Pensioni e welfare, parte la verifica nel sindacato

21/01/2004


  Sindacale


21.01.2004
Pensioni e welfare, parte la verifica nel sindacato
Pezzotta vede bene la proposta della Margherita. Ma privilegia l’approdo unitario assieme a Cgil e Uil
di 
Felicia Masocco

ROMA No a un accordo separato sulle pensioni, si a un chiarimento con la Cgil. Il consiglio generale della Cisl ha dato ieri il via libera alla linea del sindacato di via Po per gestire questa delicatissima fase.
E anche il leader della Uil Luigi Angeletti ha ribadito che non esiste la possibilità di un’intesa che non sia unitaria.
Gli apprezzamenti alla proposta di Rutelli di elevare di due anni l’età
per l’accesso alla pensione (molto simile ad analoga elaborazione del segretario cislino Pierpaolo Baretta) non diventerà quindi nelle intenzioni di Savino Pezzotta il cavallo di Troia per «aprire» al governo magari sposando la tesi della riduzione del danno.
La proposta della Margherita ha però accelerato i tempi di una «verifica» in casa sindacale e a quanto pare sarà una verifica a tutto campo. Alla richiesta della Cgil di un incontro per mettere a punto una proposta comune su pensioni e welfare, la Cisl ieri ha risposto rilanciando. Il chiarimento, ha detto Pezzotta, deve avvenire «su tutto» e ha elencato sei punti tra cui la politica dei redditi, il contratto degli artigiani (la proposta su cui si discute è di rinnovarlo sulla
base dell’inflazione territoriale, la Cgil è contraria) e il modello contrattuale.
Sono tutti argomenti ad alto potenziale di contrasto. Come «pregiudiziale» il leader della Cisl pone la questione di «come si sta ai tavoli», «non si può andare avanti con qualcuno che si siede e qualcun altro no. È un elemento che non condividiamo», spiega.
Sul merito Pezzotta ha voluto sottolineare di non essere affatto d’accordo con la proposta di estendere il contributivo pro-rata avanzata dal senatore Enrico Morando e da altri esponenti Ds, mentre per quanto riguarda la politica contrattuale è necessario affrontare la questione della «rimodulazione dei livelli». «Tutti i
punti di cui ho parlato – ha detto – non sono separati, si discutono tutti. Se vogliono un chiarimento ci chiariamo su tutto».
Un’impostazione che sembra puntare a far emergere le differenze
piuttosto che i punti in comune, come dire i nodi devono venire al pettine.
Da Corso d’Italia una prima risposta arriverà domani dalla riunione
dei segretari generali delle categorie e delle strutture.
Ma intanto non si placa la polemica tra il maggiore sindacato e la
Margherita: Guglielmo Epifani sostiene che la proposta del partito di Francesco Rutelli si tiri fuori dall’impianto della riforma Dini; l’ex ministro del Lavoro Tiziano Treu risponde che quello del sindacalista «è un errore tecnico». Treu si spinge oltre e arriva a dire che quanto proposto era già contenuto in un emendamento presentato dall’Ulivo alla delega previdenziale. Immediata e secca la smentita sei senatori chiamati in causa (Battafarano per i Ds, Ripamonti per i Verdi e Pagliarulo del Pdci: «Al Senato non è stato presentato alcun emendamento dell’Ulivo che preveda l’aumento dell’età pensionabile, nè di due anni nè di due mesi» è la risposta e viene spiegato che l’emendamento in questione «si limita a prevedere una verifica nel 2005, nell’’ambito di una consultazione delle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori». Fatta chiarezza, almeno su questo, resta da capire come si muoverà il governo.
Il ministro Maroni boccia l’iniziativa di Rutelli, è «solo fumo», e ribadisce che «oramai il tempo è scaduto». Non così per una parte della maggioranza, «la proposta è simile alla nostra» fa sapere l’Udc che con An insiste per continuare e approfondire il confronto. Su quali basi? Su modifiche alla delega che sono allo studio e che ricalcano proprio il sistema delle quote (mix di contributi e di età anagrafica) e, per An, una maggiore gradualità dell’innalzamento da 35 a 40 anni degli anni di contribuzione minima. Sulle quote l’ipotesi della Margherita si ferma a «94» (35 anni di contributi più 59 anni di età), quella dell’Udc guarda a «quota 95».