«Pensioni e art.18, la Cgil non cederà»

07/02/2002

��Congresso Cgil





�Pensioni e art.18, la Cgil non ceder�

di�
Felicia Masocco



RIMINI. Continuare la mobilitazione fino allo sciopero generale, insieme a Cisl e Uil. Alle altre due confederazioni un forte appello “a ripartire dai valori comuni, dai tratti comuni di identit�”. E alla sinistra il rimprovero di essere disattenta, “di non guardare sempre alle donne e agli uomini che lavorano come ad una sua radice profonda”. Ma � alla “sinergia” tra governo e Confindustria che Sergio Cofferati riserva il suo affondo, buona parte della relazione di apertura del quattordicesimo congresso della Cgil � un contrattacco all’attacco mosso dall’asse governo-imprenditori ai diritti dei lavoratori.
Trenta cartelle, un’ora e dieci minuti di intervento compresi 180 secondi di standing ovation iniziale. Il congresso che vuole dare “futuro ai diritti” ha preso il via.
“Quella che fronteggiamo non � una condizione normale”. Nei rapporti tra industrie private e governo, “mai cos� stretti” Sergio Cofferati individua “un’anomalia”, un’azione sinergica “per alterare il quadro di regole e procedure che in questi anni ha nno garantito stabilit� e risanamento”. Di qui la convinzione che la mobilitazione contro i licenziamenti facili e per una previdenza equa debba andare avanti, e “in un quadro articolato di iniziative deve trovare spazio anche lo sciopero generale”. I delegati concordano e applaudono. Savino Pezzotta e Luigi Angeletti schierati al tavolo della presidenza non si uniscono al battimani.
� la prima volta, in mesi di muro contro muro con governo e imprese, che Sergio Cofferati chiede esplicitamente di mettere in campo lo strumento pi� forte di conflitto. Perch�, spiega, il dietrofront dell’esecutivo sui contratti pubblici dimostra che l’ iniziativa e la lotta pagano; perch� alle centinaia di migliaia di lavoratori che nelle settimane passate hanno scioperato e manifestato si devono risultati. Iniziativa e lotta, dunque, per creare le condizioni per raggiungere gli obiettivi: lo stralcio delle norme sull’articolo 18 e l’arbitrato, e una radicale modifica dei provvedimenti previdenziali.
Il percorso affacciato dal palco del Palacongressi di Rimini chiama direttamente in causa Cisl e Uil, ed � un primo richiamo. Il secondo arriva poco dopo: “Alcuni osservatori si sono sorpresi dell’unit� di giudizio ed intenti con la quale le tre confederazioni stanno affrontando le vicende recenti; non conoscono la storia e la cultura confederali”. La “dialettica”, le “rotture dolorose” a Milano e tra i metalmeccanici, ma questo non impedisce di trovare “convergenza di giudizio e di azione” di fronte all’aggressione “alle fondamenta della nostra rappresentanza”. Quindi l’offerta di Cofferati a Cisl e Uil, “il valore dell’unit� va legato ad un progetto e a delle regole condivise per l’esercizio democratico della nostra funzione”. Si pu�, ad esempio, ripartire dalla legge sulla rappresentanza, si possono prendere le regole gi� in uso nel settore pubblico, riadattarle, integrarle e farne “materia da offrire noi al legislatore”. Baster� a Savino Pezzotta e a Luigi Angeletti? Il loro intervento � atteso per oggi.
La globalizzazione, le disuguaglianze a cui la politica � chiamata a dare soluzione; la guerra in Afghanistan, non una risposta al terrorismo ma un’azione di forza con effetti disastrosi sulla popolazione inerme. L’Europa, per la Cgil uno dei “luoghi”, insieme allo Stato nazione, per definire politica e iniziativa. L’Europa e l’Euro, l’Euro e gli imprenditori italiani a cui la moneta unica “ha tolto i loro vantaggi competitivi derivati dalla flessibilit� dei cambi e dalla svalutazione”: “A queste novit� molte imprese hanno reagito senza accettare la sfida della qualit�, riproponendo soluzioni antiche rivestite di una superficiale patina di modernit�”. Vecchi schemi, per il sindacalista, rafforzati dal nuovo collateralismo tra Confindustria e il centrodestra. L’esito � anch’esso noto: maggiori trasferimenti di risorse dallo Stato alle imprese e abbattimento di protezioni, diritti, vantaggi contrattuali per i lavoratori. “Il tutto condito con la tesi mistificante della maggior libert� per le persone che sarebbe prodotta dal venir meno delle regole dalle quali sono protette”.

Un concetto che non sta n� in cielo n� in terra, cos� come � “fuori dalla realt�” il Governatore della banca d’Italia, che giusto qualche giorno fa aveva promosso le �riforme� del governo su lavoro e pensioni. Fazio, per Cofferati, � “costretto ad ignorare tutto per non rivedere le sue mirabolanti previsioni sul boom economico del prossimo futuro”. Disinvoltura. La stessa, davvero preoccupante, con cui il governo“individua e utilizza mediaticamente” disavanzi insesistenti. Lo stesso governo che ha tradotto le “suggestioni propagandistiche del suo programma elettorale in atti concreti”, dando sostanza ad una miscela inquietante di “liberismo imitativo e populismo”, mentre il consolidamento della nostra economia si allontana.
L’attacco alla scuola pubblica, quello alla sanit�: mentre a colpi di delega si riscrivono le regole del lavoro, quelle della previdenza e del fisco. C’� spazio, molto spazio che le forze politiche in Parlamento: non credono che la pratica delle deleghe esautori la discussione parlamentare cos� come svuota il confronto sociale? Cofferati non ha dubbi, siamo di fronte “ad una pericolosa lesione di importanti pratiche della nostra democrazia”.
Vale la pena riflettere. Rifletta innanzitutto la sinistra. La Cgil con il suo segretario rivendica orgogliosa la propria autonomia, “ma non abbiamo mai creduto di poter essere autosufficienti”, afferma. La Cgil sa di aver bisogno di una rappresentanza politica forte. “Per questo non cesseremo mai di chiedere alla politica, ed in particolare alla sinistra, attenzione e rispetto”.