“Pensioni” I sindacati non si fidano

06/02/2007
    martedì 6 febbraio 2007

    Pagina 30 – Economia

    LA STAGIONE DELLE RIFORME

    Pensioni, i sindacati non si fidano

      STEFANO LEPRI

        ROMA
        Una maxi-trattativa può partire, tra governo e sindacati, su previdenza, produttività, sviluppo. Ma sarà lunga. Avvertendo che il governo è ancora diviso, il documento unitario approvato ieri sera dagli esecutivi di Cgil, Cisl e Uil non si sbilancia troppo, e non risolve le divergenze che pure esistono tra le grandi confederazioni sindacali. Sulle pensioni, la formula scelta dopo molto mediare è che l’abolizione della legge Maroni (età minima di pensione d’anzianità a 60 anni dal 2008) dovrà «tenere conto dell’innalzamento dell’età anagrafica».

          Insomma Cgil, Cisl e Uil non chiedono più di conservare le norme in vigore nel 2007 (57 anni per la pensione di anzianità) e accettano che un aumento graduale dell’età minima si possa negoziare. Volontario, attraverso incentivi, ma si può negoziare. Non è stato possibile scrivere nulla di più preciso, perché su dove e come mediare Cgil, Cisl e Uil hanno idee differenti. Trova tutti d’accordo invece il no all’aumento dei coefficienti di calcolo (misura che il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa ritiene irrinunciabile) pur se i dirigenti sindacali sanno bene che se ne dovrà discutere.

            Negli ultimi giorni, in contatti con il ministro del Lavoro Cesare Damiano è emersa la base di un possibile negoziato: revisione selettiva dei coefficienti, età minima per la pensione di anzianità a 58-59 anni con trattamenti differenziati per i lavori usuranti. Ma costa molto; e Padoa-Schioppa sostiene che «i conti della previdenza devono tornare, non solo per il prossimo anno, ma nei prossimi 40-50». Così ha ripetuto ieri in un incontro con il Forum nazionale dei giovani e il Consiglio nazionale studenti universitari, e altre associazioni giovanili.

              Quanto al prossimo anno, al ministero dell’Economia si comincia a intravedere una legge finanziaria 2008 leggera; non ancora con cali delle tasse, ma con una manovra di bilancio modesta, di 4-5 miliardi (al netto, meno di un terzo di quella del 2007). Ma se ci saranno aumenti di spesa per le pensioni, se l’abolizione della legge Maroni non sarà compensata con altre misure (come l’aumento dell’età di pensione per le donne, di nuovo sollecitato ieri dal ministro Emma Bonino), ridiventerebbe pesante. Il discorso di Damiano invece è: se si vuole la concertazione con i sindacati, occorre incontrarsi a metà strada.

                Intervistato dal quotidiano economico francese Les Echos, Padoa-Schioppa ha accennato che il «riequilibrio del sistema» dovrebbe prevedere un aumento delle indennità di disoccupazione specie per i giovani precari; Damiano insiste che «ci sono risorse da usare in quella direzione», al ministero dell’Economia non se ne vedono. Padoa-Schioppa ha anche insistito, con parole simili a quelle del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, che «gli italiani devono riconoscere che la vita attiva va prolungata» andando in pensione più tardi.

                  L’aumento dell’indennità di disoccupazione, ovvero degli «ammortizzatori sociali» è una delle molte richieste contenute nel documento Cgil-Cisl-Uil. Si chiede anche una «rivalutazione delle pensioni in essere». Il «sostegno al reddito» dovrebbe investire anche i salari, con incentivi fiscali alla contrattazione aziendale legata alla produttività (altro argomento su cui il ministro Damiano apre). Nel pubblico impiego, Cgil Cisl e Uil vogliono il rinnovo dei contratti ancora da stipulare e l’estensione agli statali della previdenza complementare. Nel documento non si parla, invece, della «legge Biagi». Il documento sarà esaminato dagli esecutivi unitari delle tre confederazioni lunedì prossimo.