Pensioni, i sindacati pronti allo scontro con il governo

10/10/2001







Le organizzazioni dei lavoratori: nessuna emergenza, no alla riforma con lo strumento della delega

Pensioni, i sindacati pronti allo scontro con il governo


Il leader della Cgil, Cofferati: non c’è ragione di cambiare l’assetto del sistema

      ROMA – Sulle pensioni i sindacati sono pronti allo scontro con il governo. La Uil, al termine di una lunga riunione della direzione, ha approvato un documento nel quale si diffida il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a procedere alla riforma della previdenza attraverso lo strumento della delega (il governo ha annunciato che entro il 15 novembre varerà un disegno di legge collegato alla Finanziaria contenente una delega allo stesso esecutivo a riformare le pensioni). «La Uil, qualora il governo unilateralmente intervenisse sul sistema previdenziale, proporrà iniziative di lotta fino allo sciopero generale». Il rapporto della commissione Brambilla nominata dal ministro del Lavoro Roberto Maroni, dice il sindacato guidato da Luigi Angeletti, dimostra che «non esiste alcuna emergenza» nei conti pensionistici. Sulla stessa linea anche il leader della Cgil, Sergio Cofferati: «Non c’è alcuna ragione per un cambiamento dell’assetto e della struttura del sistema previdenziale. I dati della commissione confermano che la riforma del 1995, con le correzioni del ’97, è efficace e ha prodotto i risparmi di spesa attesi. Se ci sarà il tentativo di modificare il sistema previdenziale, l’opposizione sarà forte non solo da parte della Cgil, ma di tutte e tre le confederazioni». Maroni, presentando la scorsa settimana il rapporto Brambilla, aveva detto che la situazione dei conti diventerà «drammatica» dopo il 2010, a causa dell’aumento dei pensionati e della diminuzione dei lavoratori che con i loro contributi finanziano il pagamento delle rendite. Ma per Cofferati «non ci sono i problemi descritti dal governo» e si tratta invece di completare la riforma del ’95 promuovendo il decollo dei fondi pensione integrativi. La settimana scorsa Gian Paolo Patta, leader della sinistra Cgil, era stato il primo a chiedere «uno sciopero generale contro il governo». Ieri però il segretario confederale Giuseppe Casadio ha parzialmente frenato: «Vedremo al momento la risposta da dare».
      Anche la Cisl è contraria all’utilizzo della delega sulle pensioni. «È clamorosamente inutile – dice il segretario confederale Pier Paolo Baretta – proprio alla luce delle conclusioni della commissione Brambilla. Non c’è ragione per intervenire con urgenza. Facciamo invece una discussione seria per far partire la previdenza integrativa, senza il vincolo di dover decidere entro il 15 novembre. Confidiamo nel fatto che il governo si renda conto di ciò e ritiri la delega». Sul tavolo c’è anche l’aumento delle pensioni basse a un milione di lire (516 euro) al mese. Con la Finanziaria il governo ha stanziato per questo 4.200 miliardi di lire (2 miliardi 169 milioni di euro) che però basterebbero, secondo le stime dello stesso esecutivo, ad aumentare la rendita solo a due milioni di anziani su sei che attualmente prendono meno di un milione di lire. La trattativa tra governo e parti sociali sulla previdenza partirà tra una decina di giorni.
Enrico Marro


Economia