«Pensioni, crolla il potere d’acquisto»

22/10/2002




22 ottobre 2002


Previsto anche nella proposta del governo inviata alla Ue un legame più stretto con le retribuzioni

«Pensioni, crolla il potere d’acquisto»

La denuncia Cisl: con la riforma Dini e con lo sganciamento dai salari assegni più leggeri anche del 30%

      ROMA – E se alla fine si scoprisse che le pensioni anziché tagliarle bisogna aumentarle? La domanda si basa sulla constatazione che col nuovo sistema di calcolo «contributivo» introdotto dalla riforma Dini del 1995 e con la sospensione dell’indicizzazione dei trattamenti alle retribuzioni, già in atto dal 1992, l’importo delle pensioni è destinato a scendere drammaticamente. Per effetto del «contributivo», cioè del calcolo della rendita sui contributi versati durante tutta la vita lavorativa, la pensione di partenza sarà tra il 40% e il 60% dell’ultima retribuzione, a seconda dell’età di pensionamento e del tipo di carriera. Ma un’ulteriore perdita di potere d’acquisto si avrà a partire dal momento in cui si va in pensione a causa del mancato adeguamento dell’assegno all’andamento delle retribuzioni. Fino al ’91 questo tipo di indicizzazione, insieme con quella ai prezzi, ha garantito il mantenimento del valore delle pensioni. Dal ’92 esiste solo l’adeguamento all’inflazione. Secondo uno studio di Maurizio Benetti, dirigente dell’Inpdap (istituto di previdenza dei dipendenti pubblici), presentato ieri dal sindacato pensionati della Cisl, una pensione che inizialmente è pari al 60% della retribuzione di riferimento scende dopo 10 anni al 50%, dopo 20 anni al 41% e dopo 25 al 37%. Numeri ancora più bassi se la pensione di partenza è pari al 50% o al 40% dello stipendio. In questi casi, dopo 25 anni, si scenderebbe rispettivamente al 25% e al 31% della retribuzione media di riferimento.
      «Non modificando il sistema di indicizzazione – conclude Benetti – si produrrà, quindi, un progressivo impoverimento relativo dei pensionati, con l’esclusione dalla redistribuzione dell’incremento di reddito nazionale. Si produrranno, inoltre, le cosiddette pensioni di annata, ossia rendite di diverso importo pur in presenza di identiche carriere retributive ed età di pensionamento». Antonio Uda, segretario della Fnp, il sindacato pensionati della Cisl che ieri ha celebrato 50 anni, denuncia che «negli ultimi 10 anni le pensioni hanno già perso il 30% del loro potere d’acquisto» e chiede al governo di intervenire con urgenza.
      Conferma del progressivo forte impoverimento delle pensioni si trova anche nel Piano d’azione nazionale sulla previdenza che il governo ha inviato all’Unione europea e che domani sarà discusso a Bruxelles insieme con i documenti degli altri Paesi. Nello stesso piano si dice che «il governo intende studiare, pur se in termini prospettici, la possibilità di reintrodurre meccanismi di indicizzazione reale» anche alla dinamica retributiva. Ieri il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, ha ribadito la sua posizione contraria a interventi restrittivi sulle pensioni d’anzianità: «È un modo di fare cassa che non riguarda il mio ministero».
Enrico Marro


Economia