Pensioni: il governo apre su gradualità, nuovi assunti e Tfr

10/12/2003


    10 Dicembre 2003

    Pensioni, il governo apre su gradualità
    nuovi assunti e Tfr
    Cgil, Cisl e Uil convocate per oggi pomeriggio alle 17 a Palazzo Chigi
    Dall’esecutivo nessuna «proposta forte» di modifica della delega
    Si punta invece ad agganciare Pezzotta e Angeletti al tavolo negoziale
    Roberto Giovannini

    ROMA
    Il confronto tra governo e sindacati potrà anche fallire sul nascere, ma se non altro il tentativo di ricucire un canale di dialogo sarà celebrato nella sede più importante, a Palazzo Chigi, e non al ministero del Welfare. E ad accogliere domani pomeriggio i tre segretari generali di Cgil-Cisl-Uil non ci sarà solo il ministro del Welfare Roberto Maroni: accanto a Maroni, nel tavolone della «Sala Verde» sarà seduto il vicepremier Gianfranco Fini, il sottosegretario Gianni Letta, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Un incontro in «pompa magna», dunque, che se non altro rappresenterà un riconoscimento – dopo tante richieste inascoltate, dopo uno sciopero regionale, uno generale e una manifestazione nazionale – della volontà delle tre confederazioni di dire la loro sulla riforma previdenziale del governo non soltanto dalle colonne dei giornali. Con il rischio – apparentemente sarà questa la conclusione più probabile dell’incontro – che il dialogo si interrompa subito.
    Nella giornata di ieri molti si sono interrogati sul significato del trasferimento dal ministero del Welfare a Palazzo Chigi dell’incontro. La prima ragione, come accennato, è più che altro «simbolica», e vuole attestare l’importanza che il governo nel suo complesso dà all’appuntamento. La seconda, a quanto si apprende, è tutta interna all’Esecutivo: era stato Roberto Maroni a convocare l’incontro, ma a sorpresa il ministro delle politiche agricole Gianni Alemanno (dichiarato «dialogante») aveva annunciato che avrebbe partecipato, mettendo il titolare del Welfare in qualche imbarazzo. Sembra invece destituita di fondamento – a meno di sorprese dell’ultima ora – la ricorrente voce secondo cui oggi il governo presenterà una proposta «forte» di modifica della delega al sindacato: ci sarà qualche apertura, con l’obiettivo di tentare di inserire anche un minimo cuneo nella posizione apparentemente compatta del sindacato.
    Il governo – nonostante le richieste, per adesso ancora sommesse, di chi vorrebbe concessioni più importanti – non ha nessuna intenzione di accettare la richiesta di Cgil-Cisl-Uil e fare marcia indietro sulla delega previdenziale depositata in Parlamento. Ieri invece si è concordato di «aprire» formalmente su due richieste delle confederazioni: il «silenzio-assenso» dei lavoratori per il conferimento del Tfr ai fondi pensione, che non saranno più obbligati ad aderire, e la cancellazione del taglio dei contributi per i nuovi assunti a favore delle imprese. In questo caso, le aziende continueranno a pagare i contributi previdenziali, ma incasseranno un discreto 1,8% del montesalari, sotto forma dell’abolizione dei contributi per maternità e malattia, che verranno fiscalizzati. Richieste importanti, ma marginali, perché sul cuore della riforma – ovvero l’innalzamento a 40 anni della contribuzione minima per andare in pensione di anzianità dal 2008 – il governo oggi si dirà disponibile (senza entrare nel merito) a ipotizzare una qualche gradualità. Ad esempio, giungendo a «quota 40» con qualche anno di ritardo, o addirittura consentendo di andare in pensione di anzianità con 35 anni di contributi, anche se con un’età anagrafica maggiorata a 60-62 anni. Altre ipotesi saranno messe a punto stamani, nel corso di ulteriori riunioni tecniche. L’obiettivo politico è quello di riuscire ad «agganciare» al tavolo negoziale Cisl e Uil, che pure si sono dichiarate non disponibili a trattare emendamenti allo schema presentato dal governo. Se Pezzotta e Angeletti eviteranno di considerare interrotto sul nascere il confronto, e se addirittura accetteranno un secondo appuntamento per trattare nel merito, il gioco sarà fatto.
    Dal punto di vista del sindacato, queste concessioni sono sempre qualcosa, anche se non è un segreto per nessuno che il governo a un certo punto le avrebbe tirate fuori dal cilindro. Gli esperti di Cgil-Cisl-Uil si sono incontrati ieri sera e lo faranno ancora stamani, per mettere a punto uno schema di massima di proposta unitaria. Ma non è detto che questa proposta verrà formalizzata nel corso dell’incontro, a meno che il governo si dichiari disponibile a trattare abbandonando l’impostazione della delega, e metta sul tavolo concessioni anche sul welfare. Ieri il Comitato esecutivo della Cisl ha affidato «il più ampio mandato alla segreteria confederale a procedere unitariamente, con Cgil e Uil, ad ogni opportuno approfondimento per giungere a una posizione unitaria sui temi che verranno discussi nell’incontro di domani a Palazzo Chigi». Insomma, no a semplici emendamenti alla delega. Intanto, da registrare la rabbia dell’Ugl (il sindacato vicino ad An) per non essere stato convocato a Palazzo Chigi.