Pensioni, dialogo impossibile tra governo e sindacati

02/10/2003




02 Ottobre 2003

EPIFANI E PEZZOTTA NON VANNO A PALAZZO CHIGI, SCIOPERO GENERALE CONFERMATO
Pensioni, dialogo impossibile tra governo e sindacati
Giallo sull’ipotesi di allungare gradualmente al 2016 la soglia dei 40 anni

Roberto Ippolito
ROMA
Guglielmo Epifani è lontano: è impegnato in un’assemblea nel capannone del Petrolchimico di Porto Marghera. Savino Pezzotta è più vicino: partecipa a un convegno della Confindustria a pochi passi da San Pietro. I segretari della Cgil e della Cisl non si presentano a Palazzo Chigi: disertano l’incontro con il governo per la riforma delle pensioni. Inviano due «sostituti», i segretari confederali Morena Piccinini e Pier Paolo Baretta che affiancano il leader della Uil Luigi Angeletti, preoccupato di lasciare solo il governo. Per la questione previdenza, la doppia contemporanea assenza è l’unica vera novità: per il resto tutto come prima.
Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi definisce nuovamente «inderogabile» la riforma che dal 2008 renderà necessari per il pensionamento di anzianità 40 anni di contributi. E i tre sindacati replicano confermando lo sciopero generale preannunciato per il 24 ottobre. Sindacati che nell’incontro sollecitano il ritiro della proposta di riforma. Ma Berlusconi è pronto a far varare il provvedimento venerdì dal consiglio dei ministri in modo da arrivare lunedì 6 all’Ecofin, il consiglio dei ministri europei dell’economia, con la decisione già presa.
Benché ci sia poco da dire si verifica un giallo che movimenta la giornata. Circola una proposta la cui paternità viene attribuita in modo difforme: in un primo momento è attribuita a Maroni l’intenzione di introdurre una gradualità sugli anni di contributi necessari per andare in pensione, in serata però il ministro del Welfare e quello dell’Economia in una nota congiunta attribuiscono il progetto ai sindacati e lo definiscono «irrealizzabile». Secondo le indiscrezione dei partecipanti alle consultazioni di ieri invece di uno scatto unico da 35 a 40 anni di contributi nel 2008 si potrebbe passare ad un anno di versamento in più ogni due anni solari. Nel 2008 potrebbero così essere necessari 36 anni di contributi, 37 nel 2010, 38 nel 2012, 39 nel 2014, fino ad arrivare ai 40 previsti dalla riforma solamente nel 2016.
Confindustria si dice subito contraria: un diluizione farebbe perdere di peso la manovra, si rammarica il vicepresidente Guidalberto Guidi. Da Cgil, Cisl e Uil comunque arriva un no secco a tutta la riforma e insieme la conferma dello sciopero generale. Il governo invece ribadisce il contenuto e i tempi del progetto, respingendo la richiesta di ritirarlo. Pertanto «incontro inutile come previsto» stando alla sintesi della Piccinini.
E’ lei a chiedere invano al governo, durante l’incontro con Berlusconi, Maroni e Tremonti e numerosi altri, di ritirare la proposta di riforma senza farla approdare nemmeno in Consiglio dei ministri. Definisce «inaccettabile» l’innalzamento a 40 anni dei contributi necessari per lasciare il lavoro.
«Rinunciate a decidere venerdì e aprite invece un negoziato vero con i sindacati» incalza Baretta. L’esponente della Cisl chiede un confronto «sgombro da processi decisionali già fissati» e contesta una riforma che «prevede dal 2008 un requisito unico di accesso alla pensione, rendendo il sistema ingiusto e iniquo».
Unico segretario presente, Angeletti vivacizza la discussione con Berlusconi. «Nel 2006 ci sono le elezioni e non possiamo prevedere chi le vincerà» osserva alludendo all’applicazione della riforma in cantiere. Il premier replica subito: «Come no? Lo possiamo prevedere…».
Nel corso dell’incontro il governo si dichiara impegnato a inserire nel provvedimento lo svolgimento di una «verifica» nel 2007, cioè un anno prima dell’entrata in vigore dell’innalzamento dei contributi richiesti. «E’ un contentino» commenta la Piccinini facendo presente che quello che conta è la decisione di elevare a 40 anni i versamenti indispensabili per ottenere la pensione d’anzianità.
Riferendosi alle contrastanti visioni del governo e dei sindacati, Berlusconi osserva: «In realtà è come se ci fossero due medici, uno che vuole intervenire e l’altro no». Angeletti ribatte: «Non voglio ripetere le mie argomentazioni perché le conoscete già». A questo punto si inserisce scherzando il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta; rivolto al capo del governo dice: «Non le ripete perché in realtà lo hai convinto col tuo messaggio televisivo». Angeletti interviene di nuovo: «Continuo a essere convinto che il malato ha solo una leggera influenza». Berlusconi, pur non cambiando i tempi ravvicinati del varo della riforma da parte del Consiglio dei ministri, sostiene di essere «aperto ad accogliere ulteriori suggerimenti che possano migliorare la riforma».
Motivando la sua assenza a Palazzo Chigi Epifani aveva già giudicato l’incontro di ieri «senza alcuna importanza» dal momento che «con questo governo è complicato discutere, non vuole ascoltare». E ha affermato che «da parte del governo» c’è «una rottura esplicita e una sfida ai lavoratori, ai pensionati e ai sindacati».
Pezzotta aveva ironizzato con i giornalisti sul fatto di essere a un convegno e non a Palazzo Chigi: «Io non ho il dono dell’onnipresenza, non posso arrivare dappertutto. La Cisl c’è, siete voi che pensate male». Epifani invece accusa Berlusconi di usare «lo scalpo dei lavoratori italiani» per «farsi perdonare»: il governo «non è stato in grado di far quadrare i conti pubblici».