Pensioni, ecco a chi andrà l’aumento a un milione

31/10/2001










Pensioni, ecco a chi andrà l’aumento a un milione.

I tecnici di Welfare e Ragioneria hanno messo a punto il meccanismo: l’aumento andrà ai pensionati minimi e sociali sopra i 71 anni, con reddito inferiore a 13 milioni (21 col coniuge). Via alla sanatoria Inps.

di Carlo Parmeggiani


ROMA – Trovata finalmente la soluzione per l’aumento a un milione delle pensioni più basse. I criteri attraverso cui ripartire i 4 mila 200 miliardi stanziati con la finanziaria 2002 sono stati identificati questa mattina, nel corso di un lungo incontro fra i tecnici del lavoro, dell’economia e quelli della Ragioneria generale. E domani il ministro del welfare, Roberto Maroni, annuncerà in Senato la soluzione escogitata – seppur per grandi linee – ma rimanderà ancora la presentazione dell’emendamento alla manovra necessaria ad attivare il meccanismo del ritocco dei trattamenti.

Sono ancora necessari alcuni ritocchi alle tabelle e alle previsioni, ma soprattutto occorre spiegare ai sindacati dei pensionati – che si sono già lamentati per non essere stati interpellati – che i 71 anni sono una soglia sotto la quale non si può scendere, pena l’aumento del costo dell’operazione. Ciò che il governo non si può assolutamente permettere.

Detto che in realtà l’aumento sarà una "maggiorazione della maggiorazione sociale" che già i pensionati di reddito percepiscono a seconda dell’età (80, 160 o 180 mila lire), i tecnici ministeriali hanno sostanzialmente suddiviso la platea degli aventi diritto in tre fasce. La prima categoria interessata alla supermaggiorazione sarà quella degli invalidi civili totali e ciechi di età superiore ai 65 anni. La seconda fascia interesserà i titolari di pensione sociale di età superiore ai 71 anni, la terza i pensionati minimi, anche in questo caso oltre i 71 anni di età.

Fissata inoltre la soglia di reddito oltre la quale non si avrà diritto all’aumento: 13 milioni di reddito individuale, dal limite sarà esclusa la casa di abitazione. La soglia di reddito salirà a 21 milioni in caso di cumulo con il coniuge: una soglia sotto la quale potrà sostanzialmente restare solo chi ha una moglie o un marito titolare dell’assegno sociale, che ammonta attualmente a 656 mila lire mensili.

Il governo ha confermato quindi di aver scelto la strada di un mix fra età e, soprattutto, reddito, per evitare da un lato che l’aumento della busta paga diventi permanente, dall’altro che la norma possa confliggere eticamente e politicamente con le categorie del lavoro dipendente che hanno raggiunto la quota di un milione mensile di pensione attraverso il versamento di contributi per un determinato periodo di anni.

Definita anche la sanatoria Inps. Nell’incontro sono stati definiti anche i criteri per sanare il debito di circa 800 mila pensionati titolari di prestazioni legate al reddito (pensioni al minimo, maggiorazioni sociali sui minimi, trattamenti di famiglia, pensioni e assegni sociali, pensioni di reversibilità, assegni di invalidità, ecc), incappati nelle verifiche fiscali promosse dall’Inps. Il condono ripercorrerà le tracce di quello già concesso nel 1996. Gli arretrati già richiesti dall’Inps (bisognerebbe cominciare a pagare dal 1° novembre) non saranno dovuti da chi ha un reddito inferioriore ai 16 milioni. Chi lo supera sarà chiamato a pagare soltanto il 25 per cento della somma, con agevoli rateazioni.

(30 OTTOBRE 2001; ORE 14:00, ultimo aggiornamento ore 21:30)