“Pensioni” Damiano all’attacco dei veti radical

27/02/2007
    martedì 27 febbraio 2007

    Pagina 6 – Interni/Primo Piano

    Retroscena
    Sale di nuovo la tensione nel governo

      E anche Damiano
      va all’attacco
      dei veti radical

        TERESA PITTELLI

        ROMA
        Prodi spinge per una svolta riformista sulle pensioni. Alla vigilia del discorso in Senato del premier, che nei dodici punti irrinunciabili della politica di governo ha inserito il riordino della previdenza, si fa strada ormai l’idea che (sia pure evitando forzature) la riforma delle pensioni si farà. Che dopo la crisi di governo, certi riguardi nei confronti della sinistra radicale e dei sindacati non siano più necessari. Che resistenze e proteste non mancheranno, dentro il governo e dentro la maggioranza, oltre che da parte del sindacato. Ma che qualcosa si deve fare. A partire dalla correzione dei coefficienti.

        Le indicazioni date in merito dal dodecalogo di Prodi, e cioè «l’attenzione alla compatibilità finanziaria, ai giovani e alle pensioni basse», in questi giorni vengono «interpretate» e rielaborate da Tommaso Padoa-Schioppa e dal ministro del Lavoro Cesare Damiano. Era già noto che «Tps» non avesse intenzione di accettare veti dei sindacati o della sinistra estrema, a partire dalla necessità assoluta – così la vede il ministro dell’Economia – di adeguare i coefficienti di trasformazione all’aumentata speranza di vita dei pensionati. Del resto, come contropartita a questa penalizzazione, Padoa-Schioppa era disposto a mettere sull’altro piatto della bilancia risorse per migliorare gli ammortizzatori sociali e per rendere meno arduo lo «scalone». Prima della bufera politica, Cesare Damiano, che ha in mano il negoziato con le parti sociali, un mesetto fa sembrava però poco disposto a rischiare la rottura con Rifondazione e i sindacati; adesso, dopo la bufera politica e l’obiettivo riduzione del potere di veto della sinistra radicale, il titolare del Lavoro pare più aggressivo.

        Una dimostrazione evidente del nuovo corso c’è stata ieri. Per la prima volta ieri Damiano è stato molto netto non solo nel chiarire la linea di riforma, con la proposta sugli scalini e le misure per i giovani, ma anche nel prendere fermamente posizione nei confronti del collega di Rifondazione, Paolo Ferrero, ministro della Solidarietà sociale. A un Ferrero che sottolineava l’incompatibilità tra revisione dei coefficienti e tutela delle pensioni più basse (dal momento che a regime la revisione comporterà una riduzione degli assegni pensionistici), il ministro del Lavoro ha fatto notare che con le pensioni basse che il governo intende rivalutare i coefficienti non c’entrano un bel nulla. Anche perché il parziale alleggerimento delle pensioni dovuto ai nuovi coefficienti riguarderà chi andrà in pensione a partire dal (lontanissimo) 2035.

        Insomma, avanti con giudizio; ma avanti. Lo schema caldeggiato da Damiano e Prodi punta sostanzialmente a eliminare lo scalone previsto dalla legge Maroni a partire dal 2008 (cioè il brusco passaggio da 57 a 60 anni dell’età del pensionamento), e a rivedere i coefficienti di trasformazione per adeguarli all’invecchiamento della popolazione, come vuole la legge Dini. Lo scalone sarà sostituito da scalini per aumentare con gradualità l’età di pensionamento, che dovrebbe coincidere con i 58 anni dal 2008, per essere poi allungata progressivamente anche attraverso incentivi. Per portare a casa le modifiche, raccomandate con insistenza anche da Bruxelles, occorrono corposi risparmi di spesa che potranno arrivare in parte dall’accorpamento degli enti di previdenza in un super-Inps, nel quale Prodi vuol fare confluire anche l’Inail, forte di quasi 2 miliardi di euro di attivo all’anno. Il progetto, poi, prevede anche una garanzia previdenziale per i giovani lavoratori flessibili con l’attribuzione di contributi figurativi per i periodi di non lavoro, il riassetto degli ammortizzatori e la rivalutazione delle pensioni basse.

        Il pacchetto è quasi pronto e sarà sottoposto alla valutazione delle parti sociali nel confronto che si aprirà dopo il voto di fiducia. Padoa-Schioppa ieri ha rassicurato i partners europei sulle nostre intenzioni di attuare pienamente (coefficienti compresi) la riforma Dini. Anche i sindacati cominciano a preoccuparsi. In attesa dell’apertura del confronto, sentono di non avere più il coltello dalla parte del manico.