Pensioni, i sindacati temono il peggio

19/09/2003

    venerdì 19 settembre 2003

    Cgil, Cisl e Uil convocati martedì. Pezzotta: così c’è poco tempo.
    Si prepara la manifestazione del 4 ottobre
    Pensioni, i sindacati temono il peggio
    Felicia Masocco

    ROMA La Finanziaria verrà illustrata ai sindacati nel pomeriggio di martedì prossimo, venerdì la manovra sarà varata. Dopo aver atteso a lungo e invano sulla porta di poter discutere di sviluppo e pensioni, Cgil, Cisl e Uil ieri si sono visti recapitare la convocazione
    che le chiama a Palazzo Chigi con tempi che certo non consentono quel che era stato chiesto con largo anticipo dai sindacati, ovvero un confronto vero non certo un’audizione.
    Invece è quello che si profila, per dirla con Savino Pezzotta «un confronto troppo stretto è limitato». Si dovrebbe partire con un tavolo soltanto che poi si sdoppierà, la Finanziaria da un
    lato, le pensioni dall’altro: nel caos pressoché totale sembra certo che la riforma previdenziale non sarà contenuta nella legge di bilancio ma oggetto di un emendamento che il governo
    presenterà alla delega sulle pensioni ferma in Parlamento. E sarà una riforma strutturale.
    A darne conferma ai leader di Cgil, Cisl e Uil è stato ieri il ministro per le Politiche comunitarie Rocco Buttiglione che con altri esponenti dell’Udc ha incontrato i rappresentanti
    della parti sociali, Confindustria oltre che i sindacati. Arrivato in ritardo, il ministro ha detto in sostanza che la riforma strutturale servirà al governo per chiedere a Bruxelles l’allentamento
    del patto di stabilità, impresa peraltro improba. Ha poi aggiunto che gli interventi saranno «graduali». Gli incentivi per chi resta al lavoro anche se ha raggiunto i requisiti per il pensionamento di anzianità si tradurranno nel versamento in busta paga del 32,7% dei contributi previdenziali destinati all’Inps, e questo a partire dal 2004; dal 2008 invece,
    come ha spiegato il ministro Roberto Maroni «gradualmente si passerà da 35 anni a 40 anni di contribuzione» come requisito minimo per andare in pensione. Lo si potrà fare anche
    con 65 anni di età a prescindere dall’anzianità contributiva.
    Questo dunque lo schema che sarà illustrato ai sindacati, i quali restano critici: «Stiamo definendo un documento unitario in cui la riforma Dini non va toccata» aveva detto in
    mattinata Guglielmo Epifani dopo l’incontro a palazzo Chigi con il premier e il segretario della Ces (la confederazione europea dei sindacati). «Va invece profondamente cambiata la delega – ha aggiunto il leader della Cgil – negli aspetti che abbiamo criticato più volte».
    Per il segretario della Uil Luigi Angeletti, «la proposta dei sindacati è moderna e liberale: lasciare i lavoratori liberi di decidere». Pezzotta aggiunge che la contrarietà non è «solo sulle pensioni ma anche sul condono». Sul che fare, il segretario della Cisl non intende al momento usare la parola «sciopero»: «Non continuiamo a gridare “al lupo al lupo” – ha detto – anche perché le notizie sono quelle che si leggono sulla stampa».
    È quindi prematuro parlare di mobilitazione e dire se sarà unitaria. A proposito di unità sindacale va comunque registrata una dichiarazione di Pezzotta che rompe un po’ lo schema
    dell’ultimo anno e mezzo, in cui al massimo il leader della Cisl dava possibili «convergenze». «L’unità resta un obiettivo essenziale», ha detto ieri sera, per ricercarla «occorre una onesta di riflessione critica di ciò che abbiamo fatto e perchè certe cose sono avvenute», occorre chiedersi se c’è «una strategia comune» fra i tre sindacati e «quali sono i tratti comuni».
    In comune Cgil, Cisl e Uil hanno un modello sociale per l’Europa e le obiezioni al testo del Trattato Costituzionale che la conferenza intergovernativa, convocata a Roma dal 4 ottobre
    dovrà definire. La Convenzione europea deve essere più incisiva sul terreno sociale (trattato nella terza parte del testo): o l’Europa sarà sociale o difficilmente avrà il consenso dei
    lavoratori, è stato spiegato a Silvio Berlusconi in qualità di presidente di turno della Ue.
    Altro punto è il rilancio dello sviluppo che deve diventare centrale per l’azione dell’Unione.
    Questi i messaggi lanciati dai leader del sindacato italiano e dal segretario generale della Ces, John Monks. «Per difendere l’Europa sociale – ha spiegato Monks – il 4 ottobre saremo in
    piazza a Roma». Berlusconi dal canto suo ha ascoltato, come di norma ha fatto battute spiritose, «ma – riferisce ancora Monks – non ha preso alcun impegno specifico sulle nostre richieste sul fronte delle politiche sociali».