Pensioni, i sindacati dicono «no»

30/09/2003



  Economia




30.09.2003
Pensioni, i sindacati dicono «no»

di 
Felicia Masocco


 Tre giorni per discutere «premesse blindate», di un obiettivo ormai deciso dal governo e dato per irrevocabile, ovvero elevare a 40 anni l’età contributiva per andare in pensione a partire dal 2008. Questo si sono sentite proporre Cgil, Cisl e Uil ieri a palazzo Chigi per l’illustrazione – ancora una volta senza documenti scritti – della manovra economica e degli interventi sulle pensioni. E questo hanno ascoltato dalla voce del premier diffusa a reti unificate. Il primo round del tavolo-farsa è per domani alle 14, ma sabato mattina subito dopo il varo dei provvedimenti i sindacati riuniranno le segreterie unitariamente per mettere a punto le tappe di una lunga mobilitazione. La rottura, voluta dall’esecutivo, è nei fatti, si tratta solo di formalizzarla così come le date delle iniziative per contrastare gli intenti del premier e dei suoi uomini. Anzi, molto più di intenti considerato il messaggio televisivo del premier.
La sortita mediatica di Berlusconi potrebbe accelerare gli eventi, compresa la proclamazione di uno sciopero già da oggi o l’annuncio di non prendere parte al tavolo con il governo: Cgil, Cisl e Uil decideranno stamattina quale risposta dare, sicuramente invieranno a palazzo Chigi il documento unitario con le proposte e le richieste dei sindacati su pensioni, inflazione, sviluppo e sanità e chiederanno la diretta televisiva per la manifestazione che sabato pomeriggio porterà a Roma i sindacati europei (Ces) a difesa del Welfare. Considerato come sono andate le cose, il corteo diventerà punto di partenza di una campagna che nella «scaletta» dei sindacati accompagnerà la Finanziaria e il provvedimento sulle pensioni fino alla loro approvazione definitiva. Sempre ai primi di ottobre potrebbero esserci assemblee di due ore nei luoghi di lavoro e tra il 20 e il 24 i lavoratori di tutte le categorie potrebbero essere chiamati a fermarsi per quattro ore su base regionale. Pronta allo sciopero è anche l’Ugl, il sindacato di area An.
La manifestazione di sabato sarà quindi il primo momento di protesta contro le politiche economiche e sociali del governo di destra, «è inevitabile caricare quella manifestazione anche di questo significato», ha spiegato il leader della Cgil Guglielmo Epifani al termine dell’incontro a palazzo Chigi. «Il cuore dell’intervento del governo prevede a partire, dal 2008, dell’innalzamento a 40 anni per le pensioni di anzianità eliminando il requisito congiunto previsto dalla Dini dei 35 anni di contributi per i 57 anni di età», è una filosofia «non condivisibile», che non affronta le priorità ovvero «il rafforzamento del secondo pilastro o una revisione dei contributi per gli autonomi». La proposta è bocciata all’unisono, con la Cgil anche da Cisl e Uil, «l’unico motivo vero che spinge il governo a decidere attraverso questo documento e con la modifica alla legge delega è nei fatti solo di carattere finanziario». «Avendo convenuto – continua Epifani – un disavanzo all’Ecofin, nel momento in cui questo tetto viene sforato, c’è bisogno di assicurare l’autorità europea attraverso un intervento pesante che cambia strutturalmente il sistema previdenziale italiano».
«L’architettura» della riforma Dini viene scardinata, si inseriscono nuove rigidità e si eliminano quegli elementi che nella fase di transizione attutivano i problemi di chi ha iniziato a lavorare molto presto e in attività pesanti. «Ci hanno messo di fronte al fatto compiuto, senza consultare i sindacati e scegliendo di fare tutto da soli», ha affermato il leader della Cisl Savino Pezzotta, «per un confronto serio ci vogliono mesi, altro che tre giorni, se il motivo della riforma non è far cassa, si poteva fare in cinque, sei mesi». Mandando a dire a Berlusconi che «il sindacato non è un ammortizzatore sociale», il segretario della Cisl non salva nulla: «Sarà una mobilitazione lunga e articolata», «faremo tutti gli scioperi che saranno necessari», ha detto Pezzotta spiegando che non ci sono solo le pensioni. Di tavoli infatti ne il governo ne ha proposti tre, uno su prezzi e tariffe «ma senza includere la partita fiscale c’è da chiedersi a che cosa serva», ha commentato il segretario cislino; l’altro è sullo sviluppo, seguito assai tardivo del documento sulla competitività che le confederazioni sindacali hanno siglato con Confindustria nel giugno scorso. «Credo che lo sciopero generale sia a questo punto inevitabile. E credo che sabato mattina nella segreteria unitaria decideremo in questo senso», ha infine sintetizzato Luigi Angeletti sottolineando le differenze «sostanziali (con il governo, ndr) non solo sulla terapia inadeguata, ma soprattutto sulle motivazioni, infondate» della riforma previdenziale.

Ieri il governo ha incontrato anche Confindustria, spostando all’ultimo momento l’appuntamento dal pomeriggio alla mattina, cosa per nulla gradita in viale dell’Astronomia. Gli industriali si sono detti anch’essi insoddisfatti, la riforma delle pensioni non avrebbe a loro avviso quel carattere di «strutturalità» tanto agognato.