Pensioni, i sindacati premono su Maroni

24/03/2003

              sabato 22 marzo 2003

              Il documento unitario delle Confederazioni apre un serrato confronto con l’esecutivo. No al taglio dei contributi
              Pensioni, i sindacati premono su Maroni
              Via la proposta del governo, chiedono Cgil, Cisl e Uil. Il ministro promette un incontro

              Felicia Masocco

              ROMA La partita delle pensioni si riapre,
              Cgil Cisl e Uil hanno una posizione
              comune e si schiudono nuovi scenari.
              A questo punto il governo che non
              può più sottrarsi al confronto come ha
              fatto finora, e avrà maggiori difficoltà
              a sostenere la delega previdenziale nella
              sua stesura attuale. I sindacati infatti
              chiedono una radicale riscrittura soprattutto
              per quanto riguarda la decontribuzione
              per i nuovi assunti e l’obbligatorietà
              del passaggio delle liquidazioni
              (Tfr) ai fondi pensione. L’unità raggiunta
              ha portato il primo di risultato
              dell’apertura di un tavolo governativo,
              per ora un annuncio del ministro del
              Lavoro Roberto Maroni, si farà «non
              appena avrò ricevuto il testo», ha detto,
              probabilmente già della prossima
              settimana. Un tavolo sarà coordinato
              dal Welfare, «ma vi parteciperà anche
              il ministero dell’Economia che è quello
              che mette i soldi». «Ma – ha avvertito
              - non va dimenticato che il governo
              può prendere decisioni in assenza di
              consenso condiviso da tutti».
              Sul merito, il Welfare si è già convinto
              a fare un passo avanti sulla parità
              tra fondi pensione aperti e chiusi, parità
              su cui Cgil, Cisl e Uil si sono dette
              fermamente contrarie, «i fondi contrattuali
              - ha detto Maroni – svolgono anche
              una funzione sociale e questo va
              considerato». Di qui la «disponibilità a
              cambiare» fermo restando «l’obiettivo
              di un decollo efficace della previdenza
              complementare».
              Commenti disincantati da Cgil, Cisl
              e Uil all’annuncio di Maroni: «Forse
              si è reso conto che la delega sulle pensioni
              è incostituzionale», ha tagliato
              corto Beniamino Lapadula, responsabile
              per le politiche economiche della
              Cgil. «Se l’intenzione di Maroni – afferma
              Lapadula – è quella di riaprire un
              confronto vero sulle pensioni, bene. Se
              invece è solamente una mossa tattica
              lo vedremo nei prossimi giorni». Batte
              la Cgil – ma lo fa anche il leader ella
              Cisl Savino Pezzotta – sui due punti
              più spinosi, cioè la decontribuzione e
              il Tfr. «Due punti che rendono la delega
              incostituzionale» per Lapadula, in
              quanto l’abbattimento dei contributi
              previdenziali per i neo-dipendenti «viola
              il principio della parità di diritti tra
              cittadini. La Corte Costituzionale, poi,
              si è più volte pronunciata sul Tfr, è
              salario differito non può essere obbligatoriamente
              messo nei fondi pensione».
              Altri argomenti che si aggiungono
              a quelli più «tecnici» della tenuta
              del sistema previdenziale pubblico.
              La decontribuzione «va eliminata»,
              lo ripete il numero due della Uil
              Adriano Musi, «Se alle affermazioni di
              buon senso rilasciate dal ministro Maroni
              - afferma Musi – seguirà un confronto
              con analoga apertura mentale,
              ne beneficerà un sistema previdenziale
              fondato, innanzitutto, sul principio
              della sostenibilità sociale». Con un dialogo
              «chiaro» «si possono trovare le
              soluzioni agli altri temi connessi: a partire
              da quello del costo del lavoro». È
              proprio sul costo del lavoro che si articola
              una delle controproposte contenute
              nel documento di Cgil, Cisl e Uil:
              per ridurlo (al posto della decontribuzione)
              si affaccia l’idea della fiscalizzazione
              degli oneri sociali (già prevista
              nel Patto di Natale del ‘98, e ci sono
              ancora 3 miliardi di euro da fiscalizzare)
              in modo particolare per i lavoratori
              con basse qualifiche. Sul Tfr invece
              si propone che siano i lavoratori a decidere,
              e se dovessero optare per i fondi
              contrattuali o di categoria, questa scelta
              deve essere sostenuta con misure
              fiscali. Per Pezzotta si riparte dal documento
              (che sarà visionato dai segretari
              generali) «per aggiustare la delega e
              chiudere definitivamente la partita».