“Pensioni” I sindacati vogliono riaprire la partita

04/10/2006
    mercoled� 4 ottobre 2006

    Pagina 3 – Economia/Oggi

    Tfr e previdenza integrativa, i sindacati vogliono riaprire la partita

      La Confindustria sul piede di guerra: oggi vertice straordinario a Milano per decidere iniziative contro la manovra

        di Felicia Masocco

        COS� NON VA Le imprese gridano allo scippo e alla rapina, i sindacati lanciano l’allarme per la previdenza integrativa che rischia di non decollare e chiedono al governo un confronto per riaprire la partita. Insomma, piace poco o nulla la norma della Finanziaria che destina il 50% del Tfr �inoptato� ad un fondo della Tesoreria dello Stato – transitando per l’Inps – per poter essere investito in infrastrutture. Un coro di no, sia pure con toni diversi, che il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa respinge. �Non si tratta di una rapina – dice – il Tfr appartiene ai lavoratori ed � prestato all’impresa con un tasso di favore�. � la verit�, ma proprio questo � il punto. Le liquidazioni dei lavoratori sono finora servite alle imprese per autofinanziarsi, per il 2007 il flusso dovrebbe valere circa 19 miliardi, il sistema-impresa dovrebbe alleggerire le proprie casse di circa 6 miliardi di euro (altrettanti andrebbero al Fondo Inps) e circa 7 miliardi andrebbero ai fondi. Queste le cifre stimate dall’Economia. Si capisce perch� le imprese sono contrarie. Confindustria ne discuter� oggi in un vertice straordinario del comitato di presidenza riunito a Milano che formalizzer� la posizione che gli industriali riporteranno nel fine settimana a Capri nel convegno dei giovani imprenditori, presente lo stesso Padoa-Schioppa.

        L’opposizione dei sindacati � pi� articolata, tanto pi� che il Tfr resta nella disponibilit� del lavoratore che lo avr� (ovviamente) se va in pensione o se chieder� qualche anticipo. Quindi almeno su questo non cambia nulla. Cgil, Cisl e Uil contestano innanzitutto il metodo, il non essere stati coinvolte in una decisione che dispone, appunto, delle retribuzioni dei lavoratori. Di qui l’esigenza di fare chiarezza, capire e rivedere quel che il segretario generale aggiunto della Cisl Pierpaolo Baretta definisce senza mezzi termini �uno scempio�. Una posizione molto forte la sua, cui fanno eco i toni pi� stemperati del documento unitario che contiene il giudizio sulla manovra di Cgil, Cisl e Uil: �Riaffermiamo – si legge – la priorit� dello sviluppo della previdenza complementare e riteniamo necessario un confronto finalizzato ad un’intesa tra le parti sociali e l’esecutivo�. Ma perch� la nuova norma dovrebbe compromettere il decollo della previdenza complementare necessaria ai lavoratori (specie ai pi� giovani) per darsi una pensione che non sia da fame? �Innanzitutto il lavoratore va lasciato libero di scegliere che cosa fare della propria liquidazione, e il nuovo incrocio di tempi pu� essere un impedimento a questa scelta�, spiega la segretaria confederale della Cgil Morena Piccinini. Il Fondo dovrebbe essere costituito a gennaio 2007, ma � necessario un semestre nel corso del quale, con il silenzio-assenso, il lavoratore decide se lasciare il Tfr in azienda o destinarlo ai fondi-pensione. �Questo semestre � necessario – continua Piccinini – come pure la campagna informativa per permettere una scelta consapevole. Il punto � che cos� al lavoratore si danno due messaggi contrapposti: da un lato si promuove la previdenza complementare, dall’altro gli si dice che la sua liquidazione resta in azienda e poi al Fondo Inps-Tesoreria. Senza contare che temendo le imprese una minor liquidit�, potrebbero esserci pressioni sui dipendenti perch� scelgano di non avviare il Tfr ai fondi pensione�. La preoccupazione della Cgil, che con Guglielmo Epifani riconosce tuttavia �che servono risorse per gli investimenti�, diventa pi� netta nella parole di Raffaele Bonanni, leader Cisl, per il quale �� seccante essere stati scavalcati su una questione che riguarda i soldi dei lavoratori�. �Sono soldi dei lavoratori – ribadisce il numero uno della Uil Luigi Angeletti -. E il problema non pu� essere risolto con un accordo di governo, ma discutendo con le parti sociali�. Quanto alle imprese, all’allarme di Luca Cordero di Montezemolo ha fatto seguito quello del presidente della piccola industria di Confindustria, Giuseppe Morandini, che ha definito la misura �inaccettabile� e ha promesso battaglia.