“Pensioni” Damiano: «Per i precari è emergenza»

05/02/2007
    lunedì 5 febbraio 2007

    Pagina 17 – Economia

    L´INTERVISTA

      La proposta di Damiano sulle pensioni degli atipici. "Previdenza, serve un vertice di governo"

        «Welfare, per i precari è emergenza
        usiamo il maggior gettito fiscale»

          D´accordo con Draghi: la concertazione è fondamentale, ma serve una voce unica dell´esecutivo

            ROBERTO PETRINI

            ROMA – Il fronte che chiede di mettere mano alla riforma delle pensioni si allarga: Fmi, Corte dei Conti, governatore della Banca d´Italia e ieri il vicepremier Rutelli. Il governo è pronto a muoversi?

              «Sulle pensioni – risponde il ministro del Lavoro Cesare Damiano – si sentono molte voci quello che conta è avere una proposta del governo che punti non ad una nuova riforma ma alla manutenzione del sistema per tenerlo in equilibrio e non per fare cassa. In secondo luogo è fondamentale la concertazione con le parti sociali. Per fare questo il governo si dovrà presentare con una voce unica e una sintesi sapendo che il tema delle pensioni non può essere separato da altri, come gli ammortizzatori e lo Stato sociale».

              Si attende il tavolo con le parti sociali, quando sarà convocato?

                «Penso che sia preliminare il fatto che il governo abbia una proposta condivisa. Una proposta che parta da alcune priorità quando si parla di pensioni: guardare alle categorie più deboli del mercato del lavoro e rivalutate le pensioni in essere a partire da quelle più basse».

                Ritiene dunque utile un vertice di governo?

                  «Direi di sì».

                  Il governatore della Banca d´Italia suggerisce il metodo della concertazione. Continuerete a percorrere questa strada?

                    «Sì, non c´è dubbio. Non c´è n´è un´altra, abbiamo già previsto di aprire tre tavoli su competitività e sviluppo, stato sociale e pubblico impiego».

                    C´è il solito problema della sinistra radicale: si appella al programma e dice che lo scalone va abolito.

                      «Io ritengo che lo scalone vada corretto con degli "scalini" però li inviterei ad affrontare la questione da un altro punto di vista. La riforma Dini non ha sufficientemente considerato l´impatto del sistema contributivo, che andrà in vigore completamente a partire dal 2035 per i giovani che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996, e la flessibilità. Per buchi contributivi, discontinuità nel lavoro e bassa contribuzione i giovani di oggi rischierebbero secondo alcune statistiche di andare in pensione da quella data con un assegno di circa 400-500 euro, ai valori attuali».

                      Vuol dire che la riforma dei coefficienti rischia di danneggiarli ancora di più.

                        «Sì, se l´applicazione dei coefficienti venisse fatta in modo automatico. Senza considerare il basso risultato pensionistico di quei giovani che hanno una carriera discontinua e bassi contributi previdenziali. In questi casi non andrebbero applicati i coefficienti perché si creerebbe una contraddizione con l´esigenza di aiutarli con i nuovi interventi».

                        Tutto ciò basterebbe per risolvere il problema delle pensioni dei più giovani?

                          «No. Ma abbiamo già agito con la lotta al lavoro nero, con l´aumento dei contributi per i lavoratori a progetto e con la stabilizzazione dei lavoratori flessibili. Tutti interventi che aumentano la quantità di contributi versati. Ora propongo di inserire contributi figurativi ai fini pensionistici per coprire i momenti di disoccupazione e un meccanismo di completa totalizzazione dei contributi. Tutto questo dovrebbe migliorare la situazione».

                          Quali sono le altre categorie da tutelare?

                            «Le donne in età compresa tra i 35 e i 45 anni e gli over 50 che perdono il lavoro a causa delle stesse problematiche che derivano dalla precarizzazione del lavoro. Inoltre bisogna considerare i lavori usuranti. In questo caso bisognerebbe mantenere un diritto anticipato di uscita verso la pensione».

                            Tutto ciò avrà tuttavia un costo?

                            «Sicuramente perché non è pensabile che si riformino gli ammortizzatori sociali senza impegnare risorse che, attualmente, in Italia sono inferiori alla media europea».

                            In proposito c´è il bonus di 3,5 miliardi che sono giunti inaspettatamente dalla lotta all´evasione fiscale. Lei come lo utilizzerebbe?

                              «Sono uno che pensa che questo surplus di gettito che deriva anche dalla lotta all´evasione fiscale, contributiva e al lavoro nero possa in quota essere utilizzato per questa nuova rete di sicurezza sociale. Senza dimenticare che una parte di risorse può essere reperita anche dalle pensioni privilegiate».

                              Piuttosto che ridurre le tasse?

                                «Ritengo che si tratta di trovare un giusto equilibrio tra queste due esigenze».