Pensioni, governo in apnea

28/07/2004


            mercoledì 28 luglio 2004

            Pagina 2 – Interni

            IL GOVERNO ALLA PROVA
            Pensioni, governo in apnea
            Berlusconi chiama Bossi, fiducia per superare il no leghista
            Il centrosinistra insorge e minaccia "ostruzionismo su tutto" se la devolution non slitterà a settembre
            Per tre volte i lumbard schierati con l´opposizione alla Camera sul decreto per la pubblica amministrazione
            Casini: comprendo le critiche, ma su questa materia non posso far nulla. Oggi il voto

            GIOVANNA CASADIO

            ROMA – Il governo è costretto a mettere la fiducia sulla riforma delle pensioni. Dopo l´escalation di ultimatum della Lega – l´ultimo dei quali dettato direttamente da Bossi, dalla sua stanza di ospedale a Lugano – Berlusconi corre ai ripari. Convoca un vertice di maggioranza all´ora di pranzo, a Palazzo Grazioli. Chiama a rapporto i ministri dell´Economia e del Welfare, Domenico Siniscalco e il leghista Bobo Maroni; il vice premier Fini e il successore di Bossi alle Riforme, Roberto Calderoli; il neo designato commissario Ue, il centrista Rocco Buttiglione; Bobo Craxi (Nuovo Psi); per il caffè arriva anche il leader dell´Udc, Marco Follini. Il solo modo per non compromettere la riforma previdenziale è la richiesta di fiducia. Sarà votata oggi alla Camera.

            Bossi, sentito al telefono dal premier, ha dato il via libera, scongiurando il rinvio a settembre della riforma, ma in cambio di «garanzie sul federalismo», che l´Udc al contrario vuole modificare. Ha così convinto il Carroccio a allinearsi dopo una giornata parlamentare in cui i lumbàrd hanno anche votato insieme all´opposizione tre emendamenti al decreto sulla Pubblica amministrazione. Governo battuto tre volte, e decreto da riesaminare al Senato entro la mezzanotte. «Un decreto-fogna», lo definisce senza mezzi termini Giancarlo Giorgetti, in questo momento il più vicino al Senatùr. Alla fine di un´altra giornata lacerante per la Casa delle libertà, il premier Berlusconi getta acqua sul fuoco: «La fiducia? Avevo preso un impegno con l´Ecofin. Mi sembrava fosse logico, l´avevo già annunciato molte volte». La riforma previdenziale insomma – ribatte Berlusconi – era già «nei patti» e «con Bossi non c´è nessuna incomprensione». Lui, il leader leghista «sta migliorando di giorno in giorno», assicura il presidente del Consiglio, che sorvola anche sulle tensioni della maggioranza: «Bene, si lavora». E nella riunione serale con il gruppo di Forza Italia apre un altro fronte: non esclude la fiducia sulla par condicio se gli alleati fanno le bizze.


            Quando nel pomeriggio a Montecitorio il ministro Maroni conferma («Sì, la Lega voterà la fiducia») e il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi la annuncia in aula, il centrosinistra insorge. Contesta sia il provvedimento nel merito che il metodo adottato dal governo. Dagli scranni di Ulivo e Rifondazione si levano i cori di «vergognatevi». «State trascinando il paese in una crisi sempre più grave: siete la malattia. Per cortesia fate le valigie e andatevene», interviene Violante (Ds). Castagnetti (Margherita) si rivolge a Casini, il presidente della Camera, chiedendogli di difendere la funzione del Parlamento svuotato in «questo ignobile baratto tra due argomenti di importanza capitale, pensioni e riforme». «Governo pericoloso», incalza Giordano (Prc).


            Fatica Casini a riportare la calma e osserva: «Comprendo le critiche dell´opposizione però al presidente della Camera non si può chiedere di intervenire sul governo in materia di fiducia». Poi con una battuta: «Nella scorsa legislatura vi furono 20 voti di fiducia, questa è la dodicesima, però state recuperando il tempo perduto». In serata, i capigruppo dell´opposizione pongono a Casini la richiesta di fare slittare a settembre l´esame in aula della devolution (la Lega ha imposto venerdì la discussione generale), ancora oggetto di trattativa politica nella Cdl. «O il rinvio o ostruzionismo su tutto» cioè sul Dpef (che il consiglio dei ministri dovrebbe varare domani sera) e sul decreto Alitalia, sul quale la Lega è contraria.