Pensioni, governo in retromarcia

16/05/2003
        VENERDÌ, 16 MAGGIO 2003
         
        Pagina 33 – Economia
         
        IL WELFARE
         
        Fini: "Vale solo la delega". Sacconi: "Ridicolo l´ultimatum dei sindacati"
         
        Pensioni, governo in retromarcia
         
        Maroni: un incentivo di 2.400 euro per ogni nuovo figlio
         
         
         
        La Confindustria: "Meglio parlarne dopo le elezioni"
         
        RICCARDO DE GENNARO

        ROMA – Il governo fa retromarcia sulle pensioni e torna a difendere la delega in discussione al Senato. Perlomeno fino al voto del 25 maggio. Dopo le dichiarazioni del presidente Silvio Berlusconi, che ha parlato esplicitamente di disincentivi alle pensioni di anzianità e l´«ultimatum» dei sindacati, che – senza una parola chiara del governo entro l´8 giugno – proclameranno uno sciopero generale nel mese prossimo, il vicepremier Gianfranco Fini, il ministro Rocco Buttiglione e il sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, tentano di calmare le acque. Dal canto suo, il ministro Roberto Maroni sposta l´attenzione sulla politica per la famiglia e annuncia l´idea di un incentivo di 2.400 euro in tre tranche per ogni bambino nato nei prossimi tre anni. La misura, non contenuta nel Libro Bianco sul Welfare predisposto dal sottosegretario Grazia Sestini, dovrà però in primo luogo trovare il consenso del ministro del Bilancio, Tremonti (ogni anno nascono 500-600mila bambini). Maroni parla di un provvedimento destinato alle sole coppie sposate e che non ha limiti di reddito (su questi due punti,però, la stessa Sestini è perplessa).
        Ma torniamo alle pensioni. Dopo aver definito, due giorni fa, la politica incentivi-disincentivi «l´unica possibile», Fini – in un´intervista a Panorama in edicola oggi – getta acqua sul fuoco e afferma viceversa che «si andrà avanti sulla delega presentata dal governo e firmata da Roberto Maroni». Per Fini, la polemica sulle pensioni è «la classica tempesta in un bicchier d´acqua», anche se è lui stesso – nella medesima intervista – a giudicare «auspicabile in ogni caso una presa di posizione dell´intera Ue perchè il problema non è solo italiano». La precisazione farebbe intendere che il taglio delle pensioni di anzianità non avverrebbe attraverso un emendamento alla delega, ma in una fase successiva e approfittando dell´eventuale sponda dell´Unione europea nell´ambito del semestre di presidenza italiana. Nella «Nota per una Masstricht delle pensioni» messo a punto dal duo Brunetta-Cazzola si parla infatti di verifica dell´efficacia delle misure contenute nella delega «in vista dell´eventuale introduzione dimisure di disincentivazione o di regole obbligatorie».
        Dopo la chiara presa di posizione del segretario dell´Udc, Marco Follini, favorevole ai disincentivi, Buttiglione, anch´egli Udc, corregge lievemente la rotta: «Abbiamo una spesa sociale drammaticamente sbilanciata. Se riuscissimo a realizzare l´obiettivo senza disincentivi sarebbe il top, ma se questo non avvenisse, sarebbe inevitabile introdurre dei disincentivi». Sacconi, tuttavia, definisce «ridicolo» l´ultimatum dei sindacati. «Il governo ha detto al sindacato – spiega Sacconi – che la discussione sulla delega previdenziale non procederà in Parlamento finchè è aperta questa fase di dialogo. Non c´è nessuna ragione di preoccupazione per il sindacato». Per il vicepresidente dela Confidustria, Francesco Rosario Averna, non ci sono dubbi: «Senza il meccanismo incentivi-disincentivi non si riesce a raggiungere l´obiettivo di contenimento della spesa pubblica, che è alla base di questa riforma pensionistica».