Pensioni e salari, la ricetta Fmi

19/04/2002





Pensioni e salari, la ricetta Fmi

Alessandro Merli
(DAL NOSTRO INVIATO)

WASHINGTON – Riforma delle pensioni realizzata «attraverso consultazioni» ma rapidamente, salari differenziati. Sono queste le due misure su cui il Fondo monetario mette l’accento per l’Italia, nel suo «World Economic Outlook» diffuso ieri, che conferma una previsione di una crescita sostanzialmente più bassa di quella ribadita più volte dal Governo e di un deficit pubblico nettamente superiore agli obiettivi contenuti nel patto di stabilità. L’economia italiana, secondo il Fondo, è una di quelle che, soprattutto a partire dal secondo trimestre del 2001, hanno accusato maggiormente il rallentamento della crescita in Europa, insieme a Germania, Belgio e Olanda. Il prodotto interno lordo crescerà dell’1,4% nel 2002 (dopo l’1,8% del 2001) e del 2,9% nel 2003, esattamente in linea con la media dell’area dell’euro, ma nettamente al di sotto delle indicazioni del Governo, che per il 2002 prevede un 2,3 per cento. La cifra del Fondo è stata ritoccata al rialzo dall’1,2% pubblicato nel dicembre scorso, anche in questo caso in linea con Eurolandia. La discrepanza fra le previsioni del Fondo e quelle ufficiali è già stata oggetto di polemiche nei mesi scorsi, quando, alle riunioni di Ottawa, il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, definì gli economisti dell’organizzazione di Washington «ragazzotti». Per quanto riguarda i conti pubblici, il Fondo monetario vede un marginale miglioramento dal deficit dell’1,4% del Pil nel 2001 all’1,2% di quest’anno, mentre l’obiettivo del Governo concordato con l’Unione europea è dello 0,5%. La divergenza sulle prospettive di crescita senza dubbio influenza anche questa previsione. L’anno prossimo, secondo il Fmi, il disavanzo dei conti pubblici scenderà allo 0,2%. L’obiettivo di pareggio previsto dal patto europeo di stabilità continuerà a sfuggire all’Italia: nel 2007 persiste ancora un piccolo deficit dello 0,3 per cento. Sull’inflazione, il Fondo vede una convergenza dell’Italia sui valori dell’area dell’euro, all’1,6% nel 2003. Quest’anno, l’inflazione italiana sarà, secondo il Fondo, del 2,2%, contro l’1,9% di Eurolandia. Il nostro Paese resta invece al di sopra della media europea per quanto riguarda la disoccupazione, che il Fmi vede in calo al 9,3% nel 2002 (dal 9,5% dell’anno scorso) e all’8,9% nel 2003. Per quanto riguarda le riforme, il Fondo, per l’Europa e per l’Italia, batte su due tasti su cui ha insistito lungamente negli ultimi anni: la flessibilità del mercato del lavoro e la riforma delle pensioni. La prima dev’essere raggiunta in Italia, secondo il «World Economic Outlook» pubblicato ieri, soprattutto differenziando i salari all’interno del Paese. Sulle pensioni, il Fondo monetario ritiene che «sarà importante andare avanti rapidamente con un approccio che prevede consultazioni sulla riforma che le autorità propongono».

Venerdí 19 Aprile 2002