«Pensioni, il confronto ritorni a Palazzo Chigi»

10/11/2003





domenica 9 nov 2003

Pezzotta: «Se non vogliono cambiare la riforma è una presa in giro»

«Pensioni, il confronto ritorni a Palazzo Chigi»
Maroni: ma la delega va avanti. Sulla manovra Follini non esclude la fiducia

      ROMA – Sarà il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a giocare le ultime carte per convincere i sindacati a discutere sulla riforma previdenziale. Impresa difficile, se non impossibile, visto che per avviare un confronto a tutto campo Cgil, Cisl e Uil chiedono al governo di ritirare, prima, le nuove norme sulle pensioni di anzianità appena inserite nella delega all’esame del Parlamento. Un tentativo il governo comunque lo farà, anche se senza fretta, come ha spiegato ieri il ministro del Welfare, Roberto Maroni, confermando la prossima iniziativa di Palazzo Chigi. Prima delle pensioni, l’esecutivo deve risolvere la partita della manovra 2004, assediata in Parlamento dagli emendamenti della maggioranza e dell’opposizione, tanto che ieri il leader dell’Udc, Marco Follini, non escludeva un voto di fiducia anche alla Camera per accelerare i tempi.

      LE PENSIONI – «E’ il presidente del Consiglio che ha gestito e diretto finora la posizione del governo. Ha operato perché si trovasse un accordo ed è merito suo se il governo ha trovato l’intesa. Ora è opportuno che sia il presidente a stimolare il confronto» ha detto ieri il ministro del Welfare, Roberto Maroni. «Con Maroni siamo d’accordo sul fatto che debba essere il premier a convocare i sindacati per verificare se vi siano delle controproposte – ha aggiunto il ministro dell’Agricoltura di An, Giovanni Alemanno -. Dobbiamo sfidare i sindacati sul versante delle proposte e delle idee, perché tutti ammettono che c’è un problema pensioni e bisogna trovare la soluzione migliore e di minor impatto sociale». La prima reazione dei sindacati non è di buon auspicio. «Sembra una presa in giro, non si capisce perché ci chiamano se non c’è la disponibilità a cambiare l’impianto della riforma» ha detto il leader della Cisl, Savino Pezzotta, mentre la Cgil è tornata a chiedere il ritiro della riforma in Parlamento.

      SENZA FRETTA – Al tentativo di Berlusconi, considerate anche le premesse, nessuno mette premura. Né il ministro del Welfare si fa illusioni: «La posizione del sindacato è nota. Anche la nostra è nota. La delega procede nel suo iter in Parlamento» ha detto lapidario Maroni. «Per il confronto non c’è fretta. Dobbiamo esaminare i dati della Ragioneria, facendo le verifiche opportune per non aprire tavoli al buio ed esser pronti a recepire eventuali proposte» ha detto Alemanno. Dati secondo i quali i risparmi effettivi garantiti dalla riforma proposta dall’esecutivo saranno pari a 9 e non ai 12 miliardi l’anno calcolati in un primo momento.

      LA FINANZIARIA – Prima di riaprire il capitolo previdenziale, il governo deve chiudere la pagina della Finanziaria, da lunedì in Aula del Senato con i suoi 1.900 emendamenti (500 della CdL). L’intesa tra governo e maggioranza sui fondi aggiuntivi da destinare all’Università è ormai vicina. Da una nuova tassa sugli alcolici, e dalla riserva dei beni culturali sui proventi del Lotto, arriverebbero 200 milioni, di cui metà destinati al Fondo per l’Università. Possibile, anche se a carico dei bilanci degli atenei, lo sblocco delle assunzioni di chi ha vinto i concorsi. Più difficile che il Senato faccia in tempo a risolvere gli altri due problemi in sospeso: i fondi per gli enti locali (martedì parte il confronto tra l’Economia e le Regioni) e per gli stipendi delle forze armate. Se ne occuperà probabilmente la Camera, che sta già esaminando Finanziaria e decretone. Anche a Montecitorio incombe il rischio degli emendamenti, tanto che Follini non ha escluso un ricorso alla fiducia come in Senato.

M. Sen.


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