Pensioni, fronte unico dei sindacati

23/05/2003

 
 
      Pagina 10 – Economia
 
 
      Pensioni, fronte unico dei sindacati Delusa la Cgil, per Cisl e Uil possibile un "nuovo patto sociale"
          RICCARDO DE GENNARO

          ROMA – «Sulle pensioni non ci divideremo. Maroni ipotizza un accordo soltanto con Cisl e Uil? Impossibile. La nostra posizione è chiara e unitaria». All´uscita dall´assemblea della Confindustria il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, giura sull´unità sindacale a difesa delle pensioni. Poco prima il presidente degli industriali, Antonio D´Amato, ha aperto ufficialmente le ostilità: «Ci vuole una riforma strutturale delle pensioni prima della Finanziaria». E si sa che quando si dice «strutturale» s´intende un taglio alle pensioni di anzianità: «È un invito disastroso, una riforma aprirebbe un conflitto senza precedenti», commenta Angeletti.
          I sindacati respingono anche la proposta D´Amato di una rinuncia agli incentivi per le nuove assunzioni in cambio della decontribuzione per i giovani neoassunti. Le assicurazioni sulla tenuta dell´unità sindacale si limitano, però, al solo tema delle pensioni. Le valutazioni di Epifani, Pezzotta e Angeletti sugli altri punti della relazione D´Amato divergono non poco. «Deludente», la definisce il segretario generale della Cgil, Epifani, che è giunto con quasi un´ora di ritardo a viale dell´Astronomia e ha preferito non sedersi. «Ci sono delle aperture», dichiara il numero uno della Cisl, Pezzotta, che ha applaudito alcuni passaggi del discorso del presidente della Confindustria. «Migliore dell´anno scorso, quando D´Amato chiedeva soltanto più flessibilità e meno tasse», sintetizza Angeletti. Insomma, Cisl e Uil individuano la possibilità di «un nuovo patto sociale», mentre la Cgil – accusata ancora una volta da D´Amato di «voler soltanto affermare la sua presenza politica» – giudica la Confindustria incapace di un´analisi seria dei problemi aperti.
          Epifani ironizza sulle parole di D´Amato riguardo al referendum per l´estensione dell´art.18 alle piccole imprese: «Ha fornito un elemento in più a chi vuole votare sì». Sull´articolo 18 D´Amato ha infatti sostenuto che «oggi ci si accorge che non è un diritto fondamentale: però dopo il 15 giugno, dopo che la maggior parte degli italiani avrà votato no o detto no al referendum non andando a votare, sarà più facile riparlarne». Il leader della Cgil denuncia poi «la difficoltà che ha D´Amato nel riconoscere una dignità alle posizioni diverse dalla sua». Riconosce, tuttavia, che il tavolo aperto con Confindustria su ricerca, innovazione, formazione e Mezzogiorno «è a buon punto: credo che l´accordo si possa fare, non tanto perché la Confindustria lo meriti, ma per il futuro delle imprese». Pezzotta prevede che sarà pronto entro 15 giorni e giudica «opportuno un dibattito parlamentare sull´economia». Il segretario Cisl, che ha ricevuto la solidarietà di D´Amato e Berlusconi per i fischi nei suoi confronti e gli attentati alle sedi, sollecita anche il ritorno alla pace sociale: «La conflittualità è ormai a livelli eccessivi e rischia di essere un freno al rilancio economico».