Pensioni, «dietro-front» sulla riforma

14/11/2001

Il Sole 24 ORE.com



    Maroni annuncia che la delega slitta a fine anno: «Non hanno fatto presa le minacce di sciopero generale, ma le proposte ragionevoli»

    Pensioni, «dietro-front» sulla riforma
    No a tagli alle anzianità, né ai contributi, il Tfr ai fondi – La Lega frena sui criteri per l’aumento delle «minime»
    ROMA – Il varo del "collegato" sulle pensioni slitta di un mese. A ufficializzarlo è stato ieri Roberto Maroni, alla fine di nuovo round del confronto sulla riforma previdenziale con le parti sociali in cui il ministro del Welfare ha illustrato una proposta in cinque punti. Che prevede la liberalizzazione dell’età pensionabile, ma niente disincentivi per le "anzianità" e nessuna forma di decontribuzione. Anche se su quest’ultima questione, «per la quale ci arriva una pressante richiesta da Confindustria – ha detto Maroni – siamo pronti a discutere nelle prossime settimane». Certa invece la destinazione di oltre il 50% del Tfr maturando ai fondi pensione ma con criteri ancora da stabilire. Quanto allo strumento legislativo, Maroni ribadisce che quello «più coerente» resta la delega, ma il problema sarà affrontato solo alla fine della prossima tornata d’incontri, fissata per il 14 dicembre. Quella del Governo è insomma una sorta di marcia indietro, sia sui contenuti che sul percorso legislativo, rispetto alle dichiarazioni fatte nei giorni scorsi da diversi membri dello stesso Esecutivo. Ma Maroni considera un successo gli incontri avuti ieri con le parti sociali dopo la decisione di rinviare a metà dicembre il varo del provvedimento sulle pensioni facendo leva su una risoluzione votata dalla commissione Bilancio della Camera alla nota di aggiornamento del Dpef. Che consente al Governo di presentare i collegati non più entro il 15 novembre ma prima dell’approvazione parlamentare della Finanziaria (fine dicembre). «Oggi si è riallacciato il filo del dialogo sociale, finalmente non si discute più di metodo ma di contenuti», ha affermato il ministro del Welfare. Che ha aggiunto: «Pensiamo che si possa riprendere il dialogo la prossima settimana. Presenteremo un documento e pensiamo che si possa trovare una soluzione che sia largamente condivisa dalle parti sociali». Maroni nega che la frenata del Governo sia dovuta allo sciopero generale minacciato dalla Uil e anche dalla Cgil e dalle prese di posizioni della Cisl. «Non hanno fatto effetto le minacce di uno sciopero generale – ha detto il ministro – ma hanno fatto effetto le proposte che il Governo ha tenuto in considerazione perché ragionevoli», frutto del lavoro svolto al tavolo tecnico dal sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla. Ma proprio in tema di proposte, in quella del Governo restano ancora almeno due nodi da sciogliere, per stessa ammissione di Maroni: la decontribuzione e l’uso del Tfr, che comunque sarà smobilizzato «perché – ha affermato Maroni – è necessario per il decollo della previdenza integrativa». Nella bozza illustrata ieri da Maroni, Brambilla e dal viceministro dell’Economia, Mario Baldassarri, non compare alcun riferimento alla riduzione delle aliquote contributive. Una soluzione accolta con favore dai sindacati. Ma Maroni si è affrettato a precisare che su questo punto il confronto resta aperto. Quanto all’uso del Tfr, si è rivelato il punto più controverso della trattativa. La proposta del Governo prevede che vengano destinate alla previdenza integrativa quote di liquidazione superiori al 50 per cento. Ma sulle modalità di utilizzo ci sono diverse scuole di pensiero all’interno dell’Esecutivo. Ieri al tavolo Baldassarri ha nuovamente fatto riferimento a una destinazione di quote di Tfr in busta paga per alimentare i consumi. Un’idea che non incontrerebbe il veto dei sindacati a patto che venga prevista un’adeguata defiscalizzazione sulle somme "riversate" negli stipendi. Maroni invece considera questa solo un’ipotesi e al tavolo ha spinto per l’uso libero, senza vincoli particolari (a parte la corsia preferenziale per i fondi pensione) delle liquidazioni. Il ministro, tra l’altro, oggi dovrebbe illustrare al Senato l’emendamento alla Finanziaria sull’aumento delle minime a 516 euro mensili. Emendamento che potrebbe però slittare alla Camera sia a seguito delle pressioni della Lega sia per correggere ulteriormente la platea dei beneficiari. Tornando alla riforma, Maroni ieri ha assicurato che non ci saranno disincentivi sulle "anzianità", ma solo incentivi per rinviare i pensionamenti: un bonus in busta paga per chi proseguirà il lavoro pur avendo maturato il diritto al trattamento anticipato e un aumento dell’assegno per gli «over 65». Confermate la certificazione dei diritti acquisiti, l’abolizione del divieto di cumulo, la parità tra fondi pensione chiusi e aperti (con agevolazioni fiscali per la previdenza integrativa) e la maggiore tutela dei parasubordinati (aliquota al 16,9% per irrobustire i trattamenti). Ieri intanto il Cda dell’Inps ha approvato il bilancio preventivo 2002, ma l’ente non ha fornito cifre. Marco Rogari
    Mercoledí 14 Novembre 2001
 
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