Pensioni, dai sindacati tre no e due sì

05/12/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Cgil, Cisl e Uil bocciano decontribuzione per l’uso del Tfr, disincentivi alle anzianità e mobilità lunga – Vertice finale martedì

    Pensioni, dai sindacati tre no e due sì
    Bene l’allungamento dell’età e la certificazione dei diritti – Aliquote rialzate ai parasubordinati
    ROMA – «No a eventuali disincentivi sulle "anzianità", alla nuova "mobilità lunga" e alla decontribuzione contestuale all’uso del Tfr, compresa quella sui neo-assunti. «Sì» alla liberalizzazione del l’età con incentivi per rinviare i pensionamenti e alla certificazione dei diritti acquisiti. Cgil, Cisl e Uil proseguono il confronto sulla riforma previdenziale ma riscontrano ancora «molto confusione da parte del Governo», soprattutto sull’uso del Tfr e sugli incentivi per alzare l’età. Nell’incontro di ieri a Palazzo Chigi l’Esecutivo ha presentato una proposta sintetica che prevede, tra l’altro, l’aumento dell’aliquota sui "parasubordinati" al 16,9% e la decontribuzione simultanea all’uso del Tfr per i fondi pensione. Ma la proposta non convince affatto i sindacati. Che fissano alcuni paletti, come la bocciatura secca alla decontribuzione: «Siamo contrari a ridurre le pensioni». E ribadiscono che la «guardia resta alta», anche per il timore di nuovi blitz «come è già accaduto con le modifiche all’articolo 18», contro le quali oggi scatterà la prima tornata di scioperi che si concluderà il 7 dicembre (due ore al giorno). I sindacati esprimeranno un giudizio definitivo sul piano solo martedì quando – come annunciato ieri dal vicepremier Gianfranco Fini, dal ministro Roberto Maroni e dal sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta – verrà presentata la bozza di delega in un nuovo incontro, che sarà seguito il 13 dicembre dal definitivo round con le parti sociali. Anche se è possibile che il varo della delega possa slittare di una settimana rispetto alla data del 15 dicembre fissata nei giorni scorsi dall’Esecutivo. E non è neppure ancora del tutto escluso il ricorso a emendamenti alla Finanziaria su alcune misure. Ieri il Governo ha illustrato un documento riassuntivo articolato in cinque punti: «Patto tra Stato e lavoratori» per garantire i diritti acquisiti; età pensionabile libera; incentivi fiscali e contributi per chi decide rinviare i pensionamenti, in primis quelli di anzianità; progressiva abolizione del divieto di cumulo; sviluppo della previdenza integrativa con l’uso «facoltativo» di quote maggioritarie di Tfr e compensazioni per le imprese sotto forma di agevolazioni fiscali (riduzione dell’Irap) agevolazioni per l’accesso al credito delle Pmi e decontribuzione «contestuale», a cominciare da neoassunti. La proposta dell’Esecutivo, peraltro non ancora definitiva, prevede anche l’innalzamento dell’aliquota sui "parasubordinati" al 16,9% e, sempre per delega, una riforma degli enti previdenziali con l’unificazione in unica struttura del Cda e del Civ (Consiglio di vigilanza). Nel documento non sono previsti disincentivi sulle "anzianità", anche se il Governo ha affrontato la questione nel successivo incontro con le organizzazioni degli imprenditori. Quanto alla nuova mobilità lunga, ovvero all’emendamento presentato in Parlamento per consentire alle imprese di favorire, in caso di necessità, le uscite anticipate versando sei anni di contributi, Maroni ha detto che il Governo è contrario a inserire questa misura in Finanziaria e che il percorso migliore è quello legato alla riforma degli ammortizzatori sociali. I sindacati: sulla decontribuzione «non si tratta». Un «no» alla decontribuzione è arrivato da Betty Leone e Beniamino Lapadula (Cgil): questa misura «metterebbe a rischio i conti previdenziali». «Meno contributi significa meno pensione», ha aggiunto Pierpaolo Baretta (Cisl). E a bocciare questo intervento è stato anche Adriano Musi (Uil): «Se la proposta dovesse rimanere sul tavolo il tema della previdenza si aggiungerà all’articolo 18». I sindacati sono contrari anche alla "mobilità lunga" («contraddittoria» rispetto agli incentivi per rinviare i pensionamenti anticipati) e non vedono di buon occhio l’intenzione del Governo di realizzare una parità tra fondi pensione chiusi e aperti. "Mobilità lunga": no del Governo a emendamenti in Finanziaria. Il Governo non è condivide l’ipotesi di inserire l’emendamento sulla nuova "mobilità lunga" nella Finanziaria. Secondo Maroni l’argomento va affrontato nell’ambito della riforma degli ammortizzatori prevedendo adeguati meccanismi di verifica sul ricorso a questo strumento da parte delle aziende in crisi. Sale al 16,9% l’aliquota sui "parasubordinati". Per oltre due milioni di "cococo" dal 2002 l’aliquota contributiva dovrebbe salire dal 12,5% al 16,9% allineandosi così a quella degli "autonomi". Immediata la reazione delle associazioni di categoria dei parasubordinati contro questo intervento che, se sganciato da un aumento delle prestazioni, produrrebbe una fuga dall’Inps e alimenterebbe il sommerso. La riforma degli enti. Per delega dovrebbe scattare anche la riforma degli enti previdenziali: trasformazione del direttore generale in amministratore delegato e sulla creazione di un unico organismo in cui verrebbero inglobati Cda e Civ. Questa soluzione non dispiace a Cisl e Uil ma vede contraria la Cgil. Marco Rogari www.ilsole24ore.com/politica
    Mercoledí 05 Dicembre 2001
 
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