Pensioni: Ecco il testo della nuova delega

12/12/2001
La Stampa web








(Del 12/12/2001 Sezione: Economia Pag. 15)
Pensionati, piano per uscire dal nero
Ecco il testo della nuova delega

ROMA I sindacati si attendevano per ieri sera la consegna della bozza di delega legislativa sulle pensioni. Un´attesa che è andata frustrata: in serata, al ministero del Welfare si lavorava a limature e modifiche di un testo che da qualche giorno fa la spola tra la stanza di Roberto Maroni e quella di Giulio Tremonti. Il testo verrà consegnato alle parti sociali stamani; e domani, a Palazzo Chigi, si tireranno le somme. La Stampa è tuttavia in grado di riferire i contenuti delle quattro cartelle della bozza di articolato, così come apparivano nello schema messo a punto in serata. Molti dei punti della «Delega al governo in materia previdenziale e ulteriori misure di sostegno alla previdenza complementare» riprendono le ipotesi già indicate da tempo alle parti sociali: al punto a) la «certificazione» dei diritti previdenziali acquisiti; al punto b) la facoltà per il lavoratore di optare per il proseguimento dell´attività lavorativa, con incentivi «consistenti in un regime fiscale e contributivo speciale». Il punto c) tratta la liberalizzazione dell´età pensionabile, prevedendo l´accordo preventivo dell´azienda se il lavoratore ha i requisiti per la pensione di vecchiaia, ma non ipotizzando invece un assenso del datore di lavoro per la prosecuzione dell´attività per chi ha i requisiti per la pensione di anzianità. Il punto d) garantisce al lavoratore che rinuncia al suo diritto che la futura pensione verrà calcolata con le regole attualmente vigenti (si presume più favorevoli), e non come voleva l´Economia con le regole definite al momento dell´approvazione della delega. Segue poi una novità: i potenziali pensionati che lavoreranno non conteranno ai fini della soglia dei 15 dipendenti, oltre la quale scatta l´applicazione dello Statuto dei Lavoratori. Verranno rivisti i coefficienti di trasformazione della legge Dini per tener conto di coloro che lavoreranno fino a 72 anni. Qualche novità anche sul cumulo tra pensione di anzianità e e redditi da lavoro, che verrà progressivamente abolito anche per il lavoro a collaborazione per chi è pensionato al 30 novembre 2001 o opterà per il rinvio della pensione. Il punto h) prevede l´aumento al 16,9% dell´aliquota contributiva per i «parasubordinati», i collaboratori coordinati e continuativi, che pagheranno come commercianti e autonomi. Sul tema «caldo» del Tfr, il testo ipotizza misure «anche di carattere obbligatorio» (ma al Welfare si ribadisce: la scelta dev´essere facoltativa) perché lavoratori e imprese conferiscano ai fondi pensione «quote maggioritarie» del flusso annuo per le liquidazioni, «con gradualità correlata agli oneri per le diverse tipologie di imprese». Tra le compensazioni per le imprese (specie quelle medie e piccole) si parla di agevolazioni fiscali, di facilitazioni creditizie, ma anche di «riduzione degli oneri contributivi». Su questo aspetto – contestato dai sindacati – il Welfare pensa a un taglio minimo (mezzo punto) della contribuzione pagata dalle imprese. Si agirà soprattutto sul fisco, riducendo l´Irpeg ed eliminando il monte salari dalla base imponibile Irap sin dal 2002. Fondi pensione: sarà più facile per un lavoratore spostarsi da un fondo «chiuso» contrattuale verso un fondo «aperto», e verrà ridefinita la disciplina fiscale. Il limite di reddito deducibile (fiscalmente esente se destinato ai fondi) verrà fissato in cifra assoluta, e sarà alleggerito il prelievo fiscale sui rendimenti. Il Welfare ha cassato la proposta dell´Economia di avvicinare la contribuzione reale di commercianti e autonomi alla (più elevata) aliquota di computo, accettando invece l´emendamento che prevede «misure specifiche volte all´emersione del lavoro nero dei pensionati». Roberto Maroni, infine, ha respinto la proposta di Tremonti di inserire tra due anni una «verifica» degli effetti dell´opzione tra lavoro e pensione di anzianità. All´articolo 2 – in conclusione – si stabilisce che i maggiori risparmi e le maggiori entrate derivanti dalla riforma saranno destinati a «riduzione del costo del lavoro a parità di livello medio delle prestazioni». Naturalmente, finché le parti sociali non riceveranno un testo dagli uffici di Maroni sono possibili ulteriori modifiche. Cgil-Cisl-Uil, ieri sera, ribadivano la loro radicale ostilità a possibili decontribuzioni a danno del valore delle pensioni e a disincentivi per chi comunque andrà in pensione di anzianità. E non c´è dubbio che alcune delle ipotesi contenute nella bozza della delega non saranno accolte favorevolmente. Secondo il viceministro all´Economia Mario Baldassarri – intervenuto alla presentazione del libro di Dino Pesole «I conti in regola» – se tutti gli aventi diritto rinviassero il pensionamento, lo Stato risparmierebbe ben 5.000 miliardi di lire. Il ministro Maroni, invece, ribadisce l´intenzione di varare misure sul Tfr che possano essere accolte sia dalle imprese che dai lavoratori. E Maroni ha presentato ieri alla Camera l´atteso emendamento sulle pensioni minime e la sanatoria degli indebiti Inps. Nessuna novità: l´aumento a un milione al mese andrà agli invalidi civili totali con più di 60 anni, ai pensionati al minimo e «sociali» oltre i 70. È previsto un anno di «anticipo» (massimo 5) ogni 5 anni di contribuzione previdenziale versata. Per godere dell´aumento, bisognerà non superare un reddito superiore ai 13 milioni annui (21,5 col coniuge), non considerando la «prima casa».
Roberto Giovannini
 

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