Pensioni di anzianità: sei su dieci sono «imposte» dalle imprese

21/07/2003

      sabato 19 luglio 2003

      Dal primo gennaio hanno approfittato delle «finestre» di uscita anticipata 55mila lavoratori: 30mila erano stati espulsi dal processo produttivo. Fondi: l’esperienza inglese
      Pensioni di anzianità: sei su dieci sono «imposte» dalle imprese

      Raul Wittenberg
      ROMA Che le pensioni di anzianità fossero un formidabile ammortizzatore
      sociale per aziende in difficoltà si sapeva, ma adesso ci sono numeri
      precisi a confermarlo. Dal 1 gennaio di quest’anno al 9 luglio scorso hanno
      approfittato delle «finestre» di accesso anticipato all’Inps 55.000 lavoratori.
      Il 25% di loro era in mobilità o in cassa integrazione. Il 10% aveva appena finito di pagare i contributi volontari, segno che era disoccupato.
      Un altro 25% aveva aderito ai meccanismi di incentivazione delle imprese
      per liberarsi degli esuberi. Insomma, sei lavoratori ogni dieci che fino all’altroieri
      sono andati in pensione di anzianità, erano stati espulsi dal mondo del lavoro o stavano per esserlo.
      La notizia viene dal sottosegretario al Welfare Alberto Brambilla, che aveva chiesto all’Inps di fare il punto sulle ultime pensioni di anzianità per valutarne il peso e giocarselo nella partita sulla previdenza che in occasione del Dpef è stata oggetto di scontro fra il ministro del Welfare Maroni e quello dell’Economia Tremonti.
      E per l’appunto Brambilla osservava che, abolendo le pensioni di anzianità, comunque a quei 30.000 lavoratori bisognava pagargli l’assegno di disoccupazione.
      Il sottosegretario parlava ad un convegno della Commissione di Vigilanza sui Fondi pensione (Covip) che illustrava anche con una pubblicazione gli ultimi sviluppi dell’esperienza britannica con oltre la metà dei lavoratori inglesi assicurati dai Fondi.
      Il governo laburista cercando di riparare ai guasti delle riforme thatcheriane,
      che hanno creato milioni di anziani poveri, mentre la crisi dei mercati finanziari sta provocando deficit drammatici nella gestione di Fondi che dovranno pagare le pensioni. Blair ha chiesto un Rapporto all’ex presidente dell’associazione dei
      Fondi pensione, Alan Pickering, che ha suggerito di incentivare schemi previdenziali da parte dei datori di lavoro, adottare misure per la maggiore efficienza del sistema complementare nel limitare i rischi per i lavoratori, e rafforzare la vigilanza specifica.
      Proposte in gran parte accolte dal governo nel Green Paper e nell’Action Plan, compresa quella di creare una nuova autorità «dedicata» (New Kind of Regulator), cui saranno attribuite competenze più ampie e poteri più incisivi di quelli oggi attribuiti
      alla Occupational Pension Regulatory Authority, ben distinta dalla più generale Financial Services Authorithy (Fsa).
      È un tema di attualità in Italia, dove al ministero dell’Economia, ma anche a sinistra, si pensa di abolire la vigilanza specifica della Covip sui fondi pensione e farla confluire su una unica Authority sul Risparmio come la Fsa inglese. Ma a Londra sanno
      bene che il risparmio previdenziale ha scopi diversi da un Fondo d’investimento,
      infatti si va in direzione opposta.
      All’economista Daniele Pace uno degli autori della pubblicazione non va giù una recente proposta dell’ex ministro del Tesoro Vincenzo Visco apparsa sul Sole 24 ore: «l’idea che si potrebbe abolire la Covip e stabilire una norma che fissi il livello
      massimo di rischio, può venire solo a chi non conosce i mercati finanziari».