“Pensioni” Ferrero si schiera con Epifani

08/03/2007
    giovedì 8 marzo 2007

    Pagina 37 – Economia

      IL CASO

        Il ministro della Solidarietà: quello che dice il leader Cgil è nel programma dell´Unione

          "Sulle pensioni niente diktat"
          Ferrero si schiera con Epifani

            ROBERTO MANIA

              ROMA – «Sulle pensioni ha ragione Epifani. D´altra parte ha detto quello che è previsto nel programma dell´Unione». Il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero (Prc), si schiera così con il leader della Cgil che ieri, in un´intervista a Repubblica ha avvertito il governo: «Se il ministro dell´Economia Padoa-Schioppa non cambia linea non ci sono margini di trattativa». Dunque, via alla proposta di aggiornare i coefficienti di trasformazione e no all´ipotesi di fissare oltre i 57 anni l´età minima per la pensione di anzianità.

              Ferrero non è il solo nel governo a comprendere le ragioni di Epifani. Il sottosegretario all´Economia, Alfiero Grandi (Ds), ha detto che il segretario della Cgil ha «posto un problema reale» e che «non è immaginabile procedere sul terreno economico e sociale senza il consenso dei sindacati». «Può essere questo – ha aggiunto Grandi – l´antidoto alle difficoltà "numeriche" che abbiamo al Senato».

              L´uscita di Epifani ha dato fiato a chi, nella maggioranza, punta ad una linea morbida sulla previdenza, cambiando anche il perimetro degli interventi. Il ministro Ferrero, per esempio, ha lanciato l´idea di tornare a ipotizzare un provvedimento sulle cosiddette "pensioni d´oro". «Non si può pensare – ha aggiunto – che tutti ricevono la stessa pensione. Né è possibile che il Fondo dei lavoratori dipendenti si accolli i conti completamente sbalestrati di quello dei dirigenti d´azienda». La questione previdenziale – è la tesi di Ferrero – va collocata per sua natura in una prospettiva di medio-lungo termine, nella quale, tra l´altro, il ruolo dei lavoratori immigrati avrà un peso ben superiore da quello delle stime che accompagnano la riforma Dini del ‘95. Perché i lavoratori immigrati sono cresciuti molto di più, quindi contribuiscono di più e, essendo giovani, per più tempo.

              La prossima settimana potrebbe partire il confronto. Resta il fatto che nella maggioranza si va ancora in ordine sparso. Non c´è una proposta condivisa sul merito e nemmeno sui tempi. A Tiziano Treu, senatore della Margherita, che ha suggerito di chiudere il negoziato prima delle amministrative, ha replicato Gianni Pagliarini del Pdci: «Non c´è alcuna urgenza». Pagliarini ha poi proposto una riunione di maggioranza prima degli incontri con le parti sociali.

              E ieri, intervenendo al congresso della Legacoop, Epifani non ha per niente smorzato i toni, ponendo anche un problema di metodo: «Non so se mai, come e quando si aprirà il tavolo con il governo, ma se si apre il confronto, deve essere una vera concertazione e al tavolo devono esserci tutti i soggetti. Sono il primo ad essermi stufato delle cene riservate a Palazzo Chigi in quattro, e degli incontri inconcludenti che non portano a niente». E ancora: «Non voglio essere una grande lobby, ma un soggetto trattato come gli altri».

              È scesa a fianco di Epifani, anche la Cisl che, con il segretario generale aggiunto, Pier Paolo Baretta, ha definito «incomprensibile il tergiversare del governo». «C´è davvero da domandarsi – ha aggiunto – se l´esecutivo sta cercando l´accordo con i sindacati, oppure il contrario».