Pensioni, i sindacati pronti a un nuovo sciopero generale

29/10/2003



  Politica




29.10.2003
Pensioni, i sindacati pronti a un nuovo sciopero generale

di 
Felicia Masocco


 L’emendamento del governo che stravolge il sistema previdenziale è stato presentato ieri al Senato dal ministro Maroni, è la formalizzazione delle ostilità, un «fatto compiuto» dicono Cgil, Cisl e Uil che rispondono mettendo nero su bianco nuove iniziative di mobilitazione. Sono quattro da qui a Natale, il clou il 6 dicembre a Roma con un grande appuntamento di piazza come nel 1994. Un altro sciopero generale non è escluso, anzi è probabile considerata la chiusura totale del governo ribadita dal premier che ieri ha acuito lo scontro esternando di nuovo in televisione anche questa volta sottraendosi al contraddittorio. Un messaggio di cinque minuti registrato da Arcore per la trasmissione Porta a porta in cui Silvio Berlusconi ha detto che la riforma è «indispensabile» e va fatta «ora», «i conti non tornano e questo sistema non può reggere a lungo». Avanti tutta insomma, il sindacato protesti pure, al presidente-operaio la pace sociale non sta a cuore più di tanto «quella vera è tra padri e figli» è stata una delle frasi ad effetto coniate per l’occasione, «un governo responsabile deve pensare al futuro», ha continuato. Un governo «responsabile» ci avrebbe pensato prima presentandosi con conti pubblici in ordine, è la facile replica. Quanto al dialogo il capo del governo ribadisce di essere disponibile «ma non si può far finta di niente e lasciare tutto così come è», avverte. Siamo sempre lì, nelle intenzioni dell’esecutivo il «dialogo» dovrebbe servire a qualche aggiustamento; i sindacati chiedono invece che l’emendamento venga ritirato altrimenti nessuna trattativa è possibile.
«Questa riforma toglie ai padri e ai figli» è stata la risposta di Savino Pezzotta nell’intervento (di pari durata) registrato per la stessa trasmissione come contraltare agli argomenti del premier. «È una riforma che non sta in piedi né dal punto di vista congiunturale né da quello sociale», ha continuato il leader della Cisl. Argomenti su cui hanno battuto anche Guglielmo Epifani e Luigi Angeletti, presenti in studio con il presidente di Confindustria Antonio D’Amato, il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, l’economista di Forza Italia Renato Brunetta e il responsabile economico della Margherita Enrico Letta. L’unica strada per Cgil, Cisl e Uil è «chiudere il negoziato sulla delega, completando – ha continuato Pezzotta – l’armonizzazione dei fondi speciali, accelerando la messa a regime della previdenza integrativa». Chiusa questa partita è necessario procedere alla distinzione tra previdenza e assistenza, quindi procedere alla verifica del 2005 come previsto nella riforma Dini.
Che il sistema sia al «collasso» e che la proposta del governo sia «per i figli» sono bugie per il segretario generale della Uil Luigi Angeletti, «due falsità», «non c’è nulla da discutere». Ugualmente per il leader della Cgil, Epifani, «è inutile » aprire una trattativa su queste premesse.
Non è stato un faccia a faccia, ma certo quella di ieri è stata l’ultima puntata di uno scontro destinato a durare. Cgil, Cisl e Uil si sono date appuntamento a Reggio Calabria sabato 15 novembre per richiamare l’attenzione sul Mezzogiorno, grande dimenticato della Finanziaria in discussione e dei precedenti atti di governo. Il 29 novembre a Roma si terrà una manifestazione nazionale a difesa e per il rilancio della scuola pubblica. Sabato 6 dicembre di nuovo a Roma: sarà una grande manifestazione sui temi dello sviluppo, dei diritti e in difesa dello stato sociale a partire dalla previdenza analogamente a quanto avvenne nel novembre del ‘94 contro la riforma delle pensioni del primo governo Berlusconi costretto a fare dietro-front. Quindi il 18 dicembre, in occasione della giornata europea dei migranti, una iniziativa sui temi dell’immigrazione e dei diritti dei cittadini immigrati. Quanto allo sciopero generale Cgil, Cisl e Uil non lo escludono: i tempi e le modalità, dicono, saranno definiti sulla base dell’andamento della vertenza con il governo.
Duri i commenti delle forze di opposizione alla presentazione dell’emendamento sulle pensioni e alle parole del premier. «È importante la scelta del sindacato di dare continuità alla mobilitazione – afferma Cesare Damiano, responsabile lavoro dei Ds -. A questa si deve accompagnare la capacità dell’opposizione politica di costringere il governo a cambiare strada: la controriforma sulle pensioni aumenta le disuguaglianze e non affronta i problemi della costruzione di uno stato sociale in grado di tutelare le vecchie e nuove generazioni». Per Damiano «è inutile fare offerte di confronto per poi presentare atti compiuti. Del resto, questo governo ha già deciso da tempo di cancellare ogni forma di concertazione. Le conseguenze di queste scelte sono sotto gli occhi di tutti».