Pensioni, i sindacati contro il piano Maroni

28/03/2003

              28 marzo 2003

              Pensioni, i sindacati contro il piano Maroni
              No al taglio dei contributi, no all’obbligatorietà del Tfr nei fondi.
              Il ministro non ci sente

              Raul Wittenberg
              ROMA Le pensioni ricompattano i sindacati
              contro il governo di centro destra,
              trascinando nel no anche i suoi
              elettori rappresentati da confederazioni
              come la Ugl. Ieri Cgil Cisl e Uil hanno
              presentato all’Esecutivo il documento
              unitario con le loro osservazioni alla
              legge delega sulla previdenza arrivata
              dalla Camera a Palazzo Madama, dove
              gli stessi sindacati hanno potuto illustrare
              il loro punto di vista.
              No al taglio dei contributi per i
              nuovi assunti, no all’obbligo universalistico
              di versare la liquidazione (Tfr) in
              un Fondo complementare, no alla parificazione
              tra Fondi chiusi negoziali e
              Fondi aperti, no all’inserimento delle
              polizze vita nei benefici riconosciuti al
              risparmio previdenziale. In particolare
              il «netto dissenso» sulla decontribuzione
              pesa come un macigno sul progetto
              del governo, con il ministro del Welfare
              Roberto Maroni fino deciso ad andare
              fino in fondo sul contraddittorio provvedimento.
              La battaglia che si annuncia nell’imminente
              confronto con il governo non
              impedisce ai sindacati di sottolineare il
              risultato delle «forti pressioni esercitate
              unitariamente»: il lavoratore che resta
              al lavoro pur avendo i requisiti per la
              pensione di anzianità non deve più sottostare
              al consenso del datore di lavoro
              stipulando un nuovo contratto, «né il
              governo nè alcuna forza politica finora
              hanno messo in discussione le regole
              attuali per le pensioni di anzianità, nè
              abbiano attuato ipotesi di disincentivi
              per l’accesso alla pensione». Inoltre si
              devono versare contributi previdenziali
              anche per i lavoratori associati in parte-
              cipazione o che svolganop lavori occasionali.
              Tuttavia, deve essere precisato
              che l’aumento della contribuzione per i
              lavoratori parasubordinati deve essere
              dedicato esclusivamente alle loro pensioni.
              Invece il taglio dei contributi è considerato
              «una misura che mina il delicato
              equilibrio realizzato con le riforme
              già fatte, mettendo in discussione sia la
              sostenibilità finanziaria del sistema sia
              la necessità di garantire pensioni adeguate
              a tutti i lavoratori compresi i più
              giovani che avranno la pensione calcolata
              sull’insieme dei contributi versati
              nell’arco di tutta la loro vita lavorativa».
              Su questo argomento, quindi, non esistono
              margini di trattativa. Tuttavia il
              problema del peso contributivo sul costo
              del lavoro esiste, ma può essere ridotto
              «attraverso forme di fiscalizzazione,
              da verificare in sede di trattativa
              tenendo conto anche dei suggerimenti
              della stessa Commissione europea».
              La previdenza complementare si
              deve sviluppare, anche con il conferimento
              della liquidazione purché sia
              «volontario», essendo «inaccettabile
              che il Tfr cambi natura diventando, in
              modo obbligatorio, capitale di rischio»
              senza le garanzie di rendimento che ora
              ha il Tfr. I sindacati sono anche contrari
              alla «parificazione» prevista nella delega
              tra i fondi aperti e i fondi negoziali,
              fino a quando anche i Fondi aperti non
              saranno sottoposti ai vincoli di trasparenza
              dei Fondi chiusi.
              Secondo la segretaria della Cgil Morena
              Piccinini, governo e Parlamento
              potranno non tener conto delle proposte
              unitarie dei sindacati sulla delega
              previdenziale, l’Esecutivo «non potrà dire
              che è la sola Cgil a sostenere che
              questo provvedimento è ingiusto e impopolare».
              «Mi auguro – ha aggiunto -che
              l’incontro annunciato dal ministro
              Maroni sia confermato in tempi brevi e
              possa costituire una occasione di confronto
              vero». Per il suo collega della
              Cisl Pierpaolo Baretta la priorità del
              confronto è «correggere i punti critici
              della delega», il documento unitario e
              l’ok di Maroni all’incontro «sono segnali
              importanti che possono aprire una
              fase nuova». Il numero due della Uil
              Adriano Musi, uscendo dalla audizione
              in Senato, ha spiegato che il vero destinatario
              del documento è il governo,
              considerando che il sistema previdenziale
              non ha bisogno di una ulteriore
              riforma. Il vicesegretario della Ugl Renata
              Polverini esprime «amarezza» perché
              il governo non ha recepito le indicazioni
              del sindacato, a cominciare dal no
              alla decontribuzione e all’obbligo di
              conferire il Tfr ai Fondi complementari.
              Il senatore Ds Giovanni Battafarano
              dal canto suo ha assicurato sulle «ragionevoli»
              osservazioni dei sindacati il sostegno
              del gruppo dell’Ulivo, che «darà battaglia
              per modificare l’impianto predispostodal
              governo».