Pensioni, i numeri della riforma

05/12/2003


VENERDÌ 5 DICEMBRE 2003

 
Pagina 3 – Economia
 
 
IL DOCUMENTO
Ecco il Programma di stabilità del governo italiano trasmesso all´Unione europea

Pensioni, i numeri della riforma ma per la sanità è allarme spesa
          Tremonti conferma l´impegno ad eliminare definitivamente le "una tantum" dal 2006
          LUIGI MAYER


          ROMA – Ecco la riforma delle pensioni "raccontata" a Bruxelles da Giulio Tremonti, con le ragioni che la rendono necessaria ed i risparmi che intende ottenere. Ed ecco le nuove proiezioni sulla "mina sanità", che nei prossimi decenni è destinata ad abbattersi sui conti pubblici dell´Italia con impatto analogo, se non superiore, a quello della previdenza. Ecco, infine, gli scenari alternativi a più breve termine (2004-2007) su crescita e deficit: il più ottimistico prevede il pareggio di bilancio con un anno di anticipo (nel 2006) rispetto alle attuali previsioni; il più pessimistico stima un disavanzo ancora vicino all´1% del Pil nel 2007.
          C´è tutto questo, e di più, nel programma di stabilità che il ministro dell´economia ha appena trasmesso a Bruxelles: 44 pagine zeppe di tabelle, stime aggiornate, grafici, analisi che fotografano l´economia ed i conti pubblici italiani sia nel futuro immediato che in quello di lungo periodo. Nel documento inviato alla Commissione Ue – che dovrà esaminarlo nelle prossime settimane per poi sottoporre al Consiglio Ecofin i suoi giudizi di merito – c´è la fotografia in numeri di un fenomeno, l´invecchiamento della popolazione, che «nei prossimi decenni sarà particolarmente accentuato ed eserciterà effetti significativi sulle finanze pubbliche» dell´Italia e ne metterà alla prova la sostenibilità. E dalle stesse carte, sostenuta attraverso analisi e simulazioni tecniche, emerge con molta chiarezza il "pacchetto" che il governo propone all´esecutivo europeo: l´impegno a riforme di natura strutturale in cambio di una maggiore tolleranza sugli obiettivi di deficit e, soprattutto, sulla qualità delle misure di consolidamento del bilancio.
          Invecchiamento, l´impatto sui conti. La tabella sulla dinamica della spesa pubblica per pensioni, sanità, istruzione e sussidi di disoccupazione accende i riflettori sull´Italia del futuro. Un´Italia in cui, nel periodo 2002-2050, l´aspettativa di vita crescerà di cinque anni per gli uomini (da 75,9 a 81) e di quattro per le donne (da 81,9 a 85,9). In questa società sempre più anziana, il rapporto fra gli "over 65" e la popolazione fra 20 e 64 anni schizzerà dal 29,7% al 66,8%.
          Ecco dunque la spesa pensionistica crescere dal 14,1% del Pil nel 2002 al "picco" del 16,1% nel 2034, per poi ridiscendere al 14,1% nel 2050. La spesa sanitaria, le cui ultime proiezioni sono ritoccate verso l´alto dal governo, passa dal 6,3% del Pil nel 2002 all´8,1% di fine periodo. «I risparmi derivanti in futuro dalle spese per istruzione per la minor popolazione in età scolare – sottolinea il documento di Tremonti – non riusciranno a bilanciare gli aggravi dovuti alle spese sanitarie». E se ci si concentra solo sul periodo fino al 2035 «la pressione sulle finanze pubbliche è ancora più marcata». Le simulazioni degli economisti di Tremonti mostrano cosa succederebbe al debito pubblico italiano «in presenza di significativi peggioramenti dell´avanzo primario», ovvero del saldo di bilancio al netto della spesa per interessi. Se questo calasse al 2,5% del Pil nel 2008 (invece di tornare oltre il 5% come previsto oggi) il debito potrebbe raggiungere nel 2050 il 150% del Pil.
          Gli effetti della riforma. Il programma di stabilità descrive le caratteristiche del progetto di riforma previdenziale: a partire dal 2008, si potrà andare in pensione a 65 anni per gli uomini e 60 per le donne, oppure con 40 anni di contributi. Le pensioni di anzianità saranno «soggette a forti penalizzazioni in quanto i trattamenti verranno calcolati integralmente in base al regime contributivo». Gli effetti della riforma – spiega Tremonti alla Commissione Ue – «cominceranno a manifestarsi progressivamente a partire dal 2008» e «l´incidenza della spesa pensionistica sul Pil si ridurrà fino ad un massimo di 0,7 punti percentuali rispetto a quanto previsto senza riforma». «La proposta di riforma – è la conclusione del documento – riduce la pressione della spesa previdenziale sulle finanze pubbliche nel lungo periodo». Ed il debito pubblico potrebbe scendere sotto il 60% del Pil nel 2018 «due anni prima di quanto accadrebbe con l´attuale regime».
          Scenari su crescita e deficit. Il quadro macroeconomico su cui è fondato il piano di stabilità è quello della Relazione previsionale e programmatica. Il pil cresce dello 0,5% nel 2003 per accelerare all´1,9% nel 2004, al 2,2% nel 2005 fino al 2,6% nel 2007. E l´indebitamento netto scende dal 2,5% del Pil nell´anno in corso al 2,2% il prossimo (la Commissione stima il 2,8%), all´1,5% nel 2005 fino al pareggio del 2007.
          Ma il documento, che descrive nel dettaglio la manovra 2004 e le misure in essa previste, presenta anche due scenari alternativi. Il primo, ottimistico, ipotizza una crescita del Pil che nel periodo 2004-2007 è superiore di mezzo punto percentuale rispetto allo scenario di base. In questo caso, il deficit cala al 2,1% nel 2004 ed all´1,1% l´anno successivo: nel 2007, lo scenario "roseo" segna il ritorno in attivo del bilancio italiano (+0,8% del Pil). Il secondo percorso, più pessimistico, lima di mezzo punto al ribasso le attuali ipotesi di crescita: nel 2004, il disavanzo sale al 2,5% e scende assai più lentamente negli anni successivi, tanto che nel 2007 i conti pubblici evidenziano ancora un passivo dello 0,9% del Pil.
          Via le una tantum dal 2006. Il governo rinnova l´impegno con Bruxelles ad eliminare progressivamente le misure "una tantum": nel 2005, Tremonti le stima in circa mezzo punto di Pil contro un punto di interventi strutturali. Dal 2006, secondo le promesse di Roma, gli interventi di natura straordinaria (vendite di immobili e condoni vari) dovrebbero scomparire in modo definitivo.
          Per la prima volta in un documento europeo, l´esecutivo presenta anche il progetto di un Conto Patrimoniale delle Amministrazioni Pubbliche: «La Pubblica Amministrazione – osserva il documento – possiede un ingente attivo, finanziario, materiale ed imateriale sul quale la conoscenza è stata finora molto scarsa». Le stime preliminari di Via XX settembre indicano in 1.738 miliardi di euro l´attivo totale delle amministrazioni pubbliche e in 1.428 miliardi il passivo: il patrimonio netto ammonta quindi a circa 310 miliardi di euro.