Pensioni d’oro addio: il Parlamento taglia

04/07/2007
    mercoledì 4 luglio 2007

    Pagina 5 – Primo Piano

    il caso
    Deputati e senatori non prenderanno più di 5 mila euro

      Pensioni d’oro addio
      Il Parlamento taglia

        PAOLO BARONI

          I n pensione a 65 anni, che possono scendere a 60 ma solo dopo 10 anni di mandato pieno, e poi assegni più leggeri e vincoli molto più rigidi in tema di cumulo. Anche per le «pensioni d’oro» di deputati e senatori sta per scattare la mannaia: le nuove norme dovrebbero essere discusse lunedì prossimo quasi in contemporanea dagli uffici di presidenza di Camera e Senato ed una volta approvate entreranno in vigore dalla prossima legislatura.

          A conti fatti i nostri deputati e senatori non dovrebbero arrivare a percepire più di 4-5 mila euro netti al mese «come tetto massimo». Ma soprattutto non sarà permesso loro di incassare l’assegno prima di aver compiuto i 65 anni, mentre attualmente una serie di deroghe consentono a molti parlamentari di scendere ben al di sotto ai 60 anni ed arrivare anche a 50.

          «Come prima cosa – spiega Gabriele Albonetti dell’Ulivo, uno dei tre questori della Camera che sta lavorando al progetto – assieme ai colleghi del Senato abbiamo deciso che dalla prossima legislatura verrà eliminato l’istituto del riscatto, per cui non si potrà più andare in pensione con 2 anni e sei mesi ma ne serviranno 5 effettivi. E così a seguire: serviranno 10 anni pieni per calcolarne due legislature, 15 per averne tre, ecc. Il meccanismo insomma si ripercuote su tutta la progressione. E poi abbasseremo il limite massimo dall’attuale 80% dell’indennità al 50-60%. La quota precisa non è stata ancora definita perché è oggetto di confronto coi colleghi del Senato».

          Anche il tetto dei 65 anni diventerà molto più severo. «Al massimo potremo arrivare a scontare un anno ogni anno di legislatura fatto in più dopo i primi 5 – sostiene Albonetti – in maniera tale che a 60 anni si può arrivare solamente dopo aver fatto 10 anni pieni di mandato e non più con due legislature “virtuali” come avviene ora. E comunque sotto i 60 non si scende». Quindi verrà allargata in maniera notevole la casistica dei divieti di cumulo tra vitalizio e altre indennità o stipendi. Oggi gli assegni erogati da Camera e Senato vengono sospesi solamente in due casi, quando si diventa consigliere regionale o quando si viene eletto al Parlamento europeo, mentre in futuro il divieto varrà anche per quanti entreranno a far parte di Csm, Corte costituzionale, Authority, Consiglio di amministrazione Rai, Governo, e varrà anche per chi diventa sindaco di una grande città o presidente di Provincia in una città capoluogo di Regione. «Per tutti coloro che percepiscono una indennità rilevante per un’attività istituzionale proponiamo la sospensione del vitalizio – spiega Albonetti -. Nel concetto che il vitalizio debba essere una rete di protezione di ultima istanza, che va corrisposto quando uno smette veramente di fare attività politica». La manovra sulle pensioni dei parlamentari, che nel 2006 hanno pesato per 127 milioni di euro sui bilanci della Camera e per 60 su quello del Senato, è certamente l’aspetto più rilevante del piano di contenimento dei costi che si apprestano a varare Camera e Senato, ma non l’unica.

          Il menù messo a punto dai questori dei due rami del Parlamento prevede infatti anche una sforbiciata ad una serie di privilegi difficili da giustificare agli occhi dell’opinione pubblica come ad esempio i rimborsi per i viaggi di studio (3000 euro l’anno), che Albonetti propone di abolire tout-court. Per quando riguarda le spese generali delle due amministrazioni, l’idea è quella di aumentare le sinergie tra Camera e Senato nella gestione delle biblioteche, nelle attività di riproduzione e stampa ed a livello di centri studi per passare poi alla gestione dei siti Internet e dei canali satellitari.

          La Camera, poi, già questa settimana discuterà l’affidamento all’esterno del servizio ristorante, che comporterà un risparmio nell’ordine di 3,5 milioni l’anno, mentre per il prossimo triennio è già in programma la riorganizzazione di tutto il sistema informatico che a sua volta dovrebbe far risparmiare altri 7-8 milioni di euro.

          Al Senato, invece, hanno deciso di raggruppare in 5 maxi-gare una trentina di contratti di fornitura (pulizie, ristorante, manutenzioni, server informatici, affitto di pc e stampanti) con l’obiettivo di tagliare del 30% queste spese senza compromettere la qualità dei servizi.