“Pensioni” Dimenticare Maroni (B.Lapadula)

25/10/2006
    mercoled� 25 ottobre 2006

    Prima Pagina e pagina 26 – Commenti

      Pensioni

        Dimenticare Maroni

        Beniamino Lapadula

        L’intenzione ribadita da Prodi di mettere mano alla questione delle pensioni al termine della sessione di Bilancio non fa che confermare quanto previsto nel Memorandum d’intesa firmato da Cgil, Cisl e Uil con il Governo al momento della presentazione della Legge Finanziaria 2007. In quel documento Governo e Sindacati si impegnano ad aprire il 1� gennaio uno specifico negoziato da concludere entro il 31 marzo del prossimo anno e delineano con chiarezza obiettivi e linee che devono orientare la revisione del sistema pensionistico. Il Memorandum, partendo dai risultati positivi conseguiti con i processi di riforma degli anni ’90, sottolinea la necessit� di affrontare i problemi che non hanno ancora trovato adeguata soluzione. Uno dei pi� importanti, quello relativo al decollo della previdenza complementare, � gi� stato risolto con l’intesa sul Trattamento di Fine Rapporto sottoscritto da governo, Confindustria e Confederazioni lo scorso 23 ottobre e ci� faciliter� il confronto sulle pensioni pubbliche.

        Non c’� nessuna nuova riforma di sistema in programma, ma la decisione di adottare misure capaci di completare la riforma Dini assicurando la sostenibilit� finanziaria di lungo periodo della spesa pensionistica e rafforzando il patto intergenerazionale che � alla base del sistema pensionistico pubblico. Nuovi interventi si rendono indispensabili anche perch� sono passati dieci anni dalla riforma del 1995 e il contesto di riferimento � mutato in modo significativo. C’� stato un forte aumento delle aspettative di vita e, nel contempo, la flessibilit� e la precariet� del mercato del lavoro hanno creato nuovi problemi che si ripercuotono pesantemente sul sistema previdenziale. L’impiego delle persone in et� avanzata � un obiettivo cruciale per affrontare la contrazione della popolazione in et� lavorativa che si registrer� in tutta Europa e, in particolare nel nostro Paese, nel corso dei prossimi due decenni. Non a caso nell’agenda di Lisbona si propone un prolungamento della vita attiva dei lavoratori anziani come condizione per rilanciare la competitivit� della Ue.

        Per fare questo occorre invertire la tendenza che ha segnato negli ultimi trenta anni la situazione occupazionale dell’Italia che, al pari di quella di tutti gli altri Paesi avanzati, � stata caratterizzata da un’uscita precoce degli anziani dal mercato del lavoro, favorita da specifiche normative. E’ arrivata l’ora di riporre in soffitta il vecchio impianto che si prefiggeva l’obiettivo di ridurre la disoccupazione giovanile con il pensionamento precoce dei lavoratori anziani. Bisogna, al contrario, offrire a questi ultimi l’opportunit� di continuare ad essere parte attiva nello sviluppo economico del Paese.

        Per realizzare tale obiettivo non � sufficiente modificare soltanto le normative pensionistiche, ma occorre intervenire anche sul mercato del lavoro e sulla formazione. Per questo nel Memorandum si sostiene anche la necessit� di realizzare una politica efficace negli altri campi del sociale: dai servizi sanitari e assistenziali per gli anziani, alle prestazioni di integrazione al reddito e di contrasto alla precariet�, ai sostegni per i cittadini in condizioni di disagio, agli ammortizzatori sociali.

        Sul terreno pi� specifico delle normative pensionistiche si indica la necessit� di affrontare una molteplicit� di problemi che richiedono soluzioni diverse e politiche coerenti su molteplici piani. Le misure indicate vanno dalla promozione di una prassi di pensionamento graduale, attraverso il passaggio dal lavoro full-time a quello part-time (integrando il reddito da lavoro con quello della pensione parziale), alla formazione per i lavoratori over quarantacinquenni, al pensionamento flessibile con cui incentivare la prosecuzione dell’attivit� lavorativa tenendo conto delle attivit� maggiormente usuranti. Il percorso riformatore da portare a compimento nei prossimi mesi si presenta perci� particolarmente impegnativo anche perch� dovr� fare i conti con la disastrosa eredit� lasciata dal governo Berlusconi anche nel settore previdenziale. La controriforma Maroni, programmando per il 2008 un innalzamento repentino dei requisiti per la pensione di anzianit�, tanto iniquo, quanto insensato (tre anni per le donne e cinque per gli uomini), ha confezionato una vera e propria bomba a orologeria, destinata a creare gravissimi problemi ai lavoratori e alle imprese.

        Il suo disinnesco non si presenta semplice, ma c’� da essere ottimisti. La decisione assunta comunemente da Governo e Confederazioni, di affrontare le pensioni al di fuori della Finanziaria, � stata lungimirante. La volont� di muoversi su un disegno riformatore di largo respiro, come testimoniano i successi conseguiti in questo campo negli anni ’90, dar� frutti importanti. Se si lavorer� senza l’assillo di fare cassa nel breve periodo e senza chiusure corporative (estranee alla tradizione del sindacalismo confederale italiano), l’invecchiamento della popolazione italiana si trasformer� da quello che oggi appare come un problema in una grande opportunit� per lo sviluppo del Paese.