugli altri tavoli possa «stringersi» alcunché. Domani c’è un nuovo incontro.

        Tornando ai coefficienti, non c’è dubbio che nelle ultime settimane qualcosa sia cambiato, almeno sul fronte della maggioranza. È infatti caduta la pregiudiziale dell’intoccabilità, anche a sinistra come testimonia la posizione di Ferrero (Prc) rilanciata dalla sottosegretaria al Lavoro Rosa Rinaldi, dello stesso partito. Resta contrario ad ogni modifica il Pdci, per il presidente della commissione Lavoro della Camera Gianni Pagliarini, significherebbe mettere a repentaglio le pensioni più basse.