“Pensioni” Damiano: ridurre l’età pensionabile

22/01/2007
    lunedì 22 gennaio 2007

    Pagina 4 – Economia

    RIFORME
    INCONTRO A PALAZZO CHIGI

      L’impegno di Prodi «Un’intesa complessiva entro aprile,
      prima del voto amministrativo»

      Damiano: ridurre
      l’età pensionabile

        La trattativa parte su tre tavoli: sviluppo, statali e Welfare

          Alessandro Barbera
          ROMA

          Aveva detto ai sindacati che il tema non poteva essere «tabù». Martedì scorso ipotizzava ancora un «innalzamento graduale» dell’età pensionabile. A poche ore dal vertice di Palazzo Chigi con mezzo governo e i segretari di Cgil, Cisl e Uil il ministro del Lavoro cambia rotta: «Non la innalzeremo». Cesare Damiano sgombra subito dal tavolo della trattativa l’ostacolo numero uno, il più imbarazzante dei nodi per la “nuova concertazione”: «È stato il precedente governo a volere l’età pensionabile a 60 anni dal 2008. Io vorrei scendere e tenere conto del lavoro faticoso». Difficile dire se andrà a finire così. Parte della coalizione di centrosinistra – da Capezzone a Boselli – ha reagito male alla sortita. Ma le parole di Damiano hanno permesso al governo di affrontare in maniera «soft» il primo vertice del 2007 con i sindacati. In meno di due ore e dopo una relazione del sottosegretario Enrico Letta, le parti hanno deciso di aprire entro dieci giorni tre tavoli di confronto su produttività, pubblico impiego e welfare. Il premier Prodi ha proposto di trovare un’«intesa complessiva» entro aprile, prima delle elezioni amministrative.

            Il tavolo sul welfare è ovviamente il più delicato. Lì si dovrà trovare il compromesso sul tema pensioni. Ad oggi l’unica soluzione che eviterebbe spaccature insanabili nella maggioranza è l’ammorbidimento dello «scalone» (58 anni nel 2008, 59 nel 2010, 60 anni nel 2012) introducendo almeno come compensazione la revisione dei coefficienti di trasformazione. Cioè il meccanismo previsto dalla legge Dini (e inattuato dal governo Berlusconi) che abbasserebbe l’entità della pensione a chi ci andrà a partire dal 2014.

              Al vertice il premier Prodi ha ribadito che «la legge in vigore prevede la revisione dei coefficienti», e «questo non si può far sparire». Un modo diplomatico per dire che va fatta, perché «con l’eredità della legge Maroni dobbiamo fare i conti».
              Ma il leader della Cisl Bonanni ha ribadito il suo no: «Siamo contrari al taglio dei coefficienti perché penalizzerebbe i giovani. Ci hanno promesso di abolire lo scalone. Trovino le risorse, altrimenti per quanto mi riguarda meglio lasciare le cose come stanno». Sia Bonanni che il leader Cgil Epifani sono preoccupati delle divisioni nella maggioranza: «Per ora le indicazioni sono generiche, e il governo sembra avere una sola voce», diceva ieri Bonanni. «Ma quando dovranno fare proposte verificheremo se sarà ancora così». Più diplomatico Epifani: «Non essendoci stati approfondimenti di merito era difficile o essere d’accordo o litigare». Ma «lo scalone va abolito».

              Che sul tema pensioni la maggioranza vada ancora in ordine sparso è evidente. Così, mentre ieri il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa al vertice ribadiva l’importanza di «rispettare gli impegni con l’Europa» il segretario dei Comunisti italiani Diliberto sottolineava che l’abolizione dello scalone «è nel programma di governo». Senza lo scalone però la spesa per le pensioni crescerebbe di circa 500 milioni nel 2008, fino a raggiungere nel 2012, a regime, i nove miliardi di euro.

                E l’ala radicale è contraria a qualunque penalizzazione. Si fa forte del fatto che l’aumento dei contributi previdenziali varati con la Finanziaria (per autonomi, parasubordinati e dello 0,3% a tutti i dipendenti) vale da quest’anno cinque miliardi di maggior gettito per le casse dell’Inps. Il radicale Capezzone ora accusa Damiano di rispondere a «diktat sindacali». Il leader dello Sdi Boselli dà del «gambero» al ministro Ds: «Fa finta che non esista proprio il problema e invece di avanzare arretra».

                  A difendere Damiano va in soccorso solo il capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori, Massimo Donadi: «Bene ha fatto a chiarire l’equivoco». Poi però aggiunge: «Quel che ci proponiamo è diluire nel tempo l’innalzamento dell’età introducendo incentivi e disincentivi». Bussare alla porta di Rifondazione per chiederne conferma.