Pensioni, il 7,9% prolunga il lavoro

06/11/2007
    martedì 6 novembre 2007

      Pagina 16 – Economia & Lavoro

        Pensioni, il 7,9%
        prolunga il lavoro

          Sono 405mila quelli che restano attivi

            Il 7,9% degli occupati tra 50 e 69 anni (405 mila unità) sta volontariamente prolungando l’attività lavorativa nonostante abbia già maturato il diritto a percepire una pensione. Sono ancora pochi coloro che hanno ricevuto un incentivo economico per farlo, ma una quota rilevante di occupati sarebbe favorevole a restare al lavoro qualora potesse usufruire di un vantaggio economico.

            Il dato emerge da una ricerca dell’Istat intitolata «Transizione verso la pensione e conclusione dell’attività lavorativa». «Se si pensa che uno dei principali obiettivi della politica previdenziale comunitaria è proprio quello di ampliare nel breve termine tale platea di occupati», nota l’Istat, il 7,9% è «indubbiamente una quota piuttosto contenuta». Inoltre nel secondo trimestre 2006 otto lavoratori su 100 risultavano occupati e, al contempo, percettori di pensione (per l’88,6% da lavoro).

            I potenziali pensionati che prolungano l’attività sono per circa due terzi uomini, nella maggior parte con un lavoro alle dipendenze. In particolare è tra i dirigenti e i quadri che si rileva la percentuale più elevata (il 13,9% prolunga l’attività); tra gli impiegati la quota è pari al 9%, mentre tra gli operai è del 6%. Negli occupati indipendenti la quota più elevata è tra gli imprenditori (8,1%), quella minima tra i lavoratori in proprio (5,9%). La tendenza a prolungare l’attività lavorativa, in proporzione, è più diffusa nelle regioni del Centro e del Sud.

            Sono soltanto 49 mila gli occupati 50-69enni, spiega l’Istat, che stanno prolungando l’attività lavorativa ed hanno ricevuto un incentivo monetario a tal fine (rappresentano l’1% del totale degli occupati della stessa fascia d’età e il 12,1% del totale degli occupati che stanno prolungando l’attività lavorativa). Il 62,5% di questa esigua quota è rimasto al lavoro per guadagnare di più; il 17,8% ha adottato invece una strategia di lungo termine, motivando il prolungamento dell’attività con l’obiettivo di incrementare l’importo della futura pensione. Si tratta in tal caso di una scelta essenzialmente maschile (l’1,3% degli occupati contro lo 0,4% delle donne), nella quale assume rilievo la componente autonoma dell’occupazione.

            Non è trascurabile, infine, la quota di prolungamenti volontari attribuibile a motivi diversi dai due precedenti. In questa categoria emergono in particolare due motivazioni: da un lato il desiderio di proseguire un’attività ritenuta soddisfacente sul piano professionale (10,4%), dall’altro la necessità di continuare a tenersi impegnati sia mentalmente che fisicamente (4,4%).