Pensioni, il confronto riparte subito

17/07/2003



        Giovedí 17 Luglio 2003
        Pensioni, il confronto riparte subito

        Maroni annuncia: entro fine luglio convocherò Cgil, Cisl e Uil – Il riordino scatterà con la delega


        ROMA – «Convocherò i sindacati entro fine luglio». Con queste parole Roberto Maroni ufficializza la riapertura del confronto sulla riforma delle pensioni. Un confronto in cui, anche se il ministro del Welfare non lo dice, dovrà essere affrontata la delicata questione dei correttivi da introdurre alla delega: interventi su dipendenti pubblici e lavoratori autonomi; "contributivo per tutti"; stretta sulle false invalidità; contributo di solidarietà sugli assegni più ricchi. Niente disincentivi sulle "anzianità" e nessuna misura in Finanziaria, sottolinea Maroni. Che rivendica questa soluzione come un successo della Lega. E dopo il varo del Dpef afferma che nel testo finale «è sparito», rispetto alla bozza originaria, «ogni riferimento alla previdenza». «Il tema delle pensioni – afferma il ministro – resta nella delega, non va in Finanziaria», non si ricorrerà quindi a una riforma «per fare cassa» né ci saranno tagli sulle anzianità. Anche se resta in piedi l’ipotesi di un semi-blocco delle finestre di uscita da attuare solo in extremis (o nella Finanziaria o nella delega) verso la fine dell’anno. Maroni comunque smentisce seccamente: «L’ipotesi non esiste».
        La tabella di marcia. Entro la fine di luglio (probabilmente la prossima settimana), Maroni convocherà i sindacati per riaprire il confronto sulla delega. E in quell’occasione prospetterà anche per grandi linee qualche correttivo. La discussione non si annuncia semplice, fino che Cgil, Cisl e Uil sono contrarie a correttivi strutturali. Il confronto con tutte le parti sociali, comunque, entrerà nel vivo a settembre quando, come ha detto lo stesso ministro, verrà "scongelata" la delega al Senato.
        Il percorso legislativo. Il Governo introdurrà le nuove misure sulle pensioni con un emendamento alla delega. Maroni considera questa soluzione un successo: fino a martedì «erano aperte due strade: Finanziaria o delega. La strada che abbiamo seguito è quella delega perché se servono soldi non vanno presi dalle pensioni». E in nottata, dopo il varo definitivo del Dpef il ministro afferma che sono scomparsi dal testo anche i riferimenti "generici" alla previdenza previsti dalla bozza originaria. Quanto alle modifiche, «si può discutere di tutto – dice il ministro – ma il metodo è: delega, accordo con i sindacati e definizione di un percorso che porti alla riforma in tempi medio lunghi».
        La riforma allo studio. Tra le ipotesi che sta valutando il Governo c’è quella di mantenere invariati alcuni pilastri della delega: incentivi per favorire la permanenza al lavoro (anche se resta possibile un nuovo super-bonus del 30%); decontribuzione sui neo-assunti, che per i primi due anni dovrebbe essere del 3% o forse del 2%; liberalizzazione dell’età pensionabile; sviluppo dei fondi pensione con l’uso del Tfr (forse non più obbligatorio ma con il "silenzio-assenso").
        I correttivi sono quelli ormai noti: dall’allineamento delle aliquote di computo e finanziamento (con ricadute soprattutto sugli "autonomi") fino all’intervento sugli "statali" e al contributivo per tutti. Il tutto accompagnato da una stretta sulle false invalidità. E non è affatto escluso il semi-blocco in extremis delle "anzianità" per le quali un vero intervento strutturale dovrebbe scattare nel 2005 in recepimento delle prossime indicazioni Ue.

        MARCO ROGARI