Pensioni, i conti non tornano

03/11/2003

 
3 novembre 2003
Pagina 11 – Economia
 
Pensioni, i conti non tornano
Scontro Lega-An sui risparmi
Alemanno a Berlusconi:"Convoca i sindacati"
          Polemica sull´impatto della riforma dopo le stime della Ragioneria. Maroni:conti ok
          Finanziaria, riprende l´esame al Senato. Domani vertice di maggioranza

          PAOLO GRISERI

          ROMA – Nuovo scontro tra An e Lega sulle pensioni. L´occasione è la relazione tecnica di accompagnamento alla riforma previdenziale che stima in 9 miliardi di euro annui (0,7% del Pil) i risparmi ottenibili a regime con la proposta Tremonti-Maroni. Una cifra più bassa dei 12 miliardi (equivalenti a un punto di Pil) annunciati inizialmente dal governo. «Solo 9 miliardi?», ha chiesto ieri il ministro di An Gianni Alemanno. «Se è così – ha proseguito – è necessaria una verifica politica. Lunedì (oggi n.d.r.) ne parlerò con il presidente Fini. La diminuzione dei risparmi da 12 a 9 miliardi mi lascia molto stupito e spero che i calcoli usciti sui giornali siano errati».
          Eppure è stato lo stesso Maroni, ieri, a confermare l´esattezza di quei conti: «C´era un´ipotesi iniziale che prevedeva un risparmio di 12 miliardi – ha detto il ministro del Welfare – ma successivamente abbiamo scelto, concordandola con la stessa Ragioneria, una strategia diversa che consente di risparmiare 9 miliardi». Per questo, secondo il ministro leghista, «i risparmi previsti sono sufficienti e non c´è nessun motivo di allarme». Una precisazione che non ha tranquillizzato affatto Alemanno: «La riduzione di risparmi di cui parla Maroni non è mai stata comunicata alla delegazione di An al governo». L´irritazione di An sembra legata al fatto che riducendo l´impatto della riforma sui conti si incassano le conseguenze negative sull´opinione pubblica senza grandi vantaggi contabili. Il gioco non vale la candela? «Non mi sento di dire questo – risponde Alemanno – ma certamente vogliamo capire bene quali sono gli effetti di questa riduzione. È una questione troppo delicata, con i sindacati in rivolta. E vorrei sapere per quale motivo siamo stati tenuti all´oscuro della novità. Per questo è necessaria una verifica politica». Nel tentativo di «recuperare il dialogo» con le organizzazioni dei lavoratori lo stesso Alemanno ha proposto ieri «che sia Berlusconi a convocare i sindacati per verificare se hanno delle controproposte in materia pensionistica». Per parte sua Maroni ha risposto che «se i sindacati hanno proposte alternative siamo lieti di ascoltarle, ma non possono solo lanciare allarmi ingiustificati».

          Il riferimento del ministro del welfare è anche alle preoccupazioni di Cgil, Cisl e Uil per una possibile modifica delle norme sulla cassa integrazione che, secondo l´opposizione, «potrebbero comportare una riduzione di 700-800 euro all´anno nelle entrate dei cassintegrati». Maroni è tornato a smentire ieri questa ipotesi («per la cassa integrazione non cambia nulla») ma la polemica non sembra placarsi. Il ministro leghista ha invece evitato di rispondere alla lettera delle segreterie di Cgil, Cisl e Uil che gli chiedono ragione del taglio di 250 milioni di euro previsto per il fondo degli ammortizzatori sociali: «È una lettera fantasma, non ho ricevuto nessuna lettera», ha risposto Maroni. Aggiungendo: «Quando la leggerò ne discuteremo».
          Al Senato intanto riprende oggi l´esame della Finanziaria con ancora molti nodi da sciogliere: un vertice di maggioranza dovrebbe svolgersi al riguardo domani, al ritorno del ministro delle finanze Tremonti da Bruxelles. An ha riproposto ieri il cosiddetto «bonus-nonno», l´assegno da corrispondere alle famiglie che scelgono di assistere in casa gli anziani invece di ricoverarli nelle case di riposo. A disposizione del «bonus» ci sarebbero, secondo il partito di Fini, 150 milioni di euro. L´Udc annuncia invece che sta «studiando proposte per finanziare la ricerca e l´Università». Sembra slittare l´avvio del nuovo Istituto italiano di tecnologia: in questo modo si recupererebbero i soldi per il rinnovo del contratto delle Forze armate.