“Pensioni” Fassino «Riformare non è tagliare»

15/01/2007
    sabato 13 gennaio 2007

    Pagina 10 – Economia

      La sinistra più radicale continua a frenare. Bianchi: va rispettato il programma dell´Unione

        Pensioni, Fassino va avanti
        "Riformare non è tagliare"

          Ferrero: Confindustria si lamenta con la pancia piena

          ROMA – Sabato il ministro Damiano (fassiniano doc) ha spinto per applicare la legge Dini sulle pensioni, la legge del ‘95. L´effetto concreto sarebbe un taglio degli assegni mensili del 6-8 percento a partire dal 2011 per i lavoratori che vanno in pensione con il sistema misto, retributivo e contributivo. E ieri ha battuto un colpo Piero Fassino in persona. Il segretario dei Ds chiede che la questione delle pensioni non venga accantonata, ma nega anche che l´Unione voglia tagliare: «Senza mettere a regime il sistema previdenziale sarà più difficile garantire pensioni dignitose a chi ha oggi una pensione e a chi la dovrà prendere domani o dopodomani». Ma affrontare la materia «non significa ridurre le pensioni, di oggi o di domani. Anzi».

          Neanche il vicepremier Rutelli parla di tagliare. Ma bisogna lavorare di più, quello sì: «Di fronte a un aumento della vita media così rapido, si dovrà adeguare l´età lavorativa, gradualmente e su base volontaria».

          Peccato che Manuela Palermi, capogruppo dei Verdi-Pdci al Senato, giudichi questa storia dei giovani una specie di ricatto: «Con il passaggio al sistema contributivo, ognuno prende la pensione per i contributi che versa. Bisogna smetterla di ricattare i pensionati con il discorso del futuro». Sottoscrivono i ministri della sinistra radicale. Di applicazione della legge Dini non vuole sentire parlare il ministro Bianchi, che rimanda al programma di governo dell´Unione. Come a dire: se intervento va fatto, questo deve essere in favore dei lavoratori. In concreto bisogna limitarsi ad eliminare lo "scalone" previsto dalla legge Maroni, quello che costringerà ad avere almeno 60 anni prima di lasciare il lavoro (l´innalzamento è previsto per il 2008). Sottoscrive il ministro Paolo Ferrero (Rifondazione): «Eliminare lo scalone – dice – è un obbligo. Le risorse? Ospite del programma di Lucia Annunziata "In mezz´ora", il ministro ricorda che le maggiori entrate fiscali non aspettano altro di essere ben usate. A proposito di Luca Cordero di Montezemolo, che ha giudicato nulli i risultati del vertice di Caserta, Ferrero nota: «Gli industriali hanno preso un bel po´ di risorse dalla Finanziara. Hanno l´abitudine di lamentarsi con la pancia piena».

          Avvilito dallo scontro tra i ministri, il verde Pecoraro Scanio cerca di rimettere ordine: «Ogni giorno la spariamo più grossa. Se dovremo fare una riforma, la realizzeremo in questi anni e non in questi mesi. Sarà una riforma dello stato sociale, non solo delle pensioni. E questo significa aumentare gli ammortizzatori sociali, ridurre il precariato, aumentare le pensioni miserevoli di alcune persone e, all´interno di questo disegno, incentivare ad andare in pensione più tardi».

          (a. fon.)