Pensioni, delega in dirittura

17/12/2001


LUNEDÌ, 17 DICEMBRE 2001
 
Pagina 24 – Economia
 
Dopo il no dei sindacati alla decontribuzione per i nuovi assunti, il governo mette a punto il testo finale
 
Pensioni, delega in dirittura
Brambilla: "Niente sorprese"
 
 
 
Finanziaria: accantonato il nodo incapienti L’Ulivo insorge
 

ROMA — Volata finale per il disegno di legge «collegato» alla Finanziaria che contiene la delega al governo per attuare la riforma previdenziale. Dopo una giornata dedicata alle ultime «limature» il ministro per il Welfare Roberto Maroni oggi dovrebbe presentare i cinque punti della riforma al presidente del Consiglio Berlusconi in vista dell’approvazione da parte del consiglio dei ministri previsto per mercoledì.
Dopo il «no» dei sindacati, ed in particolare della Cgil, sembra sfumare l’ipotesi della decontribuzione per i nuovi assunti avanzata dal governo anche nella sua forma graduale pari ad un punto all’anno. Secondo il sottosegretario al Welfare Brambrilla «non dovrebbero esserci grandi sorprese». «La riforma Dini — ha spiegato — ha fissato il principio che la spesa previdenziale può essere finanziata solo nell’ambito previdenziale senza ricorrere al fisco». Una replica indiretta, questa di Brambrilla, al segretario della Cisl Pezzotta che ieri, in un’intervista, aveva detto di essere disposto ad accettare un calo dei contributi pensionistici solo a patto di un aumento delle tasse al fine di salvaguardare i conti previdenziali.
Dunque una quadratura difficile del cerchio che fa pensare — come accredita Brambrilla — che la riforma potrà passare sostanzialmente nella forma già nota: certificazione della propria posizione pensionistica per chi resta al lavoro; liberalizzazione dell’età pensionabile, dunque il lavoratore è libero di decidere quando andare in pensione; incentivi fiscali e contributivi per chi resta al lavoro; abolizione progressiva del divieto di cumulo; sviluppo della previdenza integrativa.
Secondo ambienti del governo qualche sforzo in più, per tentare di raggiungere almeno l’obiettivo di far decollare senza indugi la previdenza integrativa, avverrà sul Tfr: dovrebbe essere inserito il criterio del «silenzioassenso» per l’avvio del Tfr ai fondi pensione, chiesto dai sindacati, mentre non è esclusa qualche parziale decontribuzione come chiede Confindustria. Non è nemmeno escluso che, per aiutare il raggiungimento di un accordo, il governo non decida di agire sul collegato alla Finanziaria che conterrà la delega fiscale: in questo caso si parla di anticipare la riduzione dell’Irpeg e dell’Irap.
Giornata di lavoro anche a Montecitorio dove si è votato a ritmi serrati per la Finanziaria 2002 con l’obiettivo di portare il testo all’approvazione definitiva del Senato entro la fine della prossima settimana. Il sottosegretario Vegas ha annunciato che la definizione degli «incapienti», cioè di coloro che non hanno un reddito sufficiente per beneficiare degli «sconti» fiscali e per i quali sono stati messi a disposizione 380 miliardi, potrebbe essere rinviata alla delega fiscale. Sulla vicenda si è sviluppata una bagarre domenicale in aula: l’Ulivo è insorto, mentre polemiche si sono sviluppate anche all’interno della maggioranza. Il CcdCdu ha insistito parlando di un costo inferiore di quello stimato dal governo (circa un centinaio di miliardi) e provocando una battuta del presidente dell’assemblea Casini: «Quelli del Ccd ha detto li conosco bene, potrebbero avere problemi con i numeri». Morale: l’articolo è stato accantonato. Novità infine per le municipalizzate: un emendamento del relatore Conte (Fi) favorisce le aggregazioni che saranno facilitate in un periodo che è previsto dai tre ai sette anni.