Pensioni: Età e tempi della delega, è ancora duello

15/01/2004



      Giovedí 15 Gennaio 2004
      ITALIA-POLITICA


      Età e tempi della delega, è ancora duello

      Pensioni – Il ministro leghista dopo il vertice della maggioranza: accordo su tutto, avanti rapidamente – Ma Alemanno frena


      ROMA – Lo "scalone" legato all’introduzione di «quota 40» di contribuzione dal 2008 e i tempi di approvazione della delega Maroni: sono i due nodi che anche il vertice di maggioranza di ieri al Senato sulle pensioni non è riuscito a sciogliere. Nella Cdl continuano a esserci sfumature diverse. Da una parte i ministri Giulio Tremonti e Roberto Maroni, presenti al vertice, che insistono sul vincolo di «quota 40» e definiscono di fatto chiuso il confronto con i sindacati; dall’altra An e Udc, che invece insistono sul dialogo sociale e invitano a percorrere strade alternative allo scalone improntate alla gradualità. Differenze confermate dalle dichiarazioni di Maroni e Gianni Alemanno. Per il ministro del Welfare ieri è stata raggiunta «un’intesa generale sulla riforma» nella maggioranza. Il ministro delle Politiche agricole di An, invece, afferma: «Anch’io sono ottimista» sul futuro della riforma, «ma l’intesa nella maggioranza è ancora da raggiungere». Il tutto mentre, nonostante le assicurazioni di Maroni, permane l’incertezza sui tempi di approvazione della riforma. Che rischia di essere bloccata dall’ormai prossima campagna elettorale. Oltre al duello sulle pensioni prosegue anche quello sulla proposta di Fini di avviare un tavolo per lo sviluppo prima del confronto sul Welfare. Maroni afferma: «Non ci sono tavoli o tavolini che precedono o seguono altri tavoli o tavolini». Scontro sul "tavolo Fini". «Fini ha detto che si riserva di precisare meglio la sua proposta. Vedremo», ha detto Maroni aggiungendo: «Di questa proposta non ne sono a conoscenza. Un’affermazione che non è affatto piaciuta a Savino Pezzotta, promotore del tavolo sul rilancio dell’economia. Pensioni, il rischio tempi lunghi. La delega potrà approdare in Aula al Senato solo, come chiesto dalla Lega Nord (e ribadito nel vertice), dopo il via libera alla devolution atteso per inizio febbraio. Conseguentemente il "sì" di Palazzo Madama alla delega-pensioni potrebbe arrivare intorno al 10-15 febbraio. E quello definitivo della Camera, dove il testo dovrà fare un nuovo passaggio, non potrà essere concesso prima della fine di febbraio quando, di fatto, sarà già partita la "volata" per europee e amministrative che potrebbe risucchiare la riforma. Maroni: c’è intesa, iter rapido. Alla fine del vertice Maroni ha detto: sulle pensioni la maggioranza ha raggiunto «un’intesa generale sui tempi e su tutto». E riferendo alla commissione Lavoro di Palazzo Madama sul confronto con i sindacati, ha aggiunto: non vedo problemi nella Cdl sui contenuti della delega. Il ministro ha poi ribadito «l’importanza di procedere in tempi rapidi», anche per far partire i super-incentivi. Alemanno: l’accordo ancora non c’è. «Stiamo lavorando, l’intesa è ancora da raggiungere», ha invece affermato Alemanno. Che ha aggiunto: «Dobbiamo riflettere e confrontarci per verificare un’intesa nella maggioranza e trovare una risposta giusta alle sollecitazioni dei sindacati». E anche l’Udc è convinta che occorra una riflessione approfondita. Tremonti: serve una riforma strutturale. Tremonti ha ribadito la necessità di una riforma strutturale, anche per mantenere gli impegni presi con la Ue. Tremonti ha tenuto duro su «quota 40» affermando di considerare difficile l’individuazione di alternative che garantiscano gli stessi risparmi. Il nodo dello "scalone". Anche Maroni frena sulla gradualità. Non a caso al termine del vertice il ministro del Welfare ha precisato: «A oggi è esclusa una modifica» dello "scalone" del 2008. Ma ha comunque aggiunto: «Siccome non si vota domani, vediamo cosa succede». A dire con chiarezza che «il vero problema» è lo "scalone" è stato Oreste Tofani (An). La Commissione punta alla gradualità. Il presidente della commissione Lavoro, Tomaso Zanoletti (Udc) ha detto che «l’intenzione di fondo è di tenere conto delle indicazioni emerse dal confronto con i sindacati». E in quest’ottica la commissione sembra intenzionata a individuare un’ipotesi di gradualità, alternativa a quota 40, lavorando su due fronti: quota 95-96 nel mix età-contributi e disincentivi. I correttivi in arrivo. Maroni ha confermato che il Governo presenterà (forse la prossima settimana) un emendamento con cinque correttivi: "silenzio-assenso" per l’uso del Tfr; parità fondi pensione chiusi e aperti; slittamento o sostituzione della decontribuzione; separazione previdenza-assistenza; rafforzamento della Covip; testo unico sulla previdenza. Conti e stime nel mirino del "Nucleo". Intanto le diverse previsioni dell’Inps e della Ragioneria sui conti previdenziali finiscono nel mirino del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale che ha l’obiettivo di fare chiarezza.

      MARCO ROGARI