«Pensioni, il Dpef non cambierà la delega»

11/07/2003



      Venerdí 11 Luglio 2003


      «Pensioni, il Dpef non cambierà la delega»

      Conti e Welfare – Maroni assicura: ho parlato con Berlusconi, non ci saranno modifiche – «Strategia comune con l’Europa»


      DAL NOSTRO INVIATO
      VARESE – Dalla "sua" Varese, Roberto Maroni indica all’Europa la lunga strada del coordinamento aperto in materia di sistemi previdenziali, ma senza cedere un centimetro sulla revisione della delega italiana sulla riforma pensionistica. «Se il Dpef dovesse dire che la delega va modificata, cosa che non si può neppure fare, noi non saremmo d’accordo – ha ribadito il ministro del Welfare a margine del Consiglio informale affari sociali Ue da lui presieduto nella città lombarda -. Ma mi pare, dopo aver parlato oggi (ieri, ndr) con Berlusconi e Bossi che non ci siano problemi da questo punto di vista».
      Maroni ha avvertito che il documento di programmazione non potrà entrare in modo dettagliato nel territorio previdenziale, ma dovrà tenersene fuori. «Il Dpef è un documento di programmazione – ha osservato il ministro -. Potrà anche citare la riforma delle pensioni, perché è una cosa sulla quale il Governo si è già impegnato, è in corso una discussione e non partiamo da zero, ma non credo che possa dire tecnicamente che bisogna mettere questi disincentivi o lasciare questi incentivi». L’altolà non poteva essere più chiaro.
      Per Maroni il Dpef dovrà limitarsi ad affermare «che occorre intervenire per garantire la sostenibilità finanziaria nel medio e lungo periodo e la sostenibilità sociale del sistema previdenziale italiano». Anche a livello europeo, il ministro ha sostentuo la necessità di consolidare il ruolo dei ministri degli Affari sociali, accanto a quello dell’Ecofin, per permettere che il nodo pensioni non venga affrontato solo in termini di sostenibilità finanziaria, ma valutandone anche tutte le ricadute sociali. Tuttavia, anche al debutto del consiglio informale di Varese, con l’incontro tra la troika dei minisitri in rappresentanza anche delle due prossime presidenze Ue (Irlanda e Olanda) e dei rappresentanti delle parti sociali, Maroni ha insistito nello sforzo di mantenere su due piani completamente separati il dibattito sulla delega italiana dall’impegno nel lungo periodo per un maggiore coordinamento tra i sistemi di welfare. Il ministro ha negato, insomma, la possibilità di quel «traino europeo» per una riforma italiana più incisiva nel breve periodo, in passato ventilato da Berlusconi.
      Da Varese è partita, però, la riflessione per un processo di più intenso coordinamento tra i sistemi del welfare che, pur salvaguardando la competenze ultime dei Governi in materia, possa portare – come già accade per l’occupazione – all’adozione di linee guida, raccomandazioni, indicatori e obiettivi per pensioni, esclusione sociale e sanità. «Ho appena saputo che anche la Convenzione europea – ha osservato il commissario europeo agli Affari sociali, Anna Diamantopoulou – ha definito ieri sera (mercoledì, ndr) nella bozza finale del nuovo Trattato la possibilità di adottare processi di coordinamento aperto nella protezione sociale e penso che si tratti di una base importante». La riflessione sul welfare dovrà vivere al prossimo summit europeo di primavera un momento importante – ha detto la Dimantopoulou – per poi sfociare nell’applicazione dei nuovi meccanismi entro il 2006.
      A favore di una «revisione strutturale del sistema previdenziale» si è espresso anche il vice presidente di Confindustria, Guidalberto Guidi, indicando tra le altre priorità in materia di welfare «il ribilanciamento della spesa sociale e la ridefinizione delle forme e dell’articolazione degli interventi di protezione». Secondo Guidi «può essere opportuno definire a livello comunitario obiettivi e indicatori comuni in grado di promuovere le politiche nazionali per rafforzare coesione interna e competitività dell’Europa». Più tiepidi i rappresentanti sindacali. Il segretario della confederazione europea Ces, John Monks, ha dato «un benvenuto molto cauto» all’idea di articolare un processo europeo di coordinamento del welfare, mentre il segretario della Cisl Savino Pezzotta ha sostenuto che «la questione delle pensioni non è una priorità né in Italia, né in Europa» e solo «in tempi lunghissimi si può anche pensare a forme di sintonizzazione e armonizzazione dei sistemi del welfare» che hanno 50 anni di storia divergente.

      ENRICO BRIVIO