Pensioni, copertura limitata

18/09/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
221, pag. 4 del 18/9/2003
di Teresa Pittelli


Dopo 40 anni di contributi, vitalizio esiguo per giovani e dipendenti pubblici.

Pensioni, copertura limitata

Sarà garantito solo il 50% dell’ultimo reddito

Sempre più povere le pensioni italiane. Aver versato i contributi per 40 anni non garantirà più un tasso di copertura della pensione pari all’80% alla fine della vita lavorativa, ma potrà fornire ai pensionati al massimo il 50% del reddito che avevano da attivi. Mentre chi ha iniziato a lavorare dal 1° gennaio 1996 (quando è partita la legge Dini che ha introdotto il sistema contributivo), se non si è iscritto a un fondo complementare ha già perso l’8% della sua rendita futura. Ma l’esiguità del vitalizio non riguarda soltanto i lavoratori giovani, che entrano ora nel mercato del lavoro, ma anche i quarantenni, dipendenti, pubblici e privati, che andranno in pensione nei prossimi 20 anni. È l’allarme lanciato ieri dalla Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione, per bocca del commissario Fabio Ortolani, intervenuto a Bologna alla Com-p.a.

Dal Salone della comunicazione della pubblica amministrazione e dei servizi al cittadino sono però arrivate anche possibili soluzioni, dalla ´Carta servizi’ per gli utenti dei fondi complementari alla ´pensione a punti’.

- In arrivo la carta servizi. Un documento con il quale assicurare più trasparenza ai fondi con un’informazione puntuale e continua sul prodotto previdenziale acquistato, il suo andamento sui mercati e il suo rendimento. E garantire standard qualitativi minimi e parità di trattamento per tutti gli aderenti. Questa la carta servizi che entro marzo, secondo Ortolani, dovrebbe essere firmata dai rappresentanti dei consumatori, dei sindacati, delle banche e delle assicurazioni.

Per poi ottenere l’avallo della commissione. ´Per assicurarsi una vecchiaia serena, è necessario integrare la pensione di base con la rendita complementare fornita dai fondi pensione’, spiega il commissario, che indica nella scarsa informazione ´l’ostacolo principale che impedisce alla pensione complementare di diventare un fenomeno di massa’.

- La patente a punti. Un’altra soluzione per arginare ´il rischio povertà’ potrebbe venire da una pensione integrata a punti. Il progetto, proposto alla Com-p.a. da Massimo Angrisani, docente di tecnica attuariale delle assicurazioni sociali alla Sapienza di Roma, consiste in un piano di integrazione tra pensione pubblica, complementare e privata, nel quale il consumatore ha sempre il polso di quanto riceverà in pensione, rispetto a quanto sta spendendo in contributi, grazie a un meccanismo in cui tutti questi valori sono espressi in punti da totalizzare. La proposta di Angrisani riguarda tutti, dipendenti e professionisti. Anche per questi ultimi, infatti, c’è il rischio che la pensione futura copra una parte minima dei redditi presenti, addirittura meno del 20% (si veda l’allarme lanciato proprio da Angrisani su ItaliaOggi del 20 agosto 2003).

´Il costo di ogni spezzone, espresso in punti’, ha spiegato Angrisani, ´darà al lavoratore il senso dell’adeguatezza o meno di quanto ottiene in rapporto a quanto ha versato’.