Pensioni, i sindacati «gelano» la riforma

19/12/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Dopo una giornata di consultazioni da Cgil, Cisl e Uil no alla delega che prevede lo sblocco del Tfr e la decontribuzione di 3-5 punti

    Pensioni, i sindacati «gelano» la riforma
    Gli incentivi a rinviare le uscite collegati a forme di contratto a tempo – Oggi gli incontri a Palazzo Chigi
    ROMA – «No» di Cgil, Cisl e Uil a una decontribuzione permanente del 3-5% sui neo-assunti a tempo indeterminato che dirottino tutto il Tfr ai fondi pensione. A incassarlo è stato ieri sera il ministro del Welfare, Roberto Maroni, che ha tentato fino all’ultimo di convincere i sindacati a dare il via libera all’ultima bozza di delega sulle pensioni. Che, tra l’altro, prevede la possibilità di «optare» per la prosecuzione al lavoro dopo aver maturato i requisiti di "anzianità" solo stipulando un nuovo contratto della durata di almeno due anni. Il tentativo di Maroni non è andato a buon fine: Cgil, Cisl e Uil hanno ribadito la loro contrarietà a qualsiasi misura che modifichi il sistema pensionistico e intervenga sulle prestazioni. E da Palermo Sergio Cofferati ha attaccato l’Esecutivo: la delega-Berlusconi rischia di «spaccare il Paese». Questa mattina i "confederali" si riuniranno per mettere a punto un documento unitario sul testo del Governo da presentare nel pomeriggio a Palazzo Chigi nel round decisivo: il Governo prima incontrerà i leader dei sindacati e poi le organizzazioni degli imprenditori per illustrare la delega che sarà varata domani dal Consiglio dei ministri nell’ambito di un collegato alla Finanziaria. Oggi, dunque, sarà la giornata decisiva per la riforma delle pensioni. Il nodo da sciogliere resta quello della decontribuzione. Ieri Maroni non precisato il taglio preciso dei contributi sui neo-assunti affermando che la riduzione dovrebbe essere del 3-5 per cento. Il ministro ha però assicurato che i trattamenti resterebbero invariati e che a "coprirli" sarebbe la fiscalità generale. Ma i sindacati hanno formulato tre obiezioni: l’impossibilità di garantire a tempo indeterminato la certezza che le pensioni non vengano ridotte; il rischio di un dissesto del sistema fiscale visto che che coprire 3-5 punti di taglio dei contributi significherebbe caricare sul fisco circa un punto di Pil; l’introduzione di un elemento distorsivo nel mercato del lavoro visto che in questo modo sarebbe più conveniente assumere i giovani piuttosto che mantenere in attività i più anziani. Il testo definitivo della delega sarà pronto questa mattina. La versione di ieri conteneva già alcune novità rispetto alla bozza di lunedì: oltre all’«opzione» per proseguire il lavoro subordinata a un nuovo contratto, l’estensione dell’abolizione del divieto di cumulo anche a dirigenti e dipendenti pubblici (fino a 70 per i primi e fino a 67 per i secondi), una più marcata separazione tra previdenza e assistenza, e la revisione delle competenze della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione) sulla previdenza integrativa.
    Cofferati: «la delega-Berlusconi spacca il Paese».
    Ieri Cofferati ha accusato a chiare lettere Berlusconi «di far correre al Paese il serio rischio di una spaccatura soprattutto a causa della delega pensionistica». Un testo che, secondo il leader della Cgil, apre la porta «al doppio regime: i giovani entreranno nel mondo del lavoro non solo sapendo che è cancellato l’articolo 18 ma che avranno una pensione molto più bassa dei loro compagni di lavoro. Nello stesso ambiente di lavoro si avranno lavoratori con diritti diversi». E in serata il numero due della Uil, Adriano Musi, ha definito inaccettabile a proposta dell’Esecutivo. «Se il Governo unisce il dissenso sull’articolo 18 e il dissenso sulle pensioni – ha avvertito Pierpaolo Baretta (Cisl) – saremo obbligati a risposte efficaci, ma confido ancora che si tenga conto di una possibilità di un’intesa agendo con il buon senso».
    Decontribuzione del 3-5% sui neo-assunti.
    Maroni ha confermato che il Governo è intenzionato a far scattare una decontribuzione del 3-5% sui neo-assunti a tempo indeterminato che destinino il Tfr ai fondi pensione lasciando invariati gli "assegni". La copertura sarebbe assicurata agendo sulla fiscalità generale. «Silenzio-assenso» per il Tfr. Confermato il ricorso al meccanismo del «silenzio-assenso» per destinare il Tfr ai fondi.
    «Opzione» legata a contratti a tempo.
    Ieri il Governo ha prospettato l’ipotesi di prevedere il ricorso a un nuovo contratto della durata di almeno due anni per i lavoratori che, pur in possesso dei requisiti di "anzianità" decideranno di optare per la prosecuzione dell’attività e beneficiare del "bonus" contributivo e fiscale. Separazione tra previdenza e assistenza. L’ultima versione della delega prevede che deve essere completato il processo di separazione delle voci previdenziali da quelle assistenziali.
    Cumulo per gli "statali" fino a 67 anni.
    Progressivamente anche i pensionati di anzianità dovrebbero poter cumulare il trattamento con un altro reddito da lavoro. L’ultima bozza prevede l’estensione dell’abolizione del divieto di cumulo anche per gli "statali" fino a 67 anni per i dipendenti e fino a 70 anni per i dirigenti.
    Rivisti i compiti della Covip. Dovrebbe scattare una rimodulazione dei compiti della Covip. Gli altri punti del piano-Maroni dovrebbero restare invariati.
    Marco Rogari
    Mercoledí 19 Dicembre 2001
 
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