“Pensioni” Damiano: addio al lavoro prima dei 60 anni

04/09/2006
    domenica 3 settembre 2006

    Pagina 6 – Economia/La manovra d’autunno

    INPS – IL MINISTRO DEL WELFARE RIBADISCE LA SUA LINEA BASATA SU UN MIX DI INCENTIVI E DISINCENTIVI. �LE DONNE? NON ANDRANNO ASSOLUTAMENTE A CASA PI� TARDI�

      Damiano: addio al lavoro prima dei 60 anni

        Ma il Fmi valuta i conti italiani �particolarmente difficili�. E chiede interventi su previdenza e sanit�

          Paolo Baroni

            ROMA
            Nessun aumento dell’et� pensionabile a 62 anni, s� invece alla possibilit� di lasciare il lavoro prima dei 60. L’ha detto e ridetto varie volte nei giorni scorsi il ministro del Lavoro, ma vista la confusione � bene tornare sulla questione. �� assolutamente falso attribuirmi l’intenzione di elevare l’et� minima per andare in pensione a 62 anni – spiega Cesare Damiano -. Al contrario, mi preoccupo di abbassare il limite fissato dalla legge Maroni che costringer� i lavoratori che hanno maturato 35 anni di contributi, a partire dal 1� giugno 2008, ad andare in pensione soltanto se avranno 60 anni di et�. Seconda precisazione: i disincentivi. �Io ho detto soltanto che vorrei abbassare i 60 anni – spiega il ministro -. Il modo con il quale li abbasseremo dipender� anche dal costo di questa operazione, perch� tutti sanno che dovremo trovare delle misure di carattere compensativo�. Terza questione: le donne. �Mai parlato di mandarle in pensione pi� tardi�.

              Messaggio finale alle parti sociali: tranquilli, perch� tutti questi argomenti saranno oggetto di confronto e discussione. �L’importante � fare chiarezza e non gettare allarme, perch� � assolutamente ingiustificato�. Sulla stessa linea, pi� distesa nei confronti di Cgil, Cisl e Uil dopo giorni di frecciate e controfrecciate, sia il segretario dei Ds Piero Fassino sia il vicepremier Francesco Rutelli. �Mettiamoci attorno ad un tavolo e discutiamo�, hanno sostenuto entrambi a margine del forum Ambrosetti di Cernobbio. �L’aspettativa di vita si � allungata, � cambiato il lavoro e quindi anche l’et� pensionabile va adeguata alla situazione� spiega Fassino. Che per� aggiunge: �Se non si trova un’intesa sulla rimodulazione rimane lo scalone della precedente legge�. �Aumenteremo l’et� ma non in modo coercitivo� afferma Rutelli, secondo il quale ci si dovr� avvicinare alla soglia dei 60 anni, �ma con risposte personalizzate accompagnate da incentivi e disincentivi�.

                Il sindacato, invece, tiene il punto. �Se per abolire lo scalone dobbiamo fare altri danni, teniamo lo scalone� proclama dal palco della festa dell’Unit� di Pesaro il leader della Cisl Raffaele Bonanni. �Lo scalone – spiega – costa circa 5 miliardi, per rimuoverlo bisogna toccare altro, ma nessuno dice cosa�. Allora, �meglio avere un danno piuttosto che un doppio danno� assicura, sapendo gi� da ora che il sindacato �bloccher� tutte queste iniziative incomprensibili alzando un muro unitario altissimo�.

                  L’opposizione continua invece a sparare ad alzo zero. �L’onorevole Fassino mi ricorda i soliti ignoti di Tot� – dichiara l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti -. Ha preso i voti dicendo che avrebbe migliorato la posizione dei pensionati e adesso dice che la peggiora. Una cosa � sicura: stanno mettendo i pensionati nel tritacarne, si salvi chi pu�.

                    La questione previdenza fa capolino anche nel World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale che, in particolare, segnala come l’invecchiamento della popolazione metter� una �forte pressione sulla spesa previdenziale e sanitaria� di tutti i partner di Eurolandia. E’ vero che l’Italia, come Francia e Germania, hanno gi� varato da tempo delle riforme ma presto, avvertono da Washington, �ci sar� bisogno di ulteriori interventi�.

                      Per il 2006 l’Fmi prevede per il nostro paese una crescita dell’1,5% (contro l’1,2% delle stime della scorsa primavera) ed un deficit di bilancio ancora vicino al 4% (4,1% nel 2007). La situazione dei nostri conti � definita �particolarmente difficile�. �L’impegno del nuovo governo a contrastare il deficit � quindi benvenuto – � scritto nella bozza del documento – anche se un piano di aggiustamento credibile a medio termine deve ancora essere messo a punto�.