“Pensioni” Damiano: dalla riforma escluderemo i lavori pesanti

25/10/2006
    mercoled� 25 ottobre 20o6

    Pagina 4 – Economia

    la previdenza

      In pensione pi� tardi, ma non tutti

      Il ministro Damiano: dalla riforma escluderemo i lavori pesanti

        Al primo posto del confronto
        l’et� minima. In Germania c’�
        l’accordo per portarla a 67 anni
        Possibile un’uscita soft coniugando
        forme di orario part time e
        anticipi per i lavoratori pi� anziani

          ROBERTO MANIA

          ROMA – L�et� pensionabile non potr� aumentare senza distinguere tra lavori usuranti e gli altri. � il primo paletto che fissa il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, in vista dell�avvio del confronto con le parti sociali sul completamento della riforma del sistema previdenziale. E – aggiunge – che �i tempi e i contenuti� del negoziato sono gi� stati fissati dal Memorandum sottoscritto alla fine di settembre con i leader di Cgil, Cisl e Uil. Un modo – quello di Damiano – per respingere la proposta avanzata dal diessino Nicola Rossi di anticipare a novembre la discussione. �No – dice il ministro – si partir� da gennaio con l�obiettivo di chiudere entro marzo, rispettando l�impegno preso�.

          Il fischio di inizio dunque � tra due mesi. E il perimetro del campo � stato definito dai nove punti indicati nel Memorandum. Il tema pi� spinoso sar� quello dell�et� minima dell�accesso alla pensione. Questione che riguarda tutta Europa: � di ieri l�accordo in Germania che porta l�et� a 67 anni. Il governo Prodi punta a superare il cosiddetto "scalone" della riforma Maroni che dal primo gennaio del 2008 innalza bruscamente l�et� della pensione da 57 a 60 anni. L�ipotesi pi� concreta resta quella di un meccanismo che gradualmente elevi l�et� della pensione (si era a lungo parlato di una soglia intorno ai 58, 59 anni), salvaguardando il principio della volontariet�, prevedendo (ma su questo i sindacati sono contrari) anche alcune forme di penalizzazione per chi decide di abbandonare prima il lavoro. � in questo ambito che potrebbe riapparire l�ipotesi (che si pu� leggere tra le righe del Memorandum) di prevedere un�uscita soft dal lavoro coniugando forme di orario part time e anticipi di pensione per i lavoratori pi� anziani.

          In discussione anche l�aggiornamento dei coefficienti di trasformazione, un "numeretto" decisivo in un sistema previdenziale contributivo, nel quale cio� l�importo della pensione si calcola in base ai contributi versati. Il coefficiente di trasformazione serve, appunto, a tradurre i versamenti nella rendita pensionistica, tenendo conto anche delle aspettative di vita, considerando l�invecchiamento della popolazione. In realt� l�aggiornamento dei coefficienti andava fatto nel 2005. Il governo Berlusconi soprassedette, lasciando in eredit� la "patata bollente".

          Il decollo della previdenza integrativa � gi� stato fissato dall�accordo raggiunto luned� a Palazzo Chigi con i sindacati e la Confindustria. �, invece, ancora lontano dal chiudersi il processo di armonizzazione delle regole previdenziali. Ci vorr� del tempo, cos� come nella lotta ai tanti privilegi che ancora permangono. Intanto, nella Finanziaria, � stata fissata la tabella di marcia che porter� i contributi previdenziali a carico degli autonomi al 20 per cento (contro poco pi� del 17 per cento attuale) nel 2008.

          Se da una parte gli aggiustamenti alla riforma Dini del �95 dovranno tenere conto dell�andamento demografico, dall�altra si dovr� guardare ai mutamenti che si sono verificati nella composizione del mercato del lavoro. L�impennata del lavoro flessibile e discontinuo (periodi di attivit� seguiti da mancanza di occupazione) impone un aggiornamento del sistema degli ammortizzatori sociali. Anche questi fanno parte del menu del prossimo negoziato che dovr� cercare di definire un nuovo welfare state con particolare attenzione alle nuove forme di disagio sociale. Sul tavolo, infine, pure il progetto di una fusione tra l�Inps e l�Inpdap.