Pensioni, disincentivi più vicini

25/06/2003



        Mercoledí 25 Giugno 2003
        Stato sociale
        Pensioni, disincentivi più vicini

        Oggi il vertice Tremonti-Maroni sui correttivi ma il premier ha già fatto pressioni sulla Lega


        ROMA – La partita all’interno della maggioranza sulla riforma delle pensioni non è ancora chiusa, ma si avvicina all’epilogo. Già oggi, o al più tardi domani, si dovrebbe tenere un incontro operativo tra i ministri Giulio Tremonti e Roberto Maroni, con le rispettive delegazioni tecniche, per arrivare a una soluzione condivisa da prospettare al Governo e, quindi, anche alla coalizione. Una soluzione che dovrà tenere conto del «no» di Maroni, e della Lega, al ricorso a penalizzazioni sulle "anzianità" e delle esigenze di rafforzare la delega, attualmente al vaglio del Senato, espresse anche ieri dal leader dell’Udc Marco Follini (la delega va potenziata «con l’inserimento di qualche disincentivo» da valutare con le parti sociali) e dal viceministro Adolfo Urso (An). Esigenze condivise anche dai tecnici del Tesoro. E anche Silvio Berlusconi nella cena di lunedì sera con Umberto Bossi e altri esponenti della Lega avrebbe insistito sulla necessità di valutare la possibilità di irrobustire la delega. Lo stesso Maroni ha detto che ad Arcore si è parlato anche di pensioni e ha ripetuto: sulla delega deciderà collegialmente il Governo.
        Di qui la decisione di avviare subito una verifica operativa tra i ministeri di Economia e Welfare per individuare le strade percorribili. Verifica che seguirà l’incontro di ieri di Maroni con i sindacati (si veda l’articolo qui a fianco), nel corso del quale il ministro ha ricevuto da Cgil, Cisl e Uil un nuovo «no» su ulteriori interventi strutturali sulle pensioni: per Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti il Paese ha già dato, non servono altri ritocchi.
        A questo punto il Governo ha davanti a sé tre strade: lasciare la delega così com’è, come preferirebbe la Lega (ma si tratta dell’ipotesi meno probabile); introdurre penalizzazioni dirette sulle "anzianità" (che appare la via meno percorribile); ricorrere a un mix di disincentivi soft ("contributivo allargato" e forse restrizioni al cumulo) e di maxi-incentivi (super-bonus del 30-33%). E, proprio quest’ultima, sembra l’ipotesi più probabile. Una soluzione che darebbe più forza alla delega senza essere totalmente indigeribile alla Lega. Questa opzione, tra l’altro, non precluderebbe del tutto un blocco delle finestre di uscita delle "anzianità". Che, in caso di mancanza di risorse "pronto-impiego", potrebbe essere deciso al momento del varo della Finanziaria (i blocchi, del resto, non si annunciano in anticipo). Anche se, in questo caso, i margini di "trattativa" con il Carroccio appaiono esigui.
        Correttivi non in Finanziaria. Diversi nodi, dunque, sono ancora da sciogliere, come ha detto Maroni ai sindacati. Il ministro ha voluto rassicurare i leader confederali affermando che continuerà a difendere l’attuale versione della delega e che, comunque, l’iter parlamentare del provvedimento resterà bloccato fino a quando il Governo non avrà preso collegialmente una decisione sulle pensioni. Al momento, comunque, due elementi appaiono già certi: nuovi eventuali interventi sulle pensioni non saranno previsti dal Dpef e, tanto meno, dalla prossima Finanziaria (come ha tenuto a sottolineare ieri Maroni), ma si tramuteranno in emendamenti alla delega; qualsiasi correttivo sarà preventivamente discusso con le parti sociali (Maroni lo ha garantito anche ieri ai sindacati). E, a ribadire questo concetto, sono stati anche Follini e Urso. Per quest’ultimo restano importanti anche nuovi incentivi su base volontaria. Idea condivisa dal viceministro Mario Baldassarri secondo cui l’ipotesi disincentivi appare «poco praticabile».
        Proroga dei commissari. Maroni ha anche annunciato che nei prossimi giorni prorogherà fino al 31 dicembre i commissari di Inps, Inpdap e Inail precisando che le nomine dovrebbero essere decise molto prima di questa scadenza: «È una proroga tecnica».
        MARCO ROGARI