“Pensioni” I coefficienti ci sono bisogna solo calcolarli

16/01/2007
    martedì 16 gennaio 2007

    Pagina 2 – Economia/Oggi

    Gianni Geroldi

      Il presidente del nucleo di valutazione della spesa

        I coefficienti ci sono già,
        bisogna solo calcolarli

          Roma

          «Cercare di lavorare un po’ di più, creare più opportunità per gli over 50; rendere più stabili le carriere contributive; creare sistemi di solidarietà, quindi redistribuzione». Queste le direttrici su cui si lavorerà al tavolo previdenziale. Parola di Gianni Geroldi, presidente del nucleo di valutazione della spesa pensionistica. Geroldi non rivela se una trattativa informale sia già iniziata. Comunque la scelta del tavolo unico sembra «ragionevole», visto che «ci sono problemi che si intersecano. Nel caso dei precari bisogna garantire un po’ di reddito nei periodi di non lavoro».

          Il governo li porterà al tavolo i coefficienti?

            «I coefficienti non vanno portati, vanno semplicemente calcolati, sono già stati previsti. Non c’è molto da dire. Dal testo della legge è chiaro che i coefficienti non sono soggetti a grandi intepretazioni. In realtà sono una formula basata su determinati valori. Se cambiano i valori cambia il risultato. La speranza di vita è uno dei valori».

            Se è così, perché la Cgil è contraria?

              «Bisogna chiederlo alla Cgil. Dieci anni fa aveva detto di sì alla revisione decennale, oggi forse ha cambiato idea. La cosa in effetti è complicata. Bisogna trovare un ragionevole bilanciamento tra sostenibilità finanziaria e alcuni tipi di carriere che avranno tassi di sostituzione troppo bassi. È possibile inserire coefficienti aggiornati insieme a meccanismi di redistribuzione».

              Il limite di marzo non c’è più. È grave? Quando si chiuderà la partita?

                «Se lo scalone c’è da gennaio, il luogo per eliminarlo è la finanziaria. Si può chiudere quindi anche in autunno. Due o tre mesi non cambiano molto: le pensioni non sono il cataclisma che si pensa. Il rischio vero è sui mercati. Ma se ai mercati spieghiamo tutto e non ci facciamo trattare da loro come bambini dell’asilo, il rischio non c’è più».

                b. di g.