Pensioni, i sindacati pronti allo sciopero

23/09/2003



  Sindacale




23.09.2003
Pensioni, i sindacati pronti allo sciopero
di 
Felicia Masocco


Una comune di bocciatura della politica economica del governo e un percorso di mobilitazione duro, lungo da da mettere in campo subito fino allo sciopero generale, il primo unitario dall’aprile dell’anno scorso. Questo l’armamentario con cui Cgil, Cisl e Uil si presentano martedì a Palazzo Chigi e se sentiranno confermate le notizie su pensioni e Finanziaria, su innalzamento obbligatorio dell’età pensionabile, condoni e tagli alla spesa sociale, la lotta comincerà in tempi brevi.

Il primo a rompere gli indugi è stato Luigi Angeletti che ha chiesto e ottenuto dalla direzione della Uil il mandato a proclamare lo sciopero generale da concordare con le altre due confederazioni. Nella mattinata la segreteria Cgil aveva espresso la «fortissima preoccupazione» per quanto si va profilando per il paese e per i lavoratori ed espresso l’esigenza di una mobilitazione «non episodica, non di testimonianza», ma in grado di durare e di accompagnare scandendolo a colpi di iniziative l’iter dei provvedimenti che l’esecutivo Berlusconi si appresta a varare. E la più dura delle iniziative è lo sciopero generale da valutare unitariamente. La decisione della Cisl è arrivata a tarda sera dopo una lunghissima riunione del comitato esecutivo che ha dato alla segreteria di Pezzotta il mandato unanime a «verificare con Cisl e Uil, sulla base dei risultati che emergeranno dall’incontro con il governo, la promozione delle iniziative di mobilitazione e lotta adeguate a sostenere le iniziative del sindacato». La sintesi ai leader Epifani, Pezzotta e Angeletti che potrebbero riunirsi già questa sera o al massimo domani mattina con le segreterie unitarie. Intanto già circolano date, si parla di uno sciopero da proclamare entro ottobre, o al più tardi ai primi di novembre.

Scenari che saranno confermati o smentiti (poco probabile) a Palazzo Chigi: la parola è a Tremonti, a Maroni, a Fini e a Buttiglione, saranno loro a decidere il conflitto o il confronto. Silvio Berlusconi non ci sarà, si trova a New York con il presidente di Confindustria, ad incontrare alle 17 tutte le sigle sindacali e dell’impresa saranno i suoi uomini. Far digerire ai rappresentanti dei lavoratori l’innalzamento obbligatorio dell’età di pensione è cosa ardua, tanto quanto smentire che la riforma delle pensioni non è per far cassa. «È un’idea sbagliata», è «impensabile – ha detto Angeletti – che si possa di colpo aumentare il requisito dell’anzianità contributiva. Inoltre non tutti i lavoratori sono uguali e l’età contributiva può e deve variare, volontariamente, sulla base del tipo di lavoro svolto». Non c’è «ragione economica», per la Uil che spieghi questo intervento, le ragioni «sono politiche», si tiene conto dei «rapporti di alleanza», si snobba «il consenso dei lavoratori»: «si vuole dimostrare all’europa la capacità di fare una riforma di cui non si avverte il bisogno». Non solo pensioni per la Uil, e non solo pensioni per la Cgil: «Tra tagli alla spesa sociale, mancati trasferimenti, condoni e cartolarizzazione, inflazione e mancato sviluppo ce n’è abbastanza per avviare una decisa fase di mobilitazione – spiega il segretario confederale Cgil Giuseppe Casadio -. E sarebbe irragionevole escludere un grande momento generale di sciopero».

La critiche del sindacato e l’indicazione delle priorità per imprimere una svolta all’economia del paese saranno racchiuse in documento che solo questa mattina vedrà l’ultima stesura. Su prezzi e tariffe, sviluppo e sanità si sono rese necessarie «limature», qualche divergenza c’è, ma l’impianto è condiviso da Cgil, Cisl e Uil che dovranno anche decidere se spenderlo nell’incontro del pomeriggio o se invece attendere che il governo presenti loro una qualche bozza di provvedimento per poi poter controreplicare nero su bianco.

Così i sindacati confederali; anche l’Ugl la sigla di destra ha convocato per domani la segreteria, e quantunque si attenda «è scontato – afferma Stefano Cetica – il no alle ipotesi di modifica dell’attuale sistema previdenziale». Sul fronte opposto e per opposte ragioni si farà sentire la Confindustria: fermo restando l’apprezzamento per il varo contestuale di Finanziaria e riforma delle pensioni fissato per venerdì, gli industriali continuano a giudicare insufficienti gli interventi sulla previdenza e le linee della manovra economica che «non profila una svolta».