Pensioni: Epifani boccia Rifondazione

13/07/2007
    venerdì 13 luglio 2007

    Pagina 6 – Primo Piano

    PREVIDENZA
    LA STRETTA FINALE

      Pensioni, Epifani
      boccia Rifondazione

        STEFANO LEPRI

        ROMA

        Dopo un anno che se ne discute, sulle pensioni siamo alla stretta. Oggi Romano Prodi presenterà la sua proposta finale al consiglio dei ministri, giocandoci la sorte del suo governo: ma ancora non ne preciserà tutti i dettagli. I sindacati sono disponibili ad accettarla, ma vogliono la garanzia che la proposta sia davvero accettata dall’intera maggioranza, senza altri margini di aggiustamento politico. Per questo una convocazione a Cgil, Cisl e Uil non è arrivata ancora. Prodi esporrà il suo piano nelle linee generali: sostituire alla legge Maroni, approvata dal centro-destra nel 2004, un più graduale percorso per raggiungere in sostanza lo stesso obiettivo. L’età minima per la pensione di anzianità, oggi a 57 anni, invece di salire subito a 60 anni dal 2008, ci arriverà a tappe. La maggior spesa, in media di circa un miliardo di euro all’anno nell’arco del prossimo decennio (con un picco tra il 2010 e il 2012), dovrebbe essere recuperata con altre misure sempre all’interno del sistema previdenziale.

        Una novità assoluta che è stata aggiunta nelle ultime ore, per aiutare a mantenere i conti in equilibrio, sarebbe il ritorno del divieto di cumulo tra pensione e altri redditi da lavoro, fino a 63 anni. Agirebbe come disincentivo (benché piuttosto facile da evadere) al lasciare l’impiego troppo presto. Deciso dal primo governo Prodi dieci anni fa, il divieto di cumulo era stato rimosso dal secondo governo Berlusconi. Altri risparmi verrebbero dal coordinamento degli enti previdenziali e da un nuovo aumento dei contributi per i precari.

        Su altri aspetti delle modifiche alla legge Maroni i tecnici hanno continuato ieri sera a esplorare ipotesi e varianti. Un primo punto certo è che dal 1° gennaio 2008 l’età minima per la pensione di anzianità, con 35 anni di contributi, salirà dagli attuali 57 anni a 58, non a 60. Il secondo punto certo è che continuerà a poter lasciare a 57 anni con 35 di contributi, anche in seguito, chi fa un lavoro usurante.

        Per i passaggi successivi restano aperte differenti soluzioni. Si parla di «tre scalini» in alternativa ai «due scalini più quote» su cui il negoziati si era concentrato nei giorni scorsi; e anche di «uno scalino più due quote». In versione scalino, il passaggio successivo farà salire l’età minima a 59 anni, dal primo luglio 2009. In versione quota, si avrebbe invece dal primo gennaio 2010 il passaggio a un requisito di 95 (somma tra età e anni di contributi). Il terzo passaggio porterebbe o l’età minima a 60 o la quota a 96.

        Un accordo con Rifondazione comunista non sembra più impossibile: «stiamo costruendo le condizioni per arrivarci» ha dichiarato ieri il capogruppo alla Camera Gennaro Migliore, prima uno die più oltranzisti. Però Cgil, Cisl e Uil vogliono che il via libera politico arrivi prima, in modo da poter poi firmare un accordo definitivo. «Rifondazione si fermi un momento» ha ammonito Guglielmo Epifani, leader della Cgil. Aiuta qui il gergo calcistico: i sindacati hanno dato un «assist» a Prodi, chiedono ora che lui se ne serva. E sì, «Gli assist vanno colti» ha risposto il presidente del consiglio.