“Pensioni” Damiano: dall’evasione i fondi per incentivi

02/01/2007
    giovedì 28 dicembre 2006

    Pagina 3 – In primo piano

      Intervista al ministro Damiano

      «Pensioni la priorità, non le tasse»

      Damiano: dall’evasione i fondi per incentivi, «minime» e ammortizzatori

      di Marco Rogari

        «So che in molti vorrebbero alle fine mantenere le regole vigenti» sullo "scalone".«Io non sono di questa opinione». L’"ora x" dell’avvio del tavolo sulla «manutenzione» del sistema previdenziale sta per scoccare e il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, 58 anni, decide di mandare pochi ma chiari messaggi alla maggioranza e ai sindacati. Anzitutto ricorda che l’età pensionabile è stata già alzata«in modo brutale»dal governo Berlusconi, con decorrenza 2008,e che con queste nuove regole occorre fare i conti: «Il nostro problemaè trovare soluzioni che consentano di lasciare socchiusa la porta ai pensionamenti anche sotto i 60 anni con una logica di flessibilità ». Un’operazione da realizzare insieme ai "nuovi" ammortizzatori, che però comporta costi significativi. «Serve una decisione politica sulla destinazione delle maggiori entrate che nel 2007 deriveranno dalla lotta all’evasione e al lavoro nero»,afferma Damiano. Che sottolinea: «Il riassetto del Welfare deve essere lapriorità anche rispetto alla riduzione delle tasse». E aggiunge: «La regìapolitica deve essere unica», il conclave di Caserta «sarà un passaggio fondamentale».

        Signor ministro, il tavolo sulle pensioni è alle porte ma la maggioranza appare divisa sulle misure da adottare, disincentivi in primis. Lei è favorevole alle penalizzazioni per frenarei pensionamenti anticipati?

          Concordo pienamente con il presidente del Consiglio: nessuna frenesia. Abbiamo un impegno di concertazione con le parti sociali sul tema delle pensioni, ma non soltanto: dobbiamo aprire alcuni tavoli, che riguardano anche il mercato del lavoro, gli ammortizzatori sociali e la produttività. Questi sono argomenti tra loro collegati e quindi è necessario avere una regia politica, una sola voce del Governo.

          Non resta che attendere il conclave di Caserta, allora.

            Io penso che la riunione di ministri a Caserta sia un passaggio fondamentale, che deve consentire di chiarire la strategia del Governo.

            Come pensa che potranno essere conciliate le posizioni del ministro PadoaSchioppa, che ha apertamente parlato di disincentivi, con quelle del ministro Ferrero?

              In Consiglio dei ministri possono esserci anche opinioni diverse ma quello che conta è la sintesi finale che deve valere per tutti. È fondamentale l’opinione del premier sugli indirizzi sostanziali del Governo.

              Ma i ripetuti "no" di Ferrero a interventi sull’età pensionabile e sui disincentivi non rendono di fatto carta straccia il memorandum siglato con i sindacati?

                Anch’io nel Consiglio dei ministri mi sono astenuto sulla questione del Mose, ma non mi verrebbe mai in mente di sostenere pubblicamente una posizione diversa da quella condivisa dalla maggioranza. In ogni caso il Governo sul tema delle pensionideve avere a riferimento il programma e gli atti politici che derivano dalla sua applicazione, come nel casodel memorandum.

                Anche il presidente del Camera Fausto Bertinotti è intervenuto affermando che gli operai devono essere esentati dai nuovi interventi. Non la giudica un’invasione di campo?

                  In questo momento è prematuro avanzare delle proposte di merito. Sui giornali vengono addirittura indicate misure di dettaglio su eventuali incentivi e disincentivi. Tutte queste indicazioni sono prive di fondamento e mi sono totalmente estranee. Chi si premura di divulgare queste informazioni non fa altro che mortificare il ruolo della concertazione, che va salvaguardato.

                  I lavoratori attendono però con ansia di conoscere il loro destino previdenziale…

                    Bisogna evitare di diffondere il panico proprio tra i lavoratori, perché tutte le volte che si parla in modo approssimativo di riforme pensionistiche si procurano gravi danni e si spingono le persone ad andare al più presto in pensione. Abbiamo già fissato un principio:chi ha maturato i requisiti attualmente previsti, ad esempio i 40 anni di contribuzione indipendentemente dall’età anagrafica, oppure, fino a tutto il 2007, i 57 anni di età e i 35 anni di contributi, potrà andare in pensione quando vuole.

                    Nell’ultimo rapporto del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale vengono di fatto considerati indispensabili i risparmi attesi dalla riforma Tremonti Maroni. È ancora possibile che lo "scalone" venga lasciato così com’è?

                      In molti vorrebbero, alla fine, mantenere le regole vigenti. Io vorrei trovare le soluzioni che consentano ai lavoratori di andare in pensione, con una logica di flessibilità in uscita, anche prima dei 60 anni.

                      Vuol dire che le correzioni potrebbero trasformarsi in un costo.Ma l’obiettivo non è contenere la spesa del sistema pensionistico?

                        L’obiettivo è garantire l’equilibrio del sistema nel mediolungo periodo. Quanto alla possibilità di andare in pensione sotto ai 60 anni, naturalmente so che bisogna trovare le risorse necessarie per realizzare questa manovra. In ogni caso andrà considerata la particolare situazione di chi svolge lavori maggiormente usuranti.

                        C’è chi considera quello dei lavori usuranti un alibi, visto che delle regole ad hoc già sono in vigore.

                          La definizione "usurante" non può più ricondursi esclusivamente al lavoro manuale. Accanto al lavoro a turni alle catene di montaggio o di siderurgia o nel sottosuolo, bisogna considerarne altri che hanno caratteristiche diverse: quello dell’infermiere di notte o della maestra d’asilo, ad esempio, oggi è riconosciuto come lavoro di particolare fatica.

                          Il punto cruciale è l’età pensionabile. Quante possibilità ci sono che venga alzata?

                            È inutile parlare di innalzamento, il governo Berlusconi ha già alzato l’età pensionabile e dal 2008 costringerà i lavoratori ad andare in pensione con 35 anni di contributi e 60 anni di età. Il nostro problema è trovare consensualmente soluzioni che consentano semmai un abbassamento: lasciare la porta socchiusa per consentire di andare in pensione prima dei 60 anni, in termini di scelta flessibile, e con un incentivo ai lavoratori intenzionati a posticipare l’uscita.

                            E come intendete coprire i costi di questa operazione?

                              Vanno trovate le risorse per ammorbidire lo "scalone",ma anche per la rivalutazione delle pensioni in essere, per i contributi figurativi nei momenti di disoccupazione e per gli ammortizzatori sociali.Penso che una parte significativa dei fondi necessari vada attintadalle maggiori entrate che deriveranno dalla lotta all’evasione fiscale e contributiva, al lavoro nero e alla precarietà.

                              Ma nella maggioranza sono in molti a pensare che questi fondi vadano utilizzati per ridurre le tasse.

                                Il Governo deve fare una scelta politica. Io credo che la priorità debba essere data al sostegno del sistema pensionistico e al riordino degli ammortizzatori sociali.

                                Dovrete anche fare i conti con le parti sociali. I sindacati difendono la riforma Dini ma dicono "no" alla revisione dei coefficienti di trasformazione…

                                  La revisione dei coefficienti di trasformazione è intrinseca alla riforma Dini.Il Nucleo ha fatto in modo professionale e autonomo le sue valutazioni tecniche; sta ora alla politica trovare le misure più idonee per rendere operativo questo meccanismo. Non c’è un automatismo.