Pensioni: governo a caccia di due miliardi

18/06/2007
    lunedì 18 giugno 2007

    Pagina 33 – Economia

      Da domani la trattativa no-stop. In campo anche l´ipotesi delle "quote" per superare la Maroni

        Pensioni, per passare agli "scalini"
        governo a caccia di due miliardi

          E nel mirino finiscono i privilegi dei dirigenti d´azienda

            ROBERTO MANIA

              ROMA – Governo alla ricerca di nuove risorse per passare dallo scalone, che scatterà dal 2008 con l´innalzamento dell´età per la pensione di anzianità da 57 a 60 anni, agli scalini (aumento meno brusco dell´età). Un´operazione che – secondo le stime elaborate alcuni mesi fa dall´Inps – costerà più di due miliardi di euro nel triennio 2009-2011, senza considerare le pensioni pubbliche erogate dall´Inpdap. Di certo è su questo terreno – quello delle risorse – che si gioca da domani a Palazzo Chigi la partita decisiva sulla previdenza, con l´avvio del negoziato no stop.

              In particolare il dossier dell´Inps prevedeva, nel passaggio dallo scalone agli scalini, di dovere sborsare 67 milioni in più nel 2009, 782 milioni nel 2010 e circa 1,5 miliardi nel 2011.

              L´impianto di fondo del "pacchetto Damiano" è stato sostanzialmente accolto dai sindacati, ma è chiaro che tutto dipenderà dai soldi disponibili, sapendo che sarà difficile far arretrare il titolare dell´Economia, Tommaso Padoa-Schioppa dalla linea del rigore. I 2,5 miliardi dell´extragettito destinati alla spesa sociale sono già stati impegnati: 1,3 andranno ad aumentare le pensioni basse da lavoro di circa due milioni di pensionati, con un appesantimento delle rispettive buste paga in media tra i 50 e i 60 euro; 600 milioni serviranno per gli interventi a favore dei giovani (totalizzazione dei contributi, riscatto laurea meno oneroso, incremento dell´aliquota contributiva dei parasubordinati).

              L´idea del governo è di aumentare l´età per l´uscita dal lavoro con tre passaggi: 58 anni dal 2008, 59 dal 2009 e 60 dal 2010, tutti con 35 anni di versamenti contributivi. Nello stesso tempo non ha escluso l´alternativa tecnica delle cosiddette "quote", suggerite dalla Cisl: si va in pensione di anzianità quando la somma tra l´età e i contributi arriva a 95 o 96 (per esempio: 60+35, oppure 59+36 e così via).

              Le diverse soluzioni tecniche saranno condizionate dalle risorse. Il ricorso alla fusione tra gli enti previdenziali (il cosiddetto SuperInps) potrebbe garantire a regime (stando a stime della presidenza del Consiglio) circa due miliardi di euro. L´opposizione di una parte del sindacato (soprattutto la Cisl) renderà l´operazione meno fluida del previsto. Tra le ipotesi l´aumento dei contributi sui parasubordinati che, con l´ultima Finanziaria, sono già passati dal 18 al 23 per cento. Difficile quantificare quanto potrà arrivare dalla lotta ai privilegi nel sistema previdenziale. La Cgil insiste perché si tocchino i rendimenti dei pensionati dell´ex Inpdai (il fondo dei dirigenti d´azienda) confluito nell´Inps mantenendo regole ancora vantaggiose, nonostante già nell´anno prima di entrare nell´Inps il saldo di gestione registrasse un disavanzo di un miliardo.