“Pensioni” Epifani: «Il confronto col governo sarà duro»

08/02/2007
    giovedì 8 febbraio 2007

    Pagina 17 -Economia & Lavoro

    Epifani: «Il confronto col governo sarà duro»

      Al direttivo Cgil il segretario presenta il percorso da «affrontare come una vertenza»

        di Felicia Masocco

          VIETATO ILLUDERSI Il confronto con il governo «sarà duro», da affrontare come una vertenza. Al direttivo della Cgil Guglielmo Epifani dice che non c’è spazio per le illusioni. Il sindacato ha comunque dalla sua un documento unitario che gli consente una certa autonomia. Anche se, riconosce Epifani, «non tutte le differenze di giudizio sono state superate». E rivendica l’importanza di aver ribadito «le posizioni della Cgil». Su pensioni, pubblico impiego, precarietà. Una risposta a chi si ostina nell’ozioso gioco su chi, tra i tre sindacati, nella mediazione abbia ceduto di più. La «sintesi» non penalizza Corso d’Italia. Neanche sulla contrattazione. L’estensione di quella aziendale, una vera e propria sorpresa nella nuova strategia sindacale «è sempre stata negli orientamenti della Cgil», «l’idea di incentivarla per via fiscale è una buona soluzione che potrebbe diventare strategicamente rilevante se Confindustria sapesse coglierla», dice Epifani.

          Viale dell’Astronomia giudica positivamente il documento di Cgil, Cisl e Uil, ma avverte che sulle pensioni il confronto deve essere «realistico», «non si possono pensare soluzioni che comportino un aggravio della finanza pubblica», spiega il direttore generale Maurizio Beretta. Le soluzioni devono essere a costo zero.

          Insomma, non c’è solo il governo a cui tenere testa. I tavoli, che non si apriranno prima di una decina di giorni, dovranno registrare anche le posizioni delle imprese. Dall’esecutivo, intanto, il ministro Paolo Ferrero giudica la proposta sindacale «un’ottima base di partenza, in larga parte condivisa».

          Sulla legge 30 Epifani ha fatto un’altra puntualizzazione. Nel documento, la lotta alla precarietà nel settore pubblico e in quello privato viene assunta come «centrale. Anche da Cisl e Uil. «Combatterla nei contratti non significa rinunciare a combatterla anche sul fronte legislativo», replica poi il leader Cgil a chi ritiene che sul tema ci sia un cambiamento di strategia.

          Il direttivo si conclude oggi. Il consenso alla linea del segretario generale non dovrebbe subire sorprese. Anche se tra i riformisti la segretaria confederale Marigia Maulucci ha criticato la rigidità con cui viene affrontato il nodo dei coefficienti di calcolo delle pensioni. È contraria alla loro «intoccabilità». Per altri motivi, non condivide il documento il leader della Rete 28 aprile (area sinistra) Giorgio Cremaschi. «È ambiguo» «a maglie larghe», «lascia troppi margini a tutti». Sono sei i punti di dissenso, tra gli altri quello di richiedere al governo una posizione unitaria «perché se va bene è quella di Damiano, se va male è quella di Padoa-Schioppa». Fortemente contestata anche la scelta della parola «superamento» per lo scalone, ovvero per l’aumento da 57 a 60 anni di età (35 anni di contributi) per la pensione di anzianità. «Superamento -spiega – non vuol dire abrogazione. Così si rischiano gli scalini».

          La posizione che sembra prevalere nel dibattito è quella sintetizzata dal segretario confederale Achille Passoni. «È buon documento, è un valore in sé il fatto che sia unitario. Nonostante la vita tormentata del paese è rilevante che i sindacati riescano a dire insieme 3, 4 cose importanti e che sulle pensioni indichino una strada». Così come è rilevante puntare a uno sviluppo forte e reclamare più salario, più reddito. «Non siamo più nel ‘93 – conclude Passoni -. Si deve produrre ricchezza, anche aumentando la produttività. Ma poi va redistribuita».